Login / Abbonati

Vince... Tempera! Sergio Ranieri parla per enigmi. 
Il massimo esperto mortarese del Festival della canzone italiana, Sergio Santini, bancario in pensione e storico inviato e conduttore di Radio Mortara, non si sottrae alla domanda sulla previsione del vincitore del festival di Sanremo, ma allo stesso tempo non resiste a un gioco di parole che richiama lo storico arrangiatore, tastierista e paroliere Vince Tempera. Poi però irrompe Sergio Ranieri, proprio come durante un fuoriprogramma radiofonico, come quelli (tantissimi) vissuti da protagonista sulle frequenze 99.3 di Rtm. Sergio Ranieri è il nome di battaglia che utilizzava in radio Sergio Santini. “Un omaggio a uno dei miei miti, Massimo Ranieri - racconta Sergio Ranieri - al quale mi sono ispirato nella scelta del mio nome d’arte per la radio. Quando ebbi occasione di incontrare l’istrionico artista, che è anche un giocoliere, un vero circense, glielo confidai. E lui approvò il mio «nome da battaglia» utilizzato per Rtm e che utilizzo ancora oggi quando parlo del festival”.  E, da appassionatissimo conoscitore del concorso musicale più celebre al mondo, Sergio Ranieri non vede l’ora di godersi questa 76esima edizione.  “Dalla prima - puntualizza - sono state pubblicate 2219 canzoni. Molte di queste le porto sempre nel cuore. Seguo il festival da sempre, e ho portato questa mia passione anche a Radio Mortara. Entrai per la prima volta a Rtm grazie a Marco Facchinotti, che non finirò mai di ringraziare per avermi introdotto in un ambiente che ancora oggi ricordo con grandissima emozone e affetto”. 
Anche l’ex sindaco, in radio, utilizzava una sorta di pseudonimo, quella «k» al posto della «c» che trasformava Marco Facchinotti in «Marco con la cappa». “Fu proprio lui a coinvolgermi nel gruppo di amici della radio - prosegue Sergio Ranieri - e ben presto la mia passione per Sanremo prese forma con dei collegamenti in diretta dall’Ariston. Stiamo parlando di oltre trent’anni fa e organizzare delle dirette radiofoniche, con i mezzi tecnici dell’epoca, non era così immediato e semplice come si potrebbe pensare oggi”.  Eppure funzionavano eccome. Tanto che Sergio Santini, in arte Sergio Ranieri, da inviato speciale, per diverse edizioni ha potuto vivere il festival quasi dietro le quinte, da una posizione privilegiata insieme ai giornalisti di radio e tv.  “E in quelle occasioni - rivela - si poteva davvero sapere in anteprima il vincitore. Ad esempio, nel 1995, quando Giorgia trionfò con la canzone «Come saprei», riuscimmo ad annunciarlo alla radio prima degli altri. Anche se, con tutta probabilità, i giornalisti della carta stampata venivano informati un po’ prima, per avere il tempo di scrivere e inviare i pezzi alle rispettive redazioni. In quell’occasione, tuttavia, strinsi amicizia con una fotografa, la quale era fidanzata con un giornalista. Ideammo una sorta di messaggio in codice, assegnando un numero per ciascuno dei cantanti papabili alla vittoria finale. I giornalisti e gli inviati, me compreso, erano tutti radunati nella mitica «Sala Ritz». Venni informato del vincitore e lo comunicai subito agli ascoltatori, grazie alla diretta su Radio Mortara e credo che gli ascoltatori di Rtm, in quella edizione, appresero almeno un paio di minuti prima rispetto ai telespettatori della Rai che avrebbe vinto Giorgia”.  Ma gli aneddoti di Sergio Ranieri intorno al Festival della canzone italiana sono davvero tantissimi: una miniera inesauribile di ricordi, avventure, ma soprattutto di musica e di conoscenza diretta con i suoi miti.  “Ricordo - prosegue - un altro episodio che riguarda Toto Cutugno. Mi trovavo nell’albergo dove alloggiava, insieme ad altri giornalisti. Ero in attesa del mio turno per avviare la diretta radiofonica. Il suo manager mi fece passare davanti, prima dell’inviata di Italia 1 perché, a detta dello stesso Toto Cutugno «Sono sicuro che la tua radio trasmetterà la mia canzone, mentre degli altri non ho la certezza». Andò esattamente così”. Ma Sergio Ranieri si spinge oltre, e prevede. “Mi definisco un talebano del Festival - ammette - nel senso che apprezzo il modo di condurre alla Pippo Baudo, al quale è dedicata questa edizione. A mio avviso il cantante deve esibirsi, cantare la sua canzone e stop. Non mi piacciono gli artisti che utilizzano il palco dell’Ariston per lanciare messaggi che esulano dalla musica. Credo che sia anche la linea seguita da Carlo Conti, un conduttore e direttore artistico che apprezzo molto e che ha già dichiarato sarà alla sua ultimo festival. Ma consentitemi di ricordare anche Raffaella Carrà. Il mio mito. Il suo festival fu preparato quasi all’ultimo momento. Non ha avuto un anno per prepararlo, come accade per gli altri e inoltre fu anche ostacolata in alcune occasioni dai coconduttori. Nonostante ciò, le canzoni di quell’edizione godettero di parecchio successo”. Sergio Ranieri ha raccontato il Festival della canzone italiana anche recentemente, al teatro Martinetti di Garlasco, in occasione della serata di sabato scorso dal titolo «Aspettando Sanremo». “Una serata davvero emozionante - conclude - organizzata dagli Amici della musica Huskovic”. 

Riccardo Carena