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MORTARA - Martedì mattina, davanti alla fontana di fronte alla stazione ferroviaria, una scena silenziosa ma carica di significato ha catturato l’attenzione di chi passava. Una delegazione dell’Anpi di Mortara era china sul marciapiede a pulire con cura la pietra d’inciampo dedicata a Cesare Capettini. Un gesto apparentemente piccolo, ma dal valore profondo, che invita a riflettere sul senso della memoria e sulla sua urgenza nel presente.
A Mortara, la pietra davanti alla stazione è stata posata il 28 gennaio 2020, in occasione della Giornata della Memoria, per ricordare Cesare Capettini, antifascista e partigiano mortarese. Dopo l’8 settembre 1943 fu arrestato per la sua attività di opposizione al regime fascista e all’occupazione nazista. Deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, uno dei lager più duri del sistema concentrazionario tedesco, vi morì, vittima delle condizioni di annientamento riservate ai prigionieri politici. La sua storia è una delle tante vite sacrificate per la scelta della libertà. Nonostante il freddo del mattino, mentre la pietra veniva ripulita con attenzione, Massimiliano ha voluto condividere una riflessione amara ma necessaria.
“La Storia, purtroppo, sembra non averci insegnato nulla. Dopo lo sterminio di sei milioni di ebrei, insieme a prigionieri politici, rom, omosessuali, disabili e minoranze – commenta Massimiliano Farrell – ci si aspettava un punto di non ritorno per l’umanità. E invece oggi vediamo ancora la costruzione del nemico, la disumanizzazione dell’altro, la sospensione del diritto e della pietà”.
Un richiamo che si allarga allo scenario globale: dalle politiche violente contro migranti e stranieri, alle guerre e alle popolazioni private dei diritti fondamentali. “I metodi cambiano – sottolinea il presidente Anpi – ma la sostanza resta. Senza forzare paragoni storici impropri, sono comunque modalità diverse di produrre stermini di massa”.