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GARLASCO – Sedici anni dopo, quella morte che sembrava non lasciare spazio a dubbi torna a essere un mistero. E quello che nel novembre 2010 era stato considerato un suicidio potrebbe nascondere un omicidio. La Procura della Repubblica di Pavia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti sulla morte di Giovanni Ferri, pensionato di 88 anni, ex meccanico, trovato senza vita il 22 novembre 2010 in uno stretto passaggio di via Molino, a Garlasco. Una svolta investigativa che rimette in discussione la ricostruzione di sedici anni fa e riaccende i riflettori su una vicenda rimasta a lungo confinata nella memoria della cronaca locale.
A raccontare quella morte, all’epoca, era stato anche L’Informatore Lomellino. Il titolo dell’articolo pubblicato nel 2010 non lasciava spazio a interpretazioni: «Garlasco, pensionato si toglie la vita». Il nostro settimanale ricostruiva il ritrovamento del cadavere, scoperto da una ragazzina che stava portando a passeggio il cane. Ferri giaceva raggomitolato a terra, con profonde ferite alla gola e alle vene di un polso, in un passaggio largo appena una sessantina di centimetri, tra un muro di cinta e l’abitazione al civico 9 di via Molino. Accanto al corpo, coperto di sangue, era stato trovato un coltello da cucina con la relativa custodia.
Secondo quanto riferito allora, gli elementi raccolti dai carabinieri della compagnia di Vigevano sembravano avvalorare la tesi del gesto volontario. L’assenza di segni di trascinamento e le dimensioni particolarmente ridotte del passaggio erano considerate circostanze difficilmente compatibili con l’azione di un eventuale aggressore. La morte veniva collocata presumibilmente attorno alle 13, circa due ore prima del ritrovamento. L’articolo riferiva inoltre che i funerali sarebbero stati fissati soltanto dopo l’autopsia disposta dal magistrato.
C’era anche un particolare umano, nel resoconto di quei giorni. La moglie, indicata allora con le iniziali G.C., invalida, aveva atteso inutilmente che il marito rientrasse a casa per il pranzo. Quella donna è Gabriella Conti, che oggi, a distanza di sedici anni, è tornata a chiedere alla giustizia di fare luce sulla morte del marito.
La svolta è arrivata proprio grazie a un esposto presentato lo scorso settembre dalla vedova attraverso l’avvocato Fabrizio Gallo. La famiglia non ritiene convincente la ricostruzione del suicidio e chiede che gli elementi raccolti nel 2010 vengano riesaminati con gli strumenti investigativi oggi disponibili. La Procura pavese ha quindi aperto un nuovo procedimento, ipotizzando il reato di omicidio volontario. Questo non significa che sia stato accertato un delitto, ma che i magistrati intendono verificare se la morte dell’anziano possa avere una spiegazione diversa da quella individuata all’epoca.
La notizia è stata anticipata oggi, venerdì 23 ottobre, dalla trasmissione televisiva Mattino Cinque. Secondo quanto riportato da diverse testate, i nuovi accertamenti dovrebbero essere affidati ai carabinieri del Comando provinciale di Milano, anche se la delega non risulta ancora formalizzata. Al centro delle verifiche ci sarebbero soprattutto due reperti: il coltello trovato accanto al cadavere e un fazzoletto intriso di sangue. L’obiettivo è verificare la possibilità di individuare tracce biologiche o profili genetici utili a ricostruire quanto accaduto.
Ad affiancare il legale della famiglia ci sarà un gruppo di specialisti composto da un medico legale, un genetista e un criminologo. Le nuove indagini dovranno stabilire se gli elementi che sedici anni fa erano stati interpretati come compatibili con un suicidio possano invece suggerire una dinamica differente.
La vicenda torna inevitabilmente ad alimentare l’attenzione attorno ai casi irrisolti e alle morti controverse registrate nel territorio di Garlasco negli anni successivi all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Tra gli episodi richiamati dalla cronaca figurano anche la morte di Corrado Cavallini, medico di base della famiglia Ferri, deceduto a Vigevano nel 2012, e quella di Michele Bertani, nel 2016. È tuttavia indispensabile precisare che non sono stati accertati collegamenti tra queste vicende e il delitto di Chiara Poggi. Qualsiasi ipotesi in questo senso resta, allo stato attuale, priva di riscontri giudiziari.
Il punto centrale dell’inchiesta rimane dunque uno soltanto: Giovanni Ferri si tolse davvero la vita, come venne concluso nel 2010, oppure qualcuno lo uccise? La risposta, sedici anni dopo, viene nuovamente affidata alle indagini. E quella scena descritta sulle pagine de L’Informatore Lomellino, con un pensionato senza vita in uno stretto passaggio di via Molino e un coltello accanto al corpo, torna oggi a essere il punto di partenza di una nuova ricerca della verità.