Sesia e Po in secca: riemerge «l'Atlantide» lomellina (e un ponte romano)
CANDIA – Le secche del Po e del Sesia fanno riemergere una storia antica, ma mai dimenticata dalle popolazioni rivierasche. Fra Candia e Langosco la carenza d’acqua nel letto del fiume Sesia ha fatto riaffiorare i resti del ponte di epoca romana. La zona si trova al confine fra i Comuni di Candia e Langosco, sulla sponda lomellina, e del Comune vercellese di Motta de’ Conti, la cui frazione Mantie si trova in territorio lomellino. La presenza di questo ponte risalente al I secolo dopo Cristo era segnalata sulle mappe antiche, ma è ritornata alla luce oggi grazie al periodo di magra che sta attraversando il Sesia. Ieri (martedì) sul posto si sono recati Stefano Tonetti, ex sindaco di Candia e oggi consigliere comunale a Motta de’ Conti, e il sindaco del Comune vercellese Emanuela Quirci. “Abbiamo effettuato un veloce sopralluogo – spiegano – per capire se è possibile recuperare qualche reperto da consegnare alle istituzioni culturali delle province limitrofe di Pavia e di Vercelli. Abbiamo notato che sono visibili i resti del ponte in muratura, su cui passavano le legioni romane, e i pali che dovevano sostenere una passerella per il passaggio delle persone”. Il guado della zona di Langosco, Mantie e Terrasa, frazione di Candia, era utilizzato già in epoca preromana, quando la Lomellina era abitata dai Liguri e dai Celti, ma solo nel I secolo dopo Cristo i romani costruiranno un ponte stabile per traghettare soldati, animali e mezzi lungo la Strada Regina. Questa arteria stradale, nota anche come Strada Pavese, rappresenta un pezzo di storia di Pavia e della Lomellina: partiva appunto da Pavia (Ticinum) e, attraverso Dorno, Lomello e Cozzo, superava il Sesia proprio fra Langosco, Mantie e Terrasa. Qualche chilometro più a sud, la secca del Po ha restituito numerosi resti dell’antico paese di Borgofranco sommerso nel 1808 dalla furia delle acque e ora il Comune di Suardi, nella persona di Carmelo Mastrandrea, consigliere con delega alla Cultura, sta pensando a un progetto di lungo respiro. “Borgofranco è la nostra Atlantide in mezzo al Po, che merita un futuro degno del suo passato storico – spiega Carmelo Mastrandrea – Vorremmo coinvolgere università, storici, archeologi e istituzioni delle nostre zone per unire le forze e per dare vita a una realtà permanente: il Museo dei borghi sommersi e della Lomellina storica. Sarebbe un polo culturale capace di raccogliere studi, tesi di laurea, mappature digitali e reperti offrendo al territorio un riscatto culturale e turistico senza precedenti. La Lomellina non è solo terra di risaie, ma un crocevia millenario di storie, dazi, battaglie e fiumi che cambiano il corso del tempo. Il fiume Po non restituisce solo pietre, ma frammenti della nostra identità. I recenti sopralluoghi che hanno riportato alla luce i resti dell’antico Borgofranco dimostrano che la nostra storia è viva, seppur sommersa. Non possiamo permettere che l’attenzione si spenga insieme alla secca del fiume: antichi villaggi fluviali come Borgofranco, Sparvara e Santa Maria di Suardi meritano di uscire dall’oblio”.
All’epoca del feudalesimo, i conti palatini di Lomello costruirono il castello di Santa Maria fra Borgofranco e Gambarana, oltre alla chiesa di Santa Maria di Suardi. Dopo la piena del Po del 1808, gli abitanti si stabilirono lungo la strada che portava alla chiesetta campestre di Santa Maria delle Grazie dando vita a un nuovo abitato che, assumendo il nome della chiesa sommersa dalle acque, si chiamò Suardi. Ancora oggi in dialetto lomellino Suardi, nome ufficiale dell’abitato dal 1864, è chiamato «al Burg» in memoria dell’antico luogo analizzato a più riprese dallo stesso Carmelo Mastrandrea. Sintomatico il fatto che nel gonfalone comunale di Suardi è riportata la scritta in latino «Burgus francus Laumellinorum». In questi giorni dalle sponde del fiume si possono intravedere un grosso blocco di pietra consistente in un arco a volta, forse appartenuto a una chiesa o comunque a un antico palazzo, e un basamento in mattoni “che potrebbe essere quello del campanile della chiesa di San Bartolomeo, nell’antico Borgofranco sommerso nel 1808”, precisa Carmelo Mastrandrea.