Polizia locale: il lavoro è di oggi, ma le tutele sono datate... 1986
“Abbiamo molte più responsabilità, ma le tutele sono ancora quelle di una volta”. i commissari di Polizia locale Paolo Guida e Diego De Paioli raccontano come è cambiato il lavoro degli agenti, tra nuovi compiti e mille difficoltà. In una società che si trasforma in modo sempre più veloce, la riforma del loro settore resta ferma al palo da quarant’anni. Nell’attesa restano sul piatto questioni di grande rilevanza come la sicurezza sul lavoro, la dotazione di strumenti operativi, gli avanzamenti di carriera e, non da ultimo, i riconoscimenti economici. Il lavoro della Polizia Locale, ormai da diversi decenni, non si limita più al traffico. Tanto meno gli uomini in divisa sono gli “esattori” assoldati dal Comune per fare cassa con le multe. Ormai gli agenti intervengono nelle situazioni più diverse, si occupano di attività di polizia giudiziaria e possono trovarsi a gestire episodi delicati. Ma se, da un lato, le responsabilità sono cresciute, dall’altro le tutele sono grossomodo sempre le stesse. Paolo Guida e Diego De Paioli ripercorrono l’evoluzione della professione e le questioni ancora aperte. Lo fanno con lo spirito di chi ama profondamente questo lavoro, e proprio per questo vorrebbe poterlo fare al meglio. Al centro del problema c’è la riforma della legge quadro numero 65 del 1986, il riferimento normativo che disciplina l’ordinamento della polizia municipale. “Quando si parla di Polizia Locale – spiegano Guida e De Paoli - l’immagine più comune è ancora quella dell’agente impegnato a regolare il traffico o a controllare la sosta. Attività che restano parte del servizio quotidiano, ma che oggi convivono con compiti ben più ampi. Nel corso degli anni, agli operatori sono state attribuite funzioni di polizia giudiziaria per gli episodi che si verificano sul territorio comunale. Il nostro luogo di lavoro non è soltanto l’ufficio. È soprattutto la strada, con tutto quello che può succedere. Ed oggi il clima è molto cambiato. Il rispetto per la divisa è calato e abbiamo a che fare con persone dai comportamenti aggressivi imprevedibili”. Gli agenti possono trovarsi a contenere una persona agitata, intervenire durante una lite o inseguire chi sta commettendo un reato. Il nodo, sottolineano Paolo Guida e Diego De Paioli, è che l’ampliamento delle funzioni non è stato accompagnato da un riconoscimento equivalente sul piano delle garanzie. Gli appartenenti alla Polizia Locale restano dipendenti comunali, assunti attraverso concorsi banditi dai singoli enti, e non fanno parte delle forze di polizia statali disciplinate dalla legge 121 del 1981. “La distinzione si riflette in diversi aspetti della vita professionale – proseguono - dalle tutele in caso di infortunio o malattia alle prospettive di carriera, fino al trattamento economico e alle regole per il pensionamento. Non vogliamo che la Polizia Locale venga trasformata in un corpo statale. La specificità del servizio comunale deve essere mantenuta, ma servono garanzie più adeguate alle responsabilità svolte. Anche il sistema dei gradi non sempre trova un corrispettivo nella retribuzione. Gli avanzamenti possono comportare nuovi distintivi e maggiori responsabilità senza un adeguamento economico”. La riforma dovrà occuparsi anche degli strumenti a disposizione degli agenti. Sarà importante per loro ottenere l’accesso alle banche dati investigative. “Prima di intervenire in un’abitazione o fermare una persona – spiegano meglio i dui commissari – sarebbe molto importante conoscere eventuali precedenti e informazioni rilevanti in modo da valutare i rischi e per organizzare il servizio con maggiore consapevolezza”. Nel testo della riforma vengono menzionati strumenti come le bodycam e i taser. Il comando di palazzo Cambieri dispone già di attrezzature che in altri territori non sono altrettanto diffuse. Le dotazioni e l’organizzazione attualmente cambiano in relazione alle scelte (politiche) delle singole amministrazioni. “Il riconoscimento – concludono - non può limitarsi al nome del corpo o alla divisa. Deve riguardare le condizioni concrete in cui gli agenti operano, le responsabilità assunte, la sicurezza personale, gli strumenti disponibili e il trattamento economico. Perché il servizio richiesto oggi alla Polizia Locale è cambiato profondamente rispetto a quello di quarant’anni fa”.
Luca Degrandi