Karate, per l’Open di Vigevano gli applausi sono a scena aperta
VIGEVANO - Ad aprire la serie dei cinque Open previsti nel 2026 è stato il tatami del PalaElachem di Vigevano, trasformato per tre giorni nella capitale del karate grazie al sodalizio del Karate club 2000 presieduto dal maestro Giuseppe Salanitro. Sfide di altissimo livello, ma anche giovani promettenti che si sono fatti conoscere di fronte a un pubblico numeroso. A fare gli onori di casa, oltre agli organizzatori del Karate club 2000, il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, l’assessore allo Sport Nunzia Alessandrino, il presidente nazionale Fijlkam Davide Benetello e, in rappresentanza del comitato regionale, il maestro Riccardo Zambotto. Ma soprattutto c’era lui: Matteo Avanzini, karateca in forza alla Guardia di finanza di Castelporziano e campione del mondo. Nato a Monza, cresciuto a Muggiò con il mito di «The Karate Kid» fin da quando aveva sei anni, e oggi in forza alla Guardia di Finanza a Castelporziano, Mattia Avanzini è entrato ufficialmente nell’élite del karate mondiale. A soli 21 anni ha conquistato lo scettro iridato al Cairo al termine di un percorso che racconta molto del suo carattere: dopo la sconfitta nel primo incontro del round robin, ha cambiato marcia, vincendo tutti i successivi turni senza subire neppure un punto e superando in finale l’iraniano Saleh Abazari, campione asiatico 2024. “L’oro del Cairo - ha raccontato - è stata un’emozione fortissima, un sogno gigantesco trasformato in realtà. In Italia ci sono stati pochissimi campioni del mondo ed essere tra questi è incredibile. Ancora oggi faccio fatica a realizzarlo del tutto”. Parole che restituiscono l’idea di un ragazzo rimasto con i piedi per terra, nonostante il tetto del mondo appena toccato. La passione per il karate nasce prestissimo.
“Avevo sei anni quando sono entrato per la prima volta in palestra, quella del mio maestro Mauro Brescia. Dopo quella prima esperienza, anche grazie a mio papà, mi sono appassionato davvero”.
Da allora è stato un crescendo di sacrifici, allenamenti, sconfitte e ripartenze. Avanzini non ha mai nascosto quanto la fede cristiana rappresenti un punto fermo nella sua vita: “Sono sicuro che Dio abbia sempre un piano. Per me quel piano è il karate”. Una convinzione che lo ha sostenuto anche nei momenti più difficili, come la partenza in salita al Mondiale, trasformata poi in una cavalcata trionfale. Il titolo iridato, però, non è un punto di arrivo. Nel 2026 lo attendono l’Europeo e la Coppa del Mondo, ma il sogno più grande resta quello olimpico. Dopo aver messo “una pietra sopra” su Los Angeles 2028, Avanzini guarda con fiducia a Brisbane 2032, sperando nel rientro del karate nel programma a cinque cerchi grazie anche al lavoro della World Karate Federation e dei dirigenti italiani. “Arriverei a 28 anni, nel pieno della forma. Sarebbe perfetto. Il karate è uno sport bellissimo e merita di più. Se dovesse rientrare, vorrei esserci e vincere”. Nel frattempo, Avanzini continua a essere ambasciatore di questo sport anche sul territorio. In occasione della seconda edizione dell’Open di Lombardia al PalaElachem di Vigevano, ha incontrato centinaia di giovani atleti e appassionati. Un bagno di folla, tra foto, autografi e parole di incoraggiamento. “Da piccolo vivevo questo ambiente dall’esterno, guardando i campioni. Oggi essere un esempio per i più giovani è qualcosa di enorme”. Sul tatami come fuori, Mattia Avanzini sa che il peso della maglia azzurra è anche responsabilità. “Di campioni del mondo ce ne sono diversi ogni due anni. Se vuoi lasciare un segno devi fare qualcosa di più grande, vincere più titoli e trasmettere valori”. È questa la missione che si è dato: non soltanto accumulare medaglie, ma contribuire alla crescita del movimento, ispirare le nuove generazioni e spingere il karate verso traguardi sempre più ambiziosi. La storia è appena cominciata, ma il carattere è già quello dei grandi. E mentre l’oro mondiale brilla ancora al collo, Mattia Avanzini guarda avanti, con la determinazione di chi sa che il meglio deve ancora venire.
“Abbiamo messo tutto il nostro impegno - è la chiosa finale del maestro Giuseppe Salanitro, principale organizzatore - per fare in modo che questo fosse un evento da ricordare. E’ stato un successo e a novembre organizzeremo qui anche il campionato italiano”.
Edoardo Varese