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Il viaggio lungo la millenaria «Via micaelica» si è concluso nel cuore dell’Atlantico, tra le onde e le scogliere battute dal vento del Kerry. Gli Amici del cammino di Mortara, guidati dal presidente Aldo Autolitano, hanno raggiunto la scorsa settimana Skellig Michael, l’isola-santuario che rappresenta l’ultima tappa di un percorso affascinante e ricco di storia spirituale. Il pellegrinaggio ricalca la tradizione che lega i principali luoghi di culto dedicati all’Arcangelo Michele, luoghi che, sorprendentemente, si trovano disposti lungo una stessa linea retta immaginaria. Dall’isola irlandese di Skellig fino al Monte Carmelo di Haifa, il tracciato unisce tappe straordinarie: St Michael’s Mount in Cornovaglia, Mont Saint-Michel in Normandia, la Sacra di San Michele in Piemonte, Monte Sant’Angelo sul Gargano e, più a sud, il santuario ortodosso di Symi, di fronte all’isola di Rodi. Ogni santuario, secondo la tradizione, è legato a un’apparizione o a un segno dell’Arcangelo Michele, venerato come protettore e guida.
“Abbiamo percorso un cammino che non è soltanto geografico, ma anche interiore – ha commentato Aldo Autolitano – la forza di questo itinerario sta nel collegare terre e culture diverse sotto un’unica luce spirituale”. Il suggestivo approdo a Skellig Michael, dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco, e nota per i resti del monastero altomedievale abbarbicato tra le rocce, è stato documentato in un breve video, ora disponibile sul canale YouTube del gruppo. Gli Amici del Cammino di Mortara continuano così a dare voce a un’antica via di pellegrinaggio che, attraversando mari e confini, testimonia la straordinaria continuità della devozione micaelica in Europa e nel Mediterraneo.

Massimiliano Farrell