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A Mortara l’oca non è soltanto un’eccellenza gastronomica: è anche una straordinaria produttrice di formule amministrative. Il Comitato Sagra torna protagonista tra ristotendone, servizi «integrati» e contributi pubblici. Tutto perfettamente legittimo, naturalmente. E soprattutto perfettamente integrato.
Una ragione d’esistere, alla fine, si trova sempre. Basta avere pazienza.
Per il Comitato Sagra di Mortara potrebbe essere arrivata sotto forma di tendone. Grande, naturalmente. In piazza Monsignor Dughera. E con dentro anche il Consorzio di tutela del Salame d’Oca di Mortara.
Una soluzione quasi filosofica. Perché se per qualche tempo qualcuno si fosse chiesto quale fosse esattamente l’insostituibile funzione del Comitato nell’universo della Sagra, adesso può finalmente dormire tranquillo: il Consorzio gli ha dato una mano. Anzi, una Locanda.
Proprio il soggetto che tutela il prodotto attorno al quale la Sagra è nata finisce così per contribuire a dare una robusta ragione operativa all’altro soggetto, quello che organizza la festa. E bisogna riconoscere che c’è una certa eleganza circolare nell’operazione.
Il Consorzio di tutela, peraltro, non è esattamente il circolo del burraco del martedì sera. È l’organismo ufficialmente riconosciuto per svolgere le funzioni di tutela sulla IGP «Salame d’oca di Mortara». La Sagra esiste per celebrare quel prodotto. Ma nel meraviglioso ecosistema organizzativo mortarese può accadere anche che sia il soggetto del prodotto a diventare funzionale al soggetto della festa.
Si chiama collaborazione.
O, volendo essere moderni, integrazione.
Del resto «integrazione» è la parola magica dell’edizione 2026.
Fino allo scorso anno il quadro era semplice persino per persone prive di master in scienze dell’amministrazione applicate ai palmipedi: il Consorzio aveva la sua «Locanda», il Comitato aveva «O...che Bontà». Due punti gastronomici, due esperienze, due organizzazioni.
Troppa semplicità.
L’impostazione illustrata a fine luglio dall’Amministrazione prevede invece un unico grande ristorante-tendone in piazza Monsignor Dughera. L’assessore Alberto Paglino aveva spiegato che non aveva senso avere due strutture simili a poca distanza e aveva annunciato l’accordo per fondere Locanda e O...che Bontà dopo una iniziale fase di freddezza.
E qui il Comitato trova finalmente una missione degna del proprio nome.
Il Consorzio porta il prodotto, la sua esperienza gastronomica, il richiamo del Salame d’Oca di Mortara IGP e la tradizione della Locanda. Il Comitato porta il Comitato.
Che, si converrà, non è poco.
Soprattutto perché nel frattempo il Comitato ha anche altro da fare.
Deve occuparsi dei servizi integrati.
Attenzione alle parole, perché qui basta un sostantivo sbagliato per precipitare nella banalità.
Plateatico? Per carità. Non scherziamo.
Il plateatico è roba antica. Materiale. Quasi contadina. Evoca metri quadrati, piazze, gazebo, bancarelle, tavolini, occupazione di suolo pubblico. Una terminologia terribilmente novecentesca.
Nel 2026 siamo oltre.
L’assessore Paglino lo aveva spiegato in maniera piuttosto netta: la richiesta per il suolo pubblico sarebbe dovuta passare sia dal Comune sia dal Comitato, ma il Comitato — attenzione — «non si mette a vendere l’occupazione del plateatico». Quello che vende sono i «servizi integrati per la Sagra».
Ecco.
Respiriamo la modernità. Non comprate metri quadrati: integratevi.
Non avete una bancarella: avete un’esperienza. Non pagate per stare lì: accedete a un ecosistema.
Il prossimo passaggio, immaginiamo, sarà il «pacchetto esperienziale di presenza fieristica territorialmente integrata». Con supplemento presa elettrica.
Il bello dei servizi integrati è proprio questo: possiedono una nobiltà lessicale che il povero plateatico non potrà mai raggiungere.
Perché «plateatico» fa subito pensare a una domanda molto sgradevole: quanto costa quel pezzo di piazza?
«Servizi integrati», invece, apre orizzonti.
Quali servizi? Integrati con cosa? Obbligatori o facoltativi? Quanto costano? Chi stabilisce il prezzo? Si può avere il suolo senza essere integrati oppure l’integrazione è condizione spirituale necessaria per accedere alla Sagra? Domande terribilmente prosaiche, che rischiano di rovinare la poesia.
Nel modello annunciato, infatti, gli operatori dovrebbero rapportarsi non soltanto con il Comune ma anche con il Comitato. Il confine tra concessione pubblica dello spazio e pacchetto di servizi organizzativi è proprio uno dei punti che meriterebbero di essere spiegati con chiarezza.
Ma non bisogna essere sospettosi.
Sono servizi. E sono integrati. Che altro volete sapere?
In fondo l’operazione sembra possedere una sua armonia complessiva. Il Consorzio e il Comitato si integrano nel tendone. Gli operatori si integrano attraverso i servizi. Il Comune si integra con un contributo.
Perché sul tavolo ci sono anche 20mila euro.
Non bruscolini. Non un cestino di salami e due bottiglie di Bonarda come ringraziamento per il disturbo. Ventimila euro di risorse pubbliche annunciati dall’Amministrazione per sostenere spese della manifestazione: pubblicità, spettacoli, attrezzature, materiale promozionale e altre voci organizzative. Il Comune ha assicurato di volere una rendicontazione puntuale, «al centesimo».
Giustissimo. Anzi, indispensabile.
C’è soltanto una piccola precisazione, utile per non trasformare il sarcasmo in un falso: il contributo va ancora trattato con la cautela dovuta a una scelta annunciata, perché non è stato individuato sull’albo pretorio il successivo atto amministrativo che ne certifichi già l’erogazione. 
Ma il programma è magnifico già così.
Il Comitato vende servizi integrati. Il Comune annuncia 20mila euro. Il Consorzio collabora nel grande ristotendone. È l’economia circolare applicata all’oca.
Naturalmente non c’è nulla di scandaloso nel fatto che un Comune sostenga economicamente la sua manifestazione più importante. Sarebbe perfino sciocco sostenerlo. La Sagra richiama visitatori, promuove Mortara, muove commercio e ristorazione, dà visibilità alla città e al suo prodotto simbolo.
Il punto divertente è un altro.
È il prodigioso ritorno al centro del Comitato.
Il Comune potrebbe occuparsi degli spazi pubblici. Il Consorzio potrebbe occuparsi autonomamente della valorizzazione del prodotto tutelato. Gli organizzatori potrebbero acquistare servizi da fornitori individuati di volta in volta.
Troppo facile.
Molto meglio costruire un sistema nel quale, alla fine, tutte le strade portano al Comitato.
Hai bisogno di partecipare alla Sagra? Servizi integrati.
Hai bisogno di organizzare il grande punto gastronomico? Collaborazione con il Comitato.
Bisogna finanziare pubblicità, spettacoli e promozione? Ventimila euro al Comitato, almeno nelle intenzioni annunciate.
A questo punto la domanda su quale sia la funzione del Comitato diventa effettivamente superata.
La risposta è: il Comitato serve perché c’è il Comitato.
È una forma organizzativa perfetta, autosufficiente, quasi biologica.
E bisogna anche ringraziare il Consorzio, perché con Locanda offre alla costruzione un tassello decisivo. In precedenza si sarebbe potuto pensare che l’organismo deputato alla tutela del Salame d’Oca di Mortara IGP avesse titolo per essere protagonista assoluto del momento gastronomico di una manifestazione chiamata, con sorprendente coincidenza, «Sagra del Salame d’Oca».
Ingenuità.
Il 2026 ci insegna che il vero valore aggiunto è la collaborazione. Meglio ancora se integrata.
Non significa che il nuovo ristorante unico funzionerà male. Potrebbe funzionare benissimo. Potrebbe essere pieno per tre giorni. Potrebbe offrire un servizio migliore, evitare dispersioni e diventare uno dei successi dell’edizione. Anzi, ce lo auguriamo.
Ma resta irresistibile il paradosso.
Il Consorzio tutela il Salame d’Oca. Il Salame d’Oca dà il nome alla Sagra. La Sagra dà centralità al Comitato. Il Comitato vende servizi integrati. E il Comune è pronto a metterci 20mila euro. Alla fine tutto torna. O meglio: tutto si integra.
A Mortara, capitale dell’oca, ormai non basta più saper insaccare bene il salame.
Bisogna saper insaccare anche le parole.
Plateatico? Mai sia! Servizi integrati.
E se poi, insieme ai servizi, si integrano anche ventimila euro pubblici, tanto meglio.