Educare a scuola oggi, Stefania Pigorini: «Serve un’alleanza strategica con la famiglia»
MORTARA - Ha scosso profondamente l’opinione pubblica il grave episodio avvenuto a Bergamo, dove una docente è stata accoltellata da un alunno tredicenne. Un fatto che lascia sgomenti, difficile da comprendere fino in fondo, e che riapre con forza il dibattito sul ruolo della scuola e degli adulti nella crescita delle nuove generazioni.
“È un episodio gravissimo, che lascia sbigottiti – è il commento della preside Stefania Pigorini (nella foto), dell’istituto di istruzione superiore “Angelo Omodeo” di Mortara – ci troviamo di fronte a un gesto estremo e isolato, ma che rivela una fragilità profonda negli adolescenti: in alcuni casi, la violenza viene percepita come l’unico strumento per affermare sé stessi”. Al di là della cronaca, resta una riflessione più ampia e urgente. La scuola, infatti, è chiamata ogni giorno non solo a trasmettere conoscenze, ma anche a svolgere un ruolo educativo fondamentale. “L’azione prioritaria delle scuole è e resta quella preventiva – sottolinea la dirigente Pigorini – significa educare al rispetto, promuovere comportamenti basati sul dialogo e sul confronto, aiutare i ragazzi a relazionarsi in modo corretto e non ostile, anche quando si trovano su posizioni diverse”.
Un lavoro quotidiano, spesso silenzioso, che mira a costruire competenze relazionali oltre che culturali. Ma che, da solo, non basta. “L’educazione al rispetto non può essere delegata esclusivamente alla scuola – evidenzia, tuttavia, la preside – è indispensabile un’alleanza educativa con le famiglie”. Il ruolo degli adulti, dentro e fuori le aule, diventa quindi centrale.
“L’esempio concreto – conclude Stefania Pigorini – è un fattore irrinunciabile. Crescere in contesti in cui gli adulti testimoniano relazioni equilibrate e rispettose della dignità delle persone è fondamentale per sviluppare nei giovani la capacità di costruire rapporti positivi”. In un momento in cui la cronaca restituisce episodi così drammatici, il rischio è quello di fermarsi allo shock. Ma è proprio da qui che, secondo molti educatori, deve partire una riflessione collettiva più profonda: sulla fragilità degli adolescenti, sulle responsabilità condivise e sulla necessità di rafforzare, giorno dopo giorno, una cultura del rispetto. Perché prevenire significa educare. E educare, oggi più che mai, è una responsabilità che riguarda tutti.
Massimiliano Farrell