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ASOLO - «Tra le bellissime colline asolane e il massiccio del Grappa, si sviluppa una delle ultramaratone più impegnative d’Europa. Un dislivello di più di 2mila e seicento metri, un anello podistico di cento chilometri, quattordici comuni coinvolti e più di trecento atleti che finora l’hanno percorsa». Soltanto leggendo queste poche righe, dal sito ufficiale della gara, viene voglia di provarci. Quasi come fosse uno spot di una vacanza da mille e una notte. Invece non sono mille, ma cento, i chilometri. E non si tratta di villeggiatura, ma di un’autentica impresa riuscita a poche centinaia di persone in tutta Italia.
Sono le gare nelle corde di chi fa della corsa una seconda ragione di vita. Di atleti inossidabili, infaticabili e irrefrenabili.
Di atleti come Andrea Tiozzo, quarantenne mortarese dalla gamba facile e dalla tempra assolutamente fuori dal comune.
Nello scorso fine settimana, tra sabato 5 e domenica 6 luglio, l’ultramaratoneta ha affrontato per la terza volta in carriera la «Asolo 100 Km», affascinante e terribile prova che si snoda dalla località veneta in provincia di Treviso fino alla cima del leggendario Monte Grappa, cima principale che dà il nome all’omonimo massiccio.
Il portacolori della società vigevanese della «Escape Team» ha superato se stesso considerando i due precedenti affrontati nella medesima prova. Ed è questo il risultato che maggiormente conferisce lustro alla sua ultima impresa.
“Questo genere di prove - conferma il mortarese - pur partecipate da molti atleti, sono innanzitutto sfide con noi stessi e i nostri limiti. Con l’unico obiettivo: superarli. E alla mia terza esperienza posso affermare con orgoglio di esserci riuscito. All’esordio, due anni fa, il clima era veramente proibitivo, con temperature intorno ai 36 gradi e un caldo che ci ha accompagnato dall’inizio alla fine dei cento chilometri. L’anno scorso, in occasione della mia seconda partecipazione, al contrario è stato il maltempo a condizionare me, gli altri concorrenti e soprattutto i rispettivi tempi finali. Addirittura abbiamo dovuto correre praticamente all’interno di un uragano”. L’edizione 2025, invece, gli ha sorriso anche dal punto di vista ambientale. “Un clima perfetto - conferma - con un tempo meteorologico clemente e temperature al di sotto dei 29 gradi”. E questo gli ha consentito di ottenere il miglior tempo personale su tre tentativi, tutti arrivati a destinazione peraltro.
“Si definisce «personal best» il record cronometrico ottenuto da un medesimo atleta nella stessa gara, confrontando le risultanze delle varie edizioni affrontate”.
Ma non c’è solamente l’aspetto agonistico.
“Questa gara - descrive - è davvero emozionante. Quando si salgono queste strade, che presto si trasformano in sentieri, si respira davvero un’aria diversa. E in occasione del Grappa tutto questo è amplificato dal profondo legame tra questi territori e la nostra storia. Una storia purtroppo fatta anche di sofferenza, dolore e vittime, come ricorda il monumentale sacrario. In tutte e tre le occasioni in cui mi sono trovato al cospetto di questo maestoso simbolo, sono sempre stato attraversato da emozioni fortissime. E anche durante questa mia ultima prova non ho fatto eccezione. Il trasporto è davvero tanto. Salire quei gradini e leggere la scritta «Gloria a voi soldati del Grappa» incisa a perenne ricordo sulla pietra è qualcosa di indescrivibile”.
Ma quando si tratta di competizioni sportive, seppur di caratteristiche assolutamente singolari e uniche come nel caso delle ultramaratone, il tempo per godersi paesaggi o lasciarsi pervadere dalle emozioni è davvero limitato al minimo. La tabella di marcia va rispettata con rigorosa disciplina, se si vuole giungere a destinazione con l’obiettivo prefissato.
“Il clima favorevole - conclude soddisfatto - mi ha permesso di spingere al massimo e centrare questo mio record personale”.

Riccardo Carena