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PAVIA – Nei campi della Lomellina l’acqua è diventata la variabile decisiva di una stagione già segnata dal caldo. La quarta ondata di calore, accompagnata dall’assenza di perturbazioni e da riserve idriche ridotte quasi della metà, sta mettendo in bilico il raccolto di riso proprio nella fase in cui le piante devono formare le spighe e completare lo sviluppo dei chicchi. A lanciare l’allarme è Coldiretti Pavia, che parla apertamente di «Sos sete» per la risicoltura provinciale.
Il problema non riguarda soltanto le temperature elevate. Il caldo accelera infatti l’evaporazione dell’acqua dai terreni e dalle superfici irrigate, aumentando nello stesso tempo il fabbisogno delle colture. In assenza di piogge, la regolarità delle irrigazioni diventa quindi indispensabile. Per le risaie non conta soltanto la quantità complessiva di acqua disponibile, ma anche la possibilità di riceverla con turni ravvicinati, evitando periodi prolungati di asciutta e stress idrico.
«In questi giorni il riso deve formare le spighe con i chicchi – spiega Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia –. Se l’acqua manca, o se non viene assicurata con cadenza regolare e ravvicinata, le piantine non riescono a portare a termine questa fase di sviluppo». Il rischio, aggiunge, è una riduzione delle rese che, nei casi più gravi, potrebbe arrivare fino alla perdita del raccolto, cancellando un intero anno di lavoro e gli investimenti sostenuti dalle aziende.
I numeri descrivono una situazione particolarmente delicata. Secondo i dati di Arpa Lombardia richiamati dall’organizzazione agricola, nei primi sette mesi del 2026 le precipitazioni cumulate in regione sono diminuite del 38 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Ancora più pesante è il deficit delle riserve: tra invasi, laghi e manto nevoso mancherebbero oltre 800 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla media del periodo, con una riduzione del 50,8 per cento.
Anche il livello di riempimento dei principali laghi, dai quali dipende una parte importante del sistema idrico e irriguo lombardo, si trova vicino ai minimi storici. Il lago Maggiore è indicato al 5,4 per cento, il lago di Como al 5,9 per cento e quello d’Iseo al 10 per cento. Fa eccezione il Garda, che si mantiene intorno al 55 per cento.
Il comunicato non segnala specifiche riduzioni delle portate, turnazioni straordinarie o restrizioni già disposte per i canali della provincia di Pavia. Il quadro delle riserve rende però più fragile la capacità del sistema irriguo di garantire acqua con continuità nelle prossime settimane. Le turnazioni consistono nella distribuzione dell’acqua secondo giorni e orari prestabiliti: quando le disponibilità diminuiscono, gli intervalli tra un’irrigazione e l’altra possono allungarsi, sottoponendo le piante a stress proprio nei momenti più delicati.
Per la Lomellina l’allarme ha un peso particolare. La provincia di Pavia, con oltre 80mila ettari coltivati, viene indicata da Coldiretti come la prima provincia risicola d’Europa. Una crisi idrica nella fase di formazione della spiga potrebbe quindi avere conseguenze non soltanto sulle singole aziende, ma sull’intera economia agricola locale, sulla filiera di trasformazione e sulla quantità di prodotto disponibile nella prossima campagna.
La siccità si inserisce inoltre in un contesto economico già difficile. Coldiretti Pavia ricorda che i risicoltori devono fare i conti con l’aumento dei costi di produzione e con una forte pressione sui prezzi. Durante la campagna commerciale 2025-2026, non ancora conclusa, sarebbero arrivati in Italia oltre 190 milioni di chili di riso straniero. Quattro confezioni importate su cinque proverrebbero dall’Asia, contribuendo, secondo l’associazione, a un eccesso di offerta che avrebbe fatto scendere di oltre il 50 per cento i prezzi riconosciuti ai produttori italiani.
«La siccità aggrava una situazione già critica per i risicoltori», sottolinea Garavaglia. Coldiretti contesta anche le politiche commerciali dell’Unione europea, accusate di avere favorito negli anni l’ingresso di riso prodotto secondo regole ambientali, sanitarie e sociali diverse da quelle imposte agli agricoltori italiani.
Le prossime settimane saranno decisive. Senza un ritorno delle precipitazioni e senza una gestione delle riserve capace di assicurare irrigazioni regolari, il rischio è che il caldo trasformi il deficit d’acqua in un danno produttivo concreto. Per stabilire l’entità delle eventuali perdite sarà però necessario attendere l’evoluzione meteorologica, la disponibilità effettiva nei canali e il completamento della fase di formazione delle spighe.