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GARLASCO – La Procura di Pavia chiede il processo per Andrea Sempio, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. A diciannove anni dal delitto che ha sconvolto Garlasco, arriva un passaggio decisivo nella nuova inchiesta giudiziaria: martedì 3 novembre i magistrati pavesi hanno richiesto il rinvio a giudizio dell’indagato, contestandogli anche le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Secondo la ricostruzione dell’accusa, alla base dell’omicidio ci sarebbe stato l’odio maturato nei confronti della giovane dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Una ricostruzione che dovrà ora essere sottoposta al vaglio dei giudici.
La comunicazione ufficiale porta la firma del procuratore della Repubblica di Pavia, Fabio Napoleone. La decisione è stata assunta dopo che gli inquirenti hanno esaminato anche gli atti più recenti depositati dalla difesa di Sempio. «La Procura di Pavia, valutati anche gli atti da ultimo depositati dalla difesa dell’indagato, ha richiesto in data odierna il rinvio a giudizio di Andrea Sempio davanti al Tribunale di Pavia», si legge nel documento diffuso martedì.
Particolarmente dettagliata è la ricostruzione dell’aggressione contenuta nel capo d’imputazione. Per gli inquirenti, il 13 agosto 2007, all’interno dell’abitazione della famiglia Poggi a Garlasco, Sempio avrebbe provocato la morte di Chiara dopo una prima colluttazione. La giovane sarebbe stata colpita ripetutamente con un corpo contundente alla fronte e alla parte destra del volto, fino a cadere a terra.
L’aggressione, secondo la Procura, non si sarebbe fermata a quel punto. L’accusato avrebbe trascinato la vittima verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che Chiara avrebbe tentato di reagire mettendosi carponi, l’avrebbe nuovamente colpita con almeno tre o quattro colpi alla parte sinistra e posteriore del capo, facendole perdere i sensi.
La ricostruzione dell’accusa prosegue con un ulteriore passaggio. Il corpo della ragazza sarebbe stato spinto lungo le scale che conducono alla cantina. Qui, nonostante la giovane fosse ormai incosciente, sarebbe stata colpita ancora con almeno quattro o cinque colpi alla regione posteriore sinistra della testa. Le gravi lesioni cranio-encefaliche riportate avrebbero infine provocato la morte.
È proprio sulla violenza dell’aggressione che si fonda una delle due aggravanti contestate. Secondo i magistrati, l’azione omicidiaria sarebbe stata caratterizzata da particolare crudeltà, tenuto conto del numero e dell’entità delle ferite inferte alla vittima. Nel capo d’imputazione si fa riferimento ad almeno dodici lesioni al cranio e al volto, considerate dagli inquirenti indicative dell’efferatezza dell’azione.
L’altro elemento di particolare rilievo riguarda il presunto movente. La Procura contesta infatti l’aggravante dei motivi abietti, individuati nell’odio che l’indagato avrebbe nutrito nei confronti di Chiara Poggi in seguito al rifiuto di un suo approccio sessuale. È una delle indicazioni più significative contenute nel comunicato, perché esplicita la motivazione che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe determinato l’aggressione mortale.
La richiesta di rinvio a giudizio rappresenta un passaggio importante, ma non equivale né a una condanna né all’accertamento delle responsabilità dell’indagato. Sarà il giudice dell’udienza preliminare a valutare la richiesta formulata dalla Procura e a decidere se disporre il processo.
Sul piano delle prove, il comunicato non entra nel dettaglio degli elementi raccolti durante le indagini, né delle osservazioni presentate dalla difesa. Il procuratore Napoleone precisa infatti che ogni valutazione argomentata sulla rilevanza e sul significato dell’insieme degli elementi probatori acquisiti sarà esposta davanti ai giudici competenti del Tribunale di Pavia.
La vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, si prepara dunque ad affrontare una nuova fase. La Procura ha formalizzato la propria ricostruzione dei fatti e le contestazioni nei confronti di Andrea Sempio. Resta ora da verificare, nel contraddittorio tra accusa e difesa e nel rispetto della presunzione di innocenza, se gli elementi raccolti saranno ritenuti sufficienti per aprire un processo.