Due incontri per fare rivivere il passato e preservarlo... sotto il pergolato di Giuseppe Zucca
CASTELLO D’AGOGNA - Quando due pilastri della conservazione della tradizione, ma soprattutto della loro divulgazione e prosecuzione, si prendono sotto braccio e portano a spasso il pubblico per due serate di (ri)scoperte, il risultato non può che essere un successo di aneddoti, cultura, ma anche piacevole e confortante nostalgia.
Con lo sguardo però avanti, dopo averlo rivolto per qualche ora alle spalle, strappando anche qualche sorriso.
Il Museo di arte e tradizione contadina di Olevano a un capo della sala, lo sconfinato patrimonio culturale di storia e cultura del professor Giuseppe Zucca (nella foto), preside delle scuole medie in pensione dall’altro. La cornice, il castello Isimbardi di Castello d’Agogna e la fondazione «Vera Coghi» che mette a disposizione gli incantevoli spazi della sua scuderia. Il luogo ideale per mettersi comodi e ascoltare, immaginando di trovarsi «sùta la tòpia», pergolato realizzato con legno di vite della tradizione contadina. La prima occasione è per venerdì 24 ottobre alle 21, si replica a novembre, venerdì 21 alla stessa ora e a ingresso gratuito da via Milano.
“Oltre a curiose e inaspettate storie di parole facenti parte del nostro dialetto, - anticipa il relatore Giuseppe Zucca - si parlerà di come questa nostra lingua sia praticamente l’unica chiave di lettura e di interpretazione non solo dei modi di vivere, ma altresì dei modi di ragionare di chi ha vissuto in passato nei nostri paesi”.
L’incontro in collaborazione con la Pro loco di Castello d’Agogna prevede anche la riscoperta di «oggetti misteriosi» che il Museo di arte e tradizione contadina di Olevano ha messo a disposizione degli organizzatori.
“Una serata, anzi due, - prosegue Giuseppe Zucca - ve lo assicuro piacevoli e «leggere», ma che ci aiuteranno a scoprire pagine dimenticate del nostro comune passato attraverso il dialetto”.
Alcuni esempi, a cominciare dall’oggetto che ha suggerito il titolo degli incontri: la «tòpia»: il caratteristico pergolato fatto di rami di vite: uno scenario ormai quasi del tutto scomparso dalle odierne abitazioni. Oppure la «lòbia»: il distintivo copricapo a larga tesa usato dalle mondariso. Per non parlare del «trabüch»: il carretto agricolo a due ruote che poteva essere ribaltato e appoggiato a un’estremità. E moltissimi altri termini che saranno riscoperti dal sapiente conversare di Giuseppe Zucca che non si sottrarrà certo dalle sicure richieste di «ri-salire in cattedra» per spiegare curiosità sul dialetto che scaturiranno tra il pubblico.
Riccardo Carena