Il suicidio del ‘87 era un omicidio: la perizia conferma il delitto di Francesco Ancona
MORTARA – Sette zone del capo colpite durante l’aggressione e tracce di antidepressivi e sostanze stupefacenti individuate nei capelli. Sono questi i nuovi particolari che emergerebbero dalla consulenza medico-legale della professoressa Cristina Cattaneo sulla morte di Francesco Ancona, l’operaio edile di 48 anni trovato cadavere l’11 febbraio 1987 lungo la provinciale che collega Mortara a Ceretto. Dettagli contenuti, secondo le indiscrezioni più recenti, nelle circa 200 pagine della perizia depositata nell’ambito dell’inchiesta riaperta dalla Procura di Pavia. Elementi che potrebbero contribuire a chiarire non soltanto la dinamica dell’aggressione, ma anche quanto accaduto alla vittima nei giorni precedenti la morte.
Il dato delle sette zone della testa interessate dai colpi suggerirebbe un’aggressione particolarmente violenta, alla quale potrebbero aver partecipato più persone. È però soprattutto la presenza di sostanze nei capelli ad aprire nuovi interrogativi. Secondo quanto trapelato, gli esami avrebbero rilevato tracce di antidepressivi e droga. Resta da stabilire quali sostanze siano state effettivamente individuate, in quali concentrazioni e, soprattutto, come siano entrate nell’organismo dell’uomo. Non è infatti possibile escludere, sulla base delle sole indiscrezioni, che siano state assunte volontariamente. L’ipotesi sulla quale si concentrerebbe l’attenzione degli investigatori è tuttavia diversa: Francesco Ancona potrebbe aver ricevuto quelle sostanze a propria insaputa, anche nei giorni precedenti il delitto, nel quadro di un possibile tentativo di indebolirlo fisicamente.
Una prospettiva che si collega a quanto già comunicato ufficialmente dalla Procura della Repubblica di Pavia. Il procuratore Fabio Napoleone ha reso note le conclusioni della consulenza affidata nel luglio 2025 alla professoressa Cattaneo. Gli accertamenti hanno escluso che la morte possa essere ricondotta a un gesto volontario, come era stato ipotizzato nel 1987, e hanno fornito riscontri a una dinamica ben diversa: Ancona sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa con un oggetto contundente, avrebbe tentato di difendersi e sarebbe stato successivamente investito da un’automobile. Sul corpo e sugli indumenti sono state inoltre individuate tracce di benzina, compatibili con un tentativo di disfarsi del cadavere.
Tra gli elementi più significativi figura una lesione da difesa alla mano sinistra. Un particolare che rafforza la ricostruzione di un’aggressione subita dall’operaio e contraddice l’originaria interpretazione del suicidio. Gli approfondimenti medico-legali non avrebbero inoltre riscontrato evidenze della sindrome depressiva che, all’epoca, aveva contribuito a indirizzare le indagini verso l’ipotesi di un gesto estremo. La Procura ha anche richiamato l’anomalo stato di debolezza fisica manifestato dall’uomo negli ultimi giorni di vita, ritenuto compatibile con un tentativo di avvelenamento. Le nuove indiscrezioni sulle sostanze rilevate nei capelli assumono particolare interesse proprio alla luce di questa circostanza, pur non costituendo, da sole, la prova di una somministrazione intenzionale.
Per comprendere come si sia arrivati a queste conclusioni bisogna tornare a quel febbraio del 1987. Francesco Ancona, nato nel 1939 a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, si era trasferito in Lomellina con la moglie Giovanna Navarra e i tre figli, Maria, Antonino e Giuseppa. Dopo un periodo trascorso a Zerbolò, la famiglia si era stabilita a Mortara, in via Molino Prete Marcaro. L’uomo aveva lavorato nell’edilizia, ma all’epoca era disoccupato e impegnato in alcune vertenze per ottenere il pagamento di stipendi arretrati. Soffriva inoltre di problemi fisici conseguenti a un precedente incidente automobilistico.
«Mio padre, nelle sue condizioni di salute, non avrebbe mai potuto raggiungere quel posto da solo», aveva dichiarato all’epoca la figlia Maria Ancona ai cronisti locali. Una frase che, riletta alla luce delle conclusioni della consulenza, assume oggi un significato particolare.
Il 10 febbraio aveva raggiunto con la moglie la stazione ferroviaria di Mortara. Entrambi erano saliti sul treno delle 17.38 diretto a Vigevano, dove si erano separati per sbrigare alcune commissioni. Francesco doveva recarsi alla Camera del lavoro per questioni occupazionali, mentre l’accordo era di ritrovarsi successivamente in stazione per rientrare insieme. Secondo il racconto fornito dalla moglie agli investigatori, l’uomo non si presentò all’appuntamento. Giovanna Navarra lo attese fino a dopo le 20, contattando anche la Camera del lavoro, dove le venne riferito che il marito era già uscito. Tornata a casa senza trovarlo, denunciò la scomparsa ai carabinieri.
La mattina seguente il corpo di Francesco Ancona venne rinvenuto lungo la provinciale 26, sulla strada per Ceretto. Le ferite concentrate alla testa e gli indumenti sostanzialmente intatti avevano sollevato interrogativi fin dalle prime ore. I familiari, soprattutto i figli, non avevano mai creduto al suicidio. La figlia Maria aveva fatto osservare che il padre, nelle sue condizioni di salute, difficilmente avrebbe potuto raggiungere da solo il luogo del ritrovamento. Nonostante i dubbi, la vicenda venne classificata come suicidio e rimase senza sviluppi significativi per decenni.
A cambiare il corso della storia sono stati gli elementi acquisiti dalla Procura di Trapani nell’ambito di un diverso procedimento giudiziario, relativo a un presunto tentativo di omicidio ai danni di Antonino Ancona, figlio della vittima. La trasmissione degli atti ai magistrati pavesi ha portato alla riapertura delle indagini nel settembre 2024. Nell’estate successiva sono stati iscritti nel registro degli indagati Giovanna Navarra, moglie di Francesco Ancona, e Domenico Scarfò, conoscente della famiglia residente a Vigevano.
L’ipotesi investigativa già emersa nell’agosto 2025 prevedeva una possibile somministrazione di sostanze tossiche, seguita da una violenta aggressione, dall’utilizzo di benzina e dall’investimento della vittima. La consulenza medico-legale ha fornito importanti riscontri alla ricostruzione dell’omicidio, mentre resta ancora da accertare il ruolo delle singole persone coinvolte. Sullo sfondo delle indagini figura anche la possibile connessione del delitto con una relazione extraconiugale della moglie, una pista che necessita di ulteriori verifiche e che non può essere considerata un movente giudizialmente accertato.
«Restiamo in fiduciosa attesa delle determinazioni della Procura della Repubblica in merito alla formale conclusione delle indagini preliminari. In vicende così drammatiche, definite comunemente “casi freddi”, il decorso del tempo non attenua l’esigenza di giustizia, ma ne amplifica il valore morale e civile. In casi come questo, ciò che conta più di tutto è l’accertamento rigoroso della verità storica, un dovere che lo Stato ha nei confronti delle vittime e dei loro familiari. – spiega Annalisa Gasparre, avvocato di Maria Ancona – Tale necessità si fa ancora più impellente e profonda quando, come emerso in questa dolorosa vicenda, il delitto si è consumato all’interno del perimetro familiare, ferendo i legami più sacri. A nome della mia assistita, la signora Maria Ancona, esprimo il più sentito ringraziamento alla Procura e agli inquirenti per l’accuratezza scientifica e la tenacia investigativa dimostrate. Dopo quarant’anni, l’alto livello delle perizie medico-legali e antropologiche depositate ci permette finalmente di guardare verso le aule di giustizia con la certezza che nessuna colpa possa restare per sempre nell’ombra».
Prudenziali le parole di Roberto Mordà, legale incaricato da Giuseppa Ancona: «Posso solo dire che, se la consulenza confermerà quanto letto, a Francesco Ancona per il momento è stata restituita la dignità, ed anche Giusi Ancora, ritrova solo un pò di pace, attesa da 40 anni, in attesa di conoscere le responsabilità».
La Procura di Pavia ha annunciato che le indagini sono prossime alla conclusione. Le nuove indiscrezioni sulla perizia aggiungono ulteriori elementi a una vicenda che, dopo quasi quarant’anni, appare profondamente diversa da quella ricostruita nel 1987. La natura omicidiaria della morte trova oggi un importante sostegno negli accertamenti medico-legali. Rimangono però gli interrogativi fondamentali: chi aggredì Francesco Ancona, quante persone parteciparono al delitto e quale ruolo potrebbero aver avuto le sostanze individuate negli esami? Le risposte dovranno arrivare dagli ulteriori sviluppi investigativi e, se ne ricorreranno i presupposti, dal confronto nelle aule di giustizia.