In San Lorenzo le celebrazioni della festa di santa Veneranda, il 16 novembre c’è il Giubileo del volontariato
Santa Veneranda è tornata a San Lorenzo. Martedì 4 novembre, è avvenuto lo spostamento dell’urna dalla chiesa di San Carlo Borromeo alla basilica laurenziana. I motivi del trasferimento delle reliquie della «santina» sono sostanzialmente due: il primo è per dare maggior rilevanza alle celebrazioni per la festività della memoria liturgica, che cade il il 14 novembre, della santa, mentre il secondo è legato al fatto che quest’anno ricorre il centenario della ricomposizione delle reliquie con la realizzazione della nuova urna.
Cento anni fa
Il 31 marzo 1925, secondo quanto riportato nei diari dell’allora parroco monsignor Luigi Dughera, furono esaminate con attenzione le ossa di Santa Veneranda e ne furono contate novanta; intanto le suore dell’Immacolata Regina Pacis si adoperavano nel preparare l’abito della Santa. Anche l’urna fu oggetto delle cure più intense. Furono ricordate le due città «sorelle» con i rispettivi stemmi: Roma e Mortara; luogo della cosiddetta nascita al cielo, la prima città, e patria di adozione, la seconda. Sugli otto smalti della grande arca si possono vedere ancora oggi: San Lorenzo, San Cassiano, San Michele, San Giovanni Battista, Sant’Albino, Sant’Amico, Sant’Amelio e, ovviamente, San Carlo. Inoltre fu riprodotta l’iscrizione del 1725 che recitava così: Hic sacra civis Veneranda quiescit in urna. Ardor Martyrum Virginitatis odor (Qui riposa nell’urna la santa concittadina Veneranda. Ardore di martirio, profumo di verginità).
Festa e giubileo
Mercoledì 5 novembre è iniziata la novena in preparazione alla ricorrenza di Santa Veneranda. Fino al 13 novembre verrà celebrata la Messa alle 9, mentre al pomeriggio, alle 17, ci sarà la recita del Santo Rosario seguita dal vespri e dalla novena. Venerdì 14 novembre, giorno in cui il martirologio ricorda Santa Veneranda, alla Santa Messa delle 9 seguirà quella pomeridiana delle 17 e 30. Il 16 novembre, la domenica in prossimità della memoria liturgica, proseguiranno le celebrazioni in onore della “santina”: alle Messe festive delle 8 e 30 e delle 11, seguirà quelle delle 18 durante la quale si celebrerà il Giubileo del mondo del volontariato. Mortara torna così a celebrare la sua compatrona con un legame che si perde nei secoli addietro.
Dal 1651
Santa Veneranda, dal 1651, veglia incessantemente su Mortara, città che l’ha accolta dopo Roma, dove ha trovato il martirio. Ma chi era Santa Veneranda e perché le sue sante ossa sono state trasferite a Mortara? Monsignor Dughera, nella sua pubblicazione sulla Santa, chiarisce subito che non si tratta della Santa presente nel Martirologio romano; questo emerge dalla lettera che accompagnava le sante reliquie datata 26 marzo 1650, dove padre Simpliciano da Milano, provinciale e commissario generale dei Cappuccini in Roma, scriveva a padre Michele Tebaldeo di Mortara: «Ho qua ottenuto il Corpo di S. Veneranda; quale sebene come che patì qui in Roma il suo Martirio, non possa essere quella che stà notata nel Martirologio Romano, che lo patì in Franza; ad ogni modo potrebbesi di essa fare l’offitio il giorno medesimo, che pare sia il quartodecimo di novembre; nel quale cade la Commemorazione di quest’altra».
Il sacerdote mortarese Michele Tebaldeo era conoscente di padre Simpliciano e a lui si era raccomandato per avere una reliquia da donare alla città per essere venerata nella chiesa di San Carlo che, in quegli anni, era in costruzione per voto dei mortaresi che si erano liberati dalla peste. Le ossa della martire, giunsero poi a Mortara e la ricognizione delle stesse avvenne venerdì 24 febbraio 1651 per opera di monsignor Camillo Colli, vicario capitolare e generale, in quanto la sede vescovile di Vigevano era vacante. Durante l’attesa che fosse completata la costruzione della chiesa di San Carlo, le reliquie vennero depositate temporaneamente presso la chiesa di San Lorenzo. La solenne traslazione delle ossa era in programma per domenica 12 novembre 1664, ma ciò non accadde per colpa di un diluvio incessante che si riversò sulla città dall’alba al tramonto di quel giorno. La cerimonia avvenne la settima seguente e in pompa magna. Scrive Monsignor Dughera che, cantati i Vespri davanti all’altare maggiore dal canonico Arlenghi, prevosto della collegiata di San Lorenzo, con l’assistenza di tutto il Capitolo dei canonici, di tutto il clero, di tutte le confraternite, della curia militare e di tutto il popolo mortarese e dei dintorni, si avviò il solenne corteo verso la chiesa dedicata a San Carlo. La chiesa fu edificata nel luogo dove San Carlo, in visita a Mortara, si fermò a bere e fu proprio un pozzo presente sotto la chiesa che causò con il passare del tempo grave danno con infiltrazione di umidità. Nel 1725 fu costruita una nuova urna marmorea che potesse contenere le sante reliquie che, per il momento, venivano spostate nuovamente in San Lorenzo. Nel 1731, i mortaresi poterono assistere ad una nuova ed imponente glorificazione della Santa: le reliquie furono riposte in una nuovo reliquiario e traslate con una solenne processione nell’altare di marmo della chiesa di San Carlo. L’umidità del pozzo dal quale bevve San Carlo è inclemente e nel 1920 si avvertì la necessità di intervenire nuovamente sulle sacre ossa. Da qui, appunto, l’intervento “conservativo” di un secolo fa.
L'ultimo trionfo
L’ultimo «trionfo» della santa è avvenuto nel 2014 con una grandiosa processione notturna che ha visto la partecipazione della autorità cittadine, delle contrade e di tutte le associazioni, religiose, di volontariato e d’arma, attive in città. Altri eventi pubblici significativi, seppur limitati dalle pesanti disposizioni anti Covid-19, dedicati alla “santina” si sono svolti nel 2021: domenica 19 settembre, dopo la Messa celebrata nella basilica di San Lorenzo, le delegazioni delle contrade si sono recate in processione nella chiesa di San Carlo dove la Contrada San Cassiano, in occasione dei suoi 50 anni di attività, ha offerto la pala della Madonna in trono tra i santi Lorenzo e Cassiano, realizzata dall’artista mortarese Sandro Pavesi, per abbellire la chiesa. E nello stesso anno la santa ha lasciato la sua chiesa: sia la novena che la festa, infatti, sono state celebrate nella basilica laurenziana. Proprio dove è tornata oggi in occasione dell’anno giubilare.