Riso, il tavolo arriva il 30 luglio. Coldiretti Pavia: «Ora servono risposte vere, i risicoltori non possono più aspettare»
La crisi del riso arriva finalmente sul tavolo del ministero. Il Tavolo nazionale della filiera risicola è stato convocato per il prossimo 30 luglio al ministero dell’Agricoltura, alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Una data attesa dal mondo agricolo, e in particolare dalla provincia di Pavia, dove la risicoltura non è soltanto un settore produttivo, ma uno dei pilastri economici e identitari del territorio. Coldiretti Pavia accoglie con soddisfazione la convocazione, ma avverte: non basterà una riunione di analisi, non serviranno tavoli interlocutori, né dichiarazioni di principio. Alle aziende servono misure concrete, tempi rapidi e strumenti capaci di difendere davvero il reddito dei risicoltori. «Bene la convocazione del Tavolo nazionale della filiera risicola – commenta Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia – Si tratta di una risposta concreta alla richiesta avanzata da Coldiretti, con la quale era stata sollecitata l’apertura urgente di un confronto istituzionale per affrontare la gravissima crisi che sta investendo il comparto risicolo nazionale». Il punto, ora, è trasformare il confronto in decisioni. Per Coldiretti Pavia l’appuntamento del 30 luglio dovrà avere un carattere operativo. Il settore sta vivendo una fase di forte pressione, con quotazioni che non garantiscono più margini adeguati e costi di produzione che continuano a pesare sulle imprese. Una situazione che, nelle campagne pavesi e lomelline, rischia di mettere in difficoltà un intero sistema fatto di aziende agricole, lavoro, trasformazione, paesaggio e presidio del territorio. «Sul tavolo porteremo le proposte già avanzate dalla nostra organizzazione – aggiunge Garavaglia – a partire dall’attivazione di un bando indigenti per l’acquisto di riso italiano, dall’istituzione di un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del programma Coltiva Italia, fino all’individuazione di strumenti capaci di garantire maggiore stabilità al mercato e una giusta remunerazione del lavoro degli agricoltori». Le richieste riguardano anche la valorizzazione del riso italiano attraverso i marchi di qualità, il sostegno alla ricerca e all’innovazione, comprese le tecnologie Tea, e una programmazione più efficace delle produzioni. Ma il nodo centrale resta la difesa del mercato: Coldiretti chiede una clausola di salvaguardia realmente automatica e il pieno rispetto del principio di reciprocità negli scambi commerciali con i Paesi extra Ue. In altre parole, chi vende in Europa deve rispettare le stesse regole imposte agli agricoltori italiani. Per la provincia di Pavia, cuore della risicoltura italiana ed europea, la partita è decisiva. Qui il riso disegna il paesaggio, sostiene l’economia di intere comunità e rappresenta una filiera che non può essere lasciata sola davanti alle oscillazioni del mercato e alla concorrenza internazionale. «Le aziende stanno affrontando una situazione di mercato estremamente complessa – conclude Garavaglia – con prezzi che in molti casi non coprono più i costi di produzione. Per questo è indispensabile individuare interventi rapidi e condivisi che restituiscano prospettive al settore». Il 30 luglio, dunque, non sarà un passaggio formale. Per i risicoltori sarà il banco di prova della politica agricola nazionale. Dopo mesi di allarmi e richieste, il comparto chiede risposte immediate. Perché senza reddito non c’è futuro per le aziende, e senza aziende non c’è futuro per la risaia pavese.