Regina Cassolo, da Mede alle avanguardie del Novecento: Vigevano riscopre l'artista che trasformò la scultura
VIGEVANO – C’è una donna nata a Mede, nel cuore della Lomellina, che ha attraversato il Novecento artistico italiano senza accontentarsi delle regole, dei materiali e delle forme della tradizione. Ha piegato l’alluminio quando la scultura era ancora largamente identificata con il marmo e il bronzo, ha trasformato fogli metallici in figure leggere e dinamiche, ha sperimentato linguaggi astratti e intrecciato arte, geometria e natura. Ha partecipato alle avanguardie del suo tempo senza rinunciare a una ricerca profondamente personale.
Quella donna era Regina Cassolo Bracchi, conosciuta nel mondo dell’arte semplicemente come Regina. Nata nel 1894 e morta a Milano nel 1974, è oggi al centro di un percorso di riscoperta che restituisce alla Lomellina un ruolo importante nella storia dell’arte contemporanea italiana.
A lei il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina dedica una giornata di studi dal titolo «Oltre Regina. Regina Cassolo, l’arte come sperimentazione», in programma sabato 17 ottobre, dalle 10 alle 14, negli spazi del Castello Sforzesco di Vigevano.
L’iniziativa si inserisce nella programmazione culturale che accompagna la mostra «Regina. Sperimentatrice geniale», curata da Stefania Bossi, Valentina Cane e Michele Tavola. Non si tratterà soltanto di un approfondimento sulla carriera di una scultrice, ma di un’occasione per interrogarsi sulla modernità della sua opera, sul significato della sperimentazione e sulla capacità dell’arte di superare i confini tra discipline differenti.
Da Mede a Milano, le radici lomelline di una protagonista del Novecento
Regina Prassede Cassolo nasce a Mede il 21 maggio 1894, in una famiglia che gestisce una macelleria. La sua formazione artistica la porta lontano dalla realtà della provincia, verso ambienti culturali nei quali si stanno elaborando le grandi trasformazioni dell’arte del primo Novecento.
Le ricostruzioni biografiche dell’Archivio Regina ricordano gli studi a Pavia, il percorso all’Accademia di Brera e il successivo perfezionamento presso lo scultore Giovanni Battista Alloati, a Torino. È soprattutto attraverso quest’ultimo che Regina entra in contatto con un ambiente sensibile alle nuove ricerche artistiche, sviluppando una particolare attenzione per il disegno e la costruzione delle forme.
Nel 1921 sposa il pittore Luigi Bracchi e si trasferisce a Milano, città nella quale trascorrerà gran parte della propria vita. Il capoluogo lombardo è allora uno dei centri più vivaci della sperimentazione artistica italiana. Qui Regina incontra idee, protagonisti e movimenti destinati a cambiare il linguaggio delle arti visive.
L’appartenenza a quel mondo, tuttavia, non significa per lei accettare passivamente un modello. Al contrario, diventa il punto di partenza per costruire un’identità espressiva autonoma.
Il legame con Mede non rappresenta quindi soltanto un dato anagrafico. La città custodisce una parte importante della sua eredità artistica attraverso il Museo Regina, mentre l’attuale esposizione vigevanese contribuisce a ricongiungere idealmente il territorio d’origine con il percorso internazionale della scultrice.
La rivoluzione dell’alluminio: quando la scultura diventa leggera
Per comprendere l’originalità di Regina bisogna partire da una domanda apparentemente semplice: che cosa può diventare una scultura quando l’artista smette di considerarla necessariamente un blocco pesante da modellare o scolpire?
Nei primi decenni del Novecento il linguaggio plastico sta cambiando profondamente. Le avanguardie mettono in discussione la rappresentazione tradizionale della figura umana, il rapporto tra pieni e vuoti, la staticità delle forme e persino la natura dei materiali utilizzati.
Regina partecipa a questa trasformazione scegliendo una strada particolarmente audace. Accanto ai materiali tradizionali introduce alluminio, latta e celluloide. Le superfici vengono ritagliate, piegate, sovrapposte e organizzate nello spazio.
Il risultato è una scultura che sembra alleggerirsi, liberarsi dalla massa e trasformarsi in un insieme di piani, linee e volumi.
Nelle opere degli anni Trenta, come Danzatrice, Bambina e Spiaggia, il corpo umano e i soggetti figurativi diventano occasioni per sperimentare una nuova costruzione dello spazio. Non conta più soltanto riprodurre la realtà, ma suggerirne l’energia, il movimento e il ritmo.
È questa ricerca a condurla verso il Futurismo. Nel 1934 Regina è tra i firmatari del Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista, che propone nuove possibilità per una scultura ispirata al dinamismo e alla dimensione aerea.
L’aeroplastica non è semplicemente una questione di soggetti legati al volo o agli aeroplani. È soprattutto un tentativo di ripensare la forma artistica attraverso concetti come velocità, leggerezza e percezione dello spazio.
In questa prospettiva, la scultura di Regina costituisce un esperimento particolarmente significativo: i materiali industriali entrano nel linguaggio dell’arte e assumono qualità espressive prima difficilmente immaginabili.
Una donna dentro le avanguardie, ma con una voce autonoma
La vicenda di Regina acquista un significato ulteriore se osservata nel contesto storico in cui si sviluppa.
L’arte italiana della prima metà del Novecento è dominata da figure maschili, tanto nella produzione quanto nella narrazione critica successiva. Il Futurismo, in particolare, nasce e cresce attorno a personalità molto riconoscibili, spesso impegnate anche sul terreno delle dichiarazioni programmatiche e dei manifesti.
Regina riesce a inserirsi in questo ambiente affermandosi attraverso un lavoro sperimentale di grande originalità.
La GAMeC di Bergamo, che nel 2021 le ha dedicato la retrospettiva «Regina. Della scultura», l’ha presentata come la prima donna dell’avanguardia italiana a dedicarsi interamente alla scultura. Una definizione che restituisce la rilevanza storica del suo percorso.
Ma la sua importanza non si esaurisce nella dimensione di genere.
L’originalità della scultrice nasce soprattutto dalla capacità di affrontare problemi formali complessi attraverso una ricerca costante, nella quale ogni materiale diventa uno strumento per mettere alla prova possibilità differenti.
Regina non rimane inoltre imprigionata nella stagione futurista. Quando il panorama artistico cambia, anche il suo linguaggio continua a evolversi.
Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale si avvicina alle esperienze dell’astrattismo e, nel 1951, aderisce al Movimento Arte Concreta, il MAC, entrando in un ambiente di ricerca che comprende protagonisti come Bruno Munari.
L’attenzione si sposta sempre più verso le strutture geometriche, le relazioni tra forme, gli equilibri compositivi e le suggestioni provenienti dal mondo naturale.
È una seconda stagione di sperimentazione, differente dalla prima ma legata allo stesso desiderio di cercare linguaggi nuovi.
Natura, geometria e progetto: un’arte che anticipa il contemporaneo
Uno degli aspetti più affascinanti della produzione di Regina è la relazione tra la libertà dell’invenzione artistica e il rigore del progetto.
Le sue opere non nascono necessariamente da un gesto improvvisato. Dietro molte sculture si trova un lavoro preparatorio fatto di schizzi, disegni, cartamodelli, prove e verifiche. La carta, in particolare, diventa uno strumento fondamentale per immaginare le forme prima della loro realizzazione tridimensionale.
È un procedimento che, per certi aspetti, avvicina la sua pratica alla progettazione architettonica e al design.
L’utilizzo di modelli di carta e di strutture ricavate da materiali sottili consente infatti di prevedere rapporti spaziali, incastri e possibilità di movimento. La scultura diventa così un processo nel quale intuizione e metodo convivono.
Non meno significativo è il suo rapporto con la natura.
Fiori, animali, elementi vegetali e forme organiche rappresentano un repertorio di suggestioni che Regina osserva e interpreta, trasformandole in strutture sempre più astratte. La natura non è soltanto qualcosa da riprodurre fedelmente: diventa una fonte di principi costruttivi e di relazioni tra le forme.
La ricerca prosegue anche negli ultimi decenni della sua attività, attraverso nuovi materiali e soluzioni che coinvolgono trasparenza, colore e percezione dello spazio.
La sua modernità consiste proprio in questa disponibilità a ripensare continuamente il linguaggio artistico, senza considerare definitiva alcuna conquista espressiva.
La mostra di Vigevano e il ritorno di Regina nella sua terra
Il percorso di valorizzazione oggi sviluppato a Vigevano si inserisce in un rinnovato interesse per Regina Cassolo, testimoniato anche dalle importanti iniziative espositive degli ultimi anni.
La retrospettiva allestita nel 2021 dalla GAMeC di Bergamo aveva riunito circa 250 opere, tra sculture, disegni, cartamodelli e taccuini, ricostruendo la complessità della sua produzione. Nel 2022 il suo lavoro ha trovato spazio anche nella Biennale Arte di Venezia, contribuendo a riportare l’attenzione internazionale su questa protagonista del Novecento.
La mostra «Regina. Sperimentatrice geniale», inaugurata il 26 febbraio 2026 al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, rappresenta un ulteriore passaggio di questa riscoperta.
L’esposizione raccoglie 108 opere, tra cui 41 sculture e circa 65 disegni e collage, negli ambienti restaurati del Castello Sforzesco di Vigevano. L’intervento di recupero degli spazi museali, per un investimento di quasi 300mila euro, ha consentito di realizzare un allestimento dedicato alla complessità della ricerca dell’artista.
La scelta del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina assume anche un valore simbolico.
L’istituzione, inaugurata nel 1998 nella terza scuderia del Castello Sforzesco, conserva e racconta le testimonianze delle civiltà che hanno abitato il territorio, dalla preistoria all’età medievale. Oggi, accogliendo un percorso dedicato a Regina, amplia il dialogo culturale fino alle trasformazioni artistiche del Novecento.
Una storia che parte dalle radici più antiche della Lomellina e arriva alle sperimentazioni della modernità.
La giornata di studi: due prospettive per raccontare Regina
L’appuntamento del 17 ottobre vuole andare oltre la dimensione espositiva, offrendo ai partecipanti strumenti per comprendere più a fondo la complessità dell’opera della scultrice.
«Con questa giornata di studi vogliamo proseguire il percorso di conoscenza e valorizzazione avviato con la mostra – spiega Stefania Bossi, direttrice del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina – offrendo a studiosi, professionisti e pubblico un’occasione per soffermarsi sulla ricerca di Regina Cassolo e sulle molteplici direzioni della sua opera».
La direttrice sottolinea inoltre il ruolo del museo come luogo di ricerca e confronto, capace di costruire nuove occasioni di conoscenza intorno alle opere conservate ed esposte.
La giornata si aprirà con i saluti istituzionali e con un’introduzione ai lavori curata dalla stessa Bossi. Seguiranno due interventi dedicati ad aspetti complementari della produzione artistica di Regina.
Il primo, alle 10.30, sarà affidato a Chiara Gatti, storica e critica dell’arte, direttrice del Museo MAN di Nuoro e del Museo Nivola di Orani. Il suo intervento, intitolato «La disciplina del progetto. L’unità delle arti», sarà moderato da Michele Tavola, co-curatore della mostra.
Gatti conosce approfonditamente la produzione di Regina, avendo curato anche la retrospettiva «Regina. Della scultura» alla GAMeC di Bergamo. Il suo contributo consentirà di affrontare uno degli aspetti centrali del lavoro dell’artista: il rapporto tra ideazione, costruzione e realizzazione dell’opera.
Alle 11.15 sarà invece la volta di Paolo Campiglio, professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Pavia, con un intervento dal titolo «REGINA: dalla natura all’arte. Processi e contaminazioni», moderato da Valentina Cane, co-curatrice della mostra.
Campiglio, studioso dell’arte del Novecento e in particolare di Lucio Fontana, partecipa anche alle attività scientifiche dell’Archivio Regina Cassolo Bracchi.
La sua riflessione si concentrerà sui rapporti tra il mondo naturale e l’elaborazione artistica, sulle contaminazioni tra discipline e sulla capacità della scultrice di trasformare gli elementi della realtà in forme espressive originali.
I due interventi permetteranno di osservare la produzione di Regina da prospettive differenti: da un lato la progettazione, il metodo e il rigore compositivo; dall’altro la natura, la sperimentazione dei materiali e il superamento dei confini tra i linguaggi artistici.
Non soltanto una mostra: il museo come luogo di ricerca
L’intenzione degli organizzatori è quella di trasformare il percorso espositivo in un’occasione di approfondimento culturale che coinvolga non soltanto gli specialisti, ma anche un pubblico interessato a conoscere meglio la storia dell’arte contemporanea.
I curatori Valentina Cane e Michele Tavola evidenziano infatti come l’attualità della produzione di Regina risieda soprattutto nella sua libertà di sperimentare.
L’artista attraversa materiali e linguaggi differenti, dal disegno alla scultura, dall’alluminio agli elementi naturali, conservando una sensibilità personale e riconoscibile.
È proprio questa continua ricerca a rendere il suo lavoro interessante anche per il pubblico contemporaneo.
Il programma prevede, dopo i due interventi, una pausa con aperitivo a buffet e, dalle 12.30 alle 13.30, una visita guidata alla mostra «Regina. Sperimentatrice geniale». Sarà il momento nel quale le riflessioni degli studiosi potranno trovare un confronto diretto con le opere esposte, i disegni e i materiali che documentano il percorso creativo della scultrice.
I lavori si concluderanno alle 14.
Un’eredità culturale che appartiene anche alla Lomellina
La giornata di studi rappresenta un’occasione per riflettere su una questione che va oltre la figura di Regina Cassolo: il rapporto tra i grandi movimenti artistici del Novecento e i territori dai quali sono partiti alcuni dei loro protagonisti.
La Lomellina, spesso raccontata attraverso il paesaggio agricolo, le tradizioni rurali, la risicoltura e il patrimonio storico, può riconoscere nella vicenda di Regina una componente diversa della propria identità culturale.
È la storia di una donna nata in una cittadina della provincia pavese che ha saputo dialogare con gli ambienti più innovativi dell’arte italiana, partecipando direttamente alle trasformazioni del linguaggio scultoreo.
La sua opera dimostra come le radici territoriali e l’apertura verso la modernità non siano necessariamente in contraddizione. Al contrario, possono appartenere alla stessa esperienza umana e creativa.
Riscoprire Regina significa allora anche restituire visibilità a una parte della storia culturale lomellina che merita di essere conosciuta oltre i confini locali.
E il titolo scelto per l’iniziativa, «Oltre Regina», suggerisce proprio questa prospettiva: non limitarsi a celebrare una figura del passato, ma utilizzare la sua ricerca come punto di partenza per comprendere nuove relazioni tra arte, materia, natura e pensiero.
Perché la lezione più attuale di Regina Cassolo sembra essere proprio questa: nell’arte, come nella conoscenza, sperimentare significa continuare a cercare possibilità che ancora non esistono.
Come partecipare alla giornata di studi
Sabato 17 ottobre 2026
Ore 10–14, registrazione dalle 9.30
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina
Castello Sforzesco, Vigevano
Prenotazione obbligatoria
Aggiornamento professionale
Attestato di partecipazione valido per l’aggiornamento professionale. Agli architetti sono riconosciuti 3 crediti formativi, previa iscrizione.
Per ulteriori informazioni: 0381 72940.