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Scrivere di Giancarlo Torti al passato fa effetto. Ed è sbagliato. Giancarlo Torti era L’Informatore Lomellino e sarà sempre L’Informatore Lomellino. 
Era il novembre 2006, quando il sottoscritto ha varcato per la prima volta la porta della redazione di via Roma. Giancarlo Torti aveva già lasciato il giornale, ma era sempre presente. Lo era nei ricordi e negli aneddoti che si facevano largo nel fumo (allora!) che avvolgeva, quasi custodendola, la redazione e i suoi segreti. Era presente al punto che posso considerare Giancarlo Torti come uno di famiglia. Poi, negli anni, qualche telefonata. La voce squillante di Roberta al telefono lo salutava con un caloroso “Ciao, Giancarlo!”. E tutti capivano che era Torti, perché “il Giancarlo” era uno. E solo uno.
Nel 2011, realizzai un inserto per questo giornale che celebrava monsignor Luigi Dughera in occasione del 130esimo anniversario della sua nascita. Niente di monumentale, solo otto pagine di scritti e testimonianze raccolte nell’archivio del nostro “Informatore” e spunti presi dalla biografia dell’illustre prelato scritta da monsignor Paolo Rizzi. Tra i testimoni del tempo c’era, inevitabilmente, anche lui. “Il Giancarlo”. Lui, che era uno dei ragazzi cresciuti da Dughera.
Ecco, Giancarlo si sentì in dovere di prendere carta e penna per inviarmi una lettera in cui – addirittura – mi ringraziava “per aver valorizzato quelle mie lontane cartelle”. “Ti sono infinitamente grato – scriveva – per avermi amichevolmente citato in questo e in precedenti servizi”. Mi stupì. Con i giornalisti ci si lamenta, pochi o nessuno li contatta per ringraziarli. Queste sono le regole d’ingaggio e lo sappiamo bene… 
Oggi il mio sguardo si perde in quell’augurio con cui concludeva la lettera. Un augurio tanto personale che lascia capire la profondità dell’animo di Giancarlo. Poi gli incontri all’annuale festa dei giornalisti che lui aveva voluto per celebrare San Francesco di Sales. La Messa nella cappella del Seminario, poi la sigaretta in cortile in attesa di entrare nell’aula magna. Il suo saluto era sempre affettuoso. “Ciao Vittorio, ti leggo sempre” e ancora “Grazie, vi ricordate di me e mi mandate sempre il giornale”.
Giancarlo era un uomo che sapeva ancora ringraziare. Delicato, sensibile, oltre modo educato. In punta di piedi entrava nella vita delle persone, con una prudenza figlia di un profondo senso del rispetto. E della disciplina. Giancarlo è stato un signore: mai invadente, non era interessato alla curiosità indiscreta. Sapeva essere ironico e pungente, ma mai sgradevole. Mai sopra le righe. Cattolico praticante, non ha mai fatto mistero della sua Fede. Una Fede autentica, perché vissuta nel quotidiano. Ha testimoniato con il suo impegno quello che un buon cristiano deve fare nella società che lo circonda: mettersi al servizio secondo le proprie capacità. 
Un altro episodio legato a Giancarlo mi emoziona ancora. Gennaio 2020, festa dei giornalisti in Seminario: io ero diventato direttore da una manciata di giorni. 
Giancarlo mi vede e mi abbraccia. Assistiamo alla Messa e poi ci spostiamo nell’aula magna. Qui interrompe la cerimonia appena iniziata: “Voglio presentare il nuovo direttore de L’Informatore Lomellino, un giovane, un giornalista cattolico”. Non me lo aspettavo, ma mi ha fatto piacere. E – sono sicuro – anche a lui ha fatto piacere. 
Caro Giancarlo, oggi questo giornale vuole dirti grazie. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi. Grazie perché sarai sempre con noi. 
Grazie perché sei uno di famiglia e la tua famiglia ti ha voluto e ti vorrà sempre bene. 

Vittorio