Dalle pulizie di primavera allo «svuota tutto» d’autunno: il nido si rifà gli interni, butta gli arredi... e tanto altro
La gestione del nido comunale «L’Aquilone» era già finita al centro delle discussioni politiche nel 2024, quando il Comune di Mortara decise di affidare per cinque anni i servizi educativi alla Aldia Cooperativa Sociale. Un passaggio che aveva spaccato il Consiglio comunale, con le opposizioni che accusavano l’amministrazione di “privatizzare” un servizio delicato come quello per la prima infanzia. Oggi, a distanza di poco più di un anno, quel malumore torna a farsi sentire, ma stavolta a protestare sono genitori ed educatrici.
Una dipendente, che preferisce restare anonima, racconta che nei mesi scorsi la cooperativa ha voluto buttare via una grande quantità di materiale: lettini, materassini, giocattoli acquistati nel tempo dal Comune per il nido. Proprio lunedì scorso hanno portato via tutto. La domanda che si fanno in molti è semplice: com’è possibile che una cooperativa getti via materiale comunale?
Oggetti pagati con soldi pubblici, ancora in buone condizioni, che rappresentavano una parte dell’identità stessa del servizio.
Non un vecchio magazzino da svuotare, ma strumenti che per anni hanno accompagnato i bambini nelle attività quotidiane. Dietro questa scelta, spiegano alcune fonti interne, ci sarebbe la volontà di rinnovare completamente l’ambiente educativo, in linea con il cosiddetto «metodo svedese» che la cooperativa avrebbe deciso di introdurre. Un metodo che, in teoria, punta sull’autonomia del bambino e sul gioco libero: niente giocattoli strutturati, niente costruzioni, piste o bambole, ma oggetti di uso comune, carta, tappi, scatole, plastica, stoffe. Da qui la scelta di gettare via i giochi strutturati acquistati dal Comune: non servono più. I bambini devono esplorare, inventare, scoprire. Le educatrici non devono intervenire, ma osservare, lasciare che l’esperienza sia guidata dalla curiosità naturale del bambino. Sulla carta, un approccio moderno e creativo. Nella pratica, però, la realtà raccontata da chi lavora dentro l’asilo sembra meno entusiasmante. Le aule sono state svuotate, i giochi colorati sostituiti da materiali poveri. Le cattedre rovesciate ora fanno parte dell’ambiente di gioco. Le attività si svolgono tutte a terra, in cerchio, con le educatrici sedute insieme ai bambini. Anche la figura della maestra, punto di riferimento e guida, appare quindi sbiadita. I bimbi dormono per terra, su materassini scomodi, e non sui letti comodi che sono stati buttati via.
“Ci dicono di non intervenire mai – spiega la dipendente – ma così i bambini rischiano di farsi male. Non tutti hanno la stessa autonomia o la stessa consapevolezza. E se succede qualcosa, la responsabilità ricade su di noi”.
Molti genitori hanno espresso perplessità, e qualcuno ha già deciso di ritirare i propri figli e iscriverli altrove.
“Siamo passati da un asilo accogliente e pieno di giochi a uno spazio vuoto e freddo – continua a raccontare – i bambini di due anni hanno bisogno di stimoli, di colori, di fantasia. Non di sedersi su una scatola di cartone o di dormire per terra”.
Il malcontento cresce anche per la mancanza di comunicazione. Nessuno avrebbe spiegato in modo chiaro in cosa consiste questo nuovo metodo. Né il Comune avrebbe informato le famiglie del cambiamento. L’impressione, insomma, è che la cooperativa Aldia stia tentando di applicare un modello educativo importato da contesti molto diversi, senza adattarlo alla realtà locale. Il risultato? Confusione, scontento e la sensazione che l’asilo «L'Aquilone», un punto di riferimento per molte famiglie mortaresi, stia perdendo la propria identità. Resta poi il nodo dei materiali buttati via: chi ha autorizzato la rimozione? C’è un verbale di consegna? Si trattava davvero di oggetti inutilizzabili?
Domande ancora senza risposta, ma che meritano chiarimenti da parte del Comune. Perché, al di là dei metodi e delle teorie pedagogiche, c’è una certezza: quello che si getta via non sono solo giocattoli, ma anni di lavoro, cura e ricordi di un servizio pubblico che appartiene alla città.
Massimiliano Farrell