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PARONA – Si chiama protossido d’azoto, lo chiamano «gas esilarante» e da qualche tempo in Lombardia è «lo sballo del momento». 
Se le bombolette che usano i giovani per inalare questa sorta di droga non vengono smaltite ed entrano nel ciclo dei rifiuti indifferenziati da bruciare, allora diventano guai seri per gli inceneritori. Come quello di Parona. 
La questione, singolare, è stata trattata sabato mattina in municipio nella riunione non pubblica della Commissione consultiva comunale sul termoutilizzatore. 
Interpellato, risponde l’assessore all’Ambiente Marco Lorena (nella foto), ex sindaco. 
“Siamo stati a parlare mezz’ora di un particolare fenomeno che sta interessando gli inceneritori ma soprattutto la società civile, specie in Lombardia, dalla fine dello scorso anno. Si tratta dell’impiego a scopo voluttuario e di dipendenza psico-fisica del protossido d’azoto. Questo gas è generalmente impiegato in pasticceria per creare «volume» per alcuni preparati dolciari. Negli ultimi anni tale gas è stato usato dai giovani soprattutto del nord Europa per creare uno stato euforico e, dall’anno scorso è comparso anche in Lombardia stoccato in bombole di due, tre o cinque chili. Ultimamente a Milano si vedono queste bombole adagiate sui bordi dei marciapiedi: sabato sono state mostrate le foto di piccoli accumuli. Se non vengono smaltite correttamente ed entrano nel ciclo ordinario dei rifiuti sono in grado di creare gravi danni alle strutture della griglia dove vengono bruciati i rifiuti. Ad aprile e a luglio si sono verificati due episodi di scoppio di queste bombole che hanno determinato gravi danni alla griglia della linea tre e la sospensione dell’attività per tre giorni, con nessun danno a livello ambientale ma un grave danno economico”. 
Interviene anche Renato Soffritti, consigliere di minoranza, civica «Insieme per Parona». 
“Ogni scoppio di queste bombole – precisa – provoca danni alla griglia quantificabili in 100mila euro tra riparazioni, fermo impianto e mancata produzione di energia. Siamo di fronte a una deriva sociale che si scarica direttamente sul nostro territorio: Parona diventa la destinazione finale dei residui di un disagio urbano che mette a rischio l’incolumità dei lavoratori e la tenuta stessa degli impianti. Mentre la linea tre (a griglia) è vulnerabile a queste esplosioni, la due (a letto fluido) ne è immune grazie al pre-trattamento dei rifiuti. Tuttavia, proprio la seconda resta il vero «punto nero» ambientale: i dati di maggio 2026 confermano che la linea due emette oltre 500 volte più diossine della linea tre e nonostante bruci migliaia di tonnellate di rifiuti, continuerà a non produrre energia elettrica fino a maggio 2027 a causa della turbina rotta”. 
Intanto, nell’impianto di proprietà del colosso energetico A2A la gestione ambientale prosegue mantenendo i valori di emissione in aria e in acqua ampiamente nei limiti di norma. 
La linea due ha ripreso l’attività solamente ad aprile e brucia circa 5000 tonnellate al mese senza peraltro poter valorizzare l’energia prodotta a causa della rottura della turbina avvenuta a novembre 2025 e la cui sostituzione e messa in servizio avverrà ad aprile 2027 (quello a cui, cioè, si riferiva Soffritti). 
La linea tre è rimasta ferma un mese per le opere di routine di manutenzione. 
In totale nei primi sei mesi si è registrato un minor utilizzo di rifiuti bruciandone complessivamente nei primi sei mesi circa 105 mila tonnellate.

Davide Maniaci