Il futuro del riso si nasconde in un batterio
MORTARA - Soluzioni sostenibili e innovative per il riso arrivano dalla microbiologia: il lancio del nuovo prodotto sul mercato è previsto nel 2027. Lo hanno spiegato ieri (martedì) a Mortara, a Villa Sant’Espedito, i rappresentanti del consorzio agrario Terrepadane, della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Piacenza, e della società spin-off Isa-Innovazioni per agricoltura sostenibile R&D. L’apertura è stata affidata a Marco Crotti e Pietro Tagliabò, presidente e direttore di Terrepadane, consorzio diffuso fra Piacenza, Pavia (Pavia, Broni-Cigognola, Santa Maria della Versa e Mede), Milano e Lodi.
Poi il pavese Edoardo Puglisi, docente di Microbiologia agraria, ha introdotto il progetto. “Da molti anni – ha detto – l’Università Cattolica a Piacenza studia le principali colture agrarie, riso compreso, per sviluppare soluzioni sostenibili. In questo ambito, il gruppo di ricerca indaga le interazioni tra microrganismi e piante isolando e caratterizzando numerosi batteri e funghi utili, tra l’altro, a ridurre lo stress idrico delle colture. Il passo successivo è stato portare questi risultati fuori dal laboratorio fino alle aziende agricole”.
Nello specifico, Maria Elena Antinori, ricercatrice e responsabile dell’area microbiologica di Isa R&D, coordina il progetto per la ricerca e la validazione di un biostimolante microbico per il riso. “L’obiettivo è duplice – ha spiegato Antinori – Migliorare e stabilizzare le rese e, al tempo stesso, rendere le piante più resistenti agli attacchi di nematodi e funghi patogeni come “Magnaporthe oryzae”, responsabile del brusone. Finora sono stati isolati oltre 400 microrganismi potenzialmente benefici, prelevati da campioni di suolo, radici, foglie e granella di riso, molti dei quali sono stati già testati in laboratorio per valutarne la capacità di fissare l’azoto, solubilizzare il fosforo, produrre fitormoni e contrastare la crescita dei funghi patogeni. A breve, i candidati più promettenti saranno sperimentati in sistemi modello con la pianta e poi in campo”.
La società spin-off dell’Università Cattolica era nata per trasformare in prodotti commerciali le conoscenze maturate in decenni di ricerca universitaria: accanto a Puglisi, i soci fondatori sono Marco Trevisan, Luigi Lucini e Andrea Fiorini, docenti dell’ateneo nei settori della chimica agraria e dell’agronomia. La collaborazione con Terrepadane era partita con un primo progetto dedicato allo sviluppo di un biostimolante microbico per il pomodoro, che consentisse di ridurre il ricorso alla fertilizzazione convenzionale. Dopo diverse prove in campo, il progetto aveva portato alla validazione di “Nutri Biesse”, primo prodotto commerciale di Isa R&D distribuito da Terrepadane. Il prodotto contiene un microrganismo in grado di aumentare la quantità di fosforo disponibile per la pianta e di migliorarne il vigore rendendo la produzione più stabile anche al variare delle condizioni climatiche.
“L’agricoltura – hanno chiarito Puglisi e Antinori – deve affrontare sfide sempre nuove: dagli effetti dei cambiamenti climatici alla necessità di ridurre i prodotti chimici senza compromettere la sostenibilità economica del settore. Una parte della soluzione a queste sfide può venire dal suolo: è ormai noto che la salute e la produttività delle piante non dipendono soltanto da fertilizzanti e pesticidi, ma anche, e soprattutto, dalla presenza e dall’attività di migliaia di specie di batteri e funghi che instaurano con la pianta rapporti di simbiosi in grado di favorirne la nutrizione e la difesa da funghi e insetti dannosi”.
Umberto De Agostino