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PAVIA – Il riso importato dai Paesi asiatici torna al centro dello scontro sulle regole del commercio internazionale. Coldiretti, insieme ad alcune delle principali organizzazioni agricole e sindacali europee, chiede alla Commissione di Bruxelles di sospendere le agevolazioni commerciali concesse ai Paesi nei quali vengono violati i diritti fondamentali dei lavoratori. Nel mirino finiscono soprattutto Myanmar e Cambogia, due importanti esportatori di riso verso il mercato europeo, accusati dalle organizzazioni firmatarie di non garantire adeguate tutele sociali e di utilizzare nella produzione agricola sostanze vietate nell’Unione europea. Una questione che interessa direttamente anche la Lomellina, uno dei principali territori risicoli italiani, dove gli agricoltori devono confrontarsi con la crescente concorrenza delle produzioni straniere.
La richiesta è contenuta in una lettera aperta sottoscritta da Coldiretti e Filiera Italia insieme a Effat, la federazione europea dei sindacati dell’alimentazione, dell’agricoltura e del turismo, Farm Europe, Eat Europe e l’organizzazione agricola spagnola Asaja. L’iniziativa arriva in occasione del venticinquesimo anniversario di Everything But Arms, il sistema europeo che garantisce condizioni privilegiate di accesso al mercato comunitario ai Paesi meno sviluppati, con l’obiettivo di favorirne la crescita economica.
Secondo le organizzazioni firmatarie, tuttavia, questo meccanismo rischia di produrre effetti contrari alle sue finalità quando i vantaggi commerciali vengono riconosciuti anche a Paesi nei quali non sono rispettati i diritti umani e le condizioni fondamentali di lavoro.
«Un’alleanza tra agricoltori e lavoratori europei per affermare il principio fondamentale che il commercio internazionale deve favorire lo sviluppo e combattere la povertà – sottolinea Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia – e non deve trasformarsi in uno strumento che premia lo sfruttamento del lavoro, anche minorile, e alimenta una concorrenza sleale ai danni delle imprese agricole europee, sottoposte a standard sociali, sanitari e ambientali sempre più rigorosi».
A preoccupare è anche l’andamento delle importazioni. Secondo un’elaborazione di Coldiretti sui dati Istat, nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi di riso cambogiano in Italia sono aumentati del 16% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre quelli provenienti dal Myanmar hanno registrato una crescita del 15%. Numeri che, secondo l’organizzazione agricola, confermano la necessità di intervenire per evitare ulteriori squilibri sul mercato.
Per i produttori italiani, e in particolare per quelli della Lomellina, il problema riguarda la possibilità di competere con merci ottenute in condizioni produttive differenti. Le aziende europee devono infatti rispettare norme rigorose in materia di sicurezza alimentare, tutela ambientale e diritti dei lavoratori, sostenendo costi che potrebbero non gravare nella stessa misura sui concorrenti extraeuropei. Coldiretti solleva inoltre la questione della trasparenza sull’origine del riso commercializzato, chiedendo maggiori garanzie per i consumatori.
La lettera invita la Commissione europea a utilizzare gli strumenti previsti dal nuovo regolamento comunitario 2026/1395, che troverà applicazione dal primo gennaio 2027. La normativa disciplina anche la possibilità di sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie in presenza di gravi e sistematiche violazioni delle convenzioni internazionali, secondo le condizioni e le procedure stabilite dall’Unione. Le organizzazioni chiedono quindi di avviare tempestivamente le verifiche necessarie e di procedere alla sospensione delle agevolazioni nei casi in cui ne ricorrano i presupposti. A questo si affianca il regolamento europeo contro i prodotti realizzati mediante lavoro forzato, la cui applicazione generale è prevista dal 14 dicembre 2027. 
«Non è accettabile che agli agricoltori italiani ed europei vengano imposti obblighi sempre più stringenti mentre si garantiscono vantaggi commerciali a prodotti provenienti da Paesi nei quali non sono rispettati i diritti fondamentali dei lavoratori – ribadisce Garavaglia –. La reciprocità delle regole deve diventare un requisito imprescindibile degli scambi commerciali, tanto più quando sono in gioco la dignità delle persone e i diritti umani».
Una posizione che Coldiretti collega anche alla recente mobilitazione di Bruxelles contro la prospettata eliminazione della condizionalità sociale dalla prossima Politica agricola comune, il meccanismo che lega il rispetto di determinate norme sul lavoro all’erogazione degli aiuti agricoli.
Per l’organizzazione, la battaglia contro lo sfruttamento non può fermarsi ai confini dell’Unione europea. Dopo aver sostenuto in Italia la legislazione contro il caporalato e l’introduzione di maggiori garanzie per i lavoratori agricoli, Coldiretti chiede che gli stessi principi trovino applicazione anche negli scambi internazionali. L’obiettivo dichiarato non è impedire il commercio con i Paesi meno sviluppati, ma assicurare che le agevolazioni economiche non favoriscano produzioni ottenute attraverso lo sfruttamento delle persone o il mancato rispetto delle regole. Un principio che, per il comparto risicolo pavese e lomellino, assume un’importanza particolare nella difesa della competitività delle aziende agricole locali.