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MORTARA - Una tonnellata di solidarietà. Sabato scorso, 23 maggio, i supermercati Bennet di Mortara e Parona hanno hanno accolto i volontari del comitato locale della Croce Rossa Italiana per l’appuntamento con la raccolta alimentare. In un solo giorno sono stati raccolti ben 940 chilogrammi (e litri) di prodotti. Il punto vendita di Mortara ha fatto la parte del leone con 721 chilogrammi, mentre da Parona sono arrivati altri 219 chilogrammi di generosità. “La popolazione ci risponde sempre con grande affetto, specialmente qua a Mortara, e ci dà molto - spiega Elisa Bovio, delegata locale all’inclusione sociale della Croce Rossa - . Certo, i dati mostrano una leggera flessione rispetto all’eccezionale raccolta dello scorso ottobre (quando si toccarono i 1.228 kg complessivi), ma restano perfettamente in linea con i 996,5 kg raccolti a maggio dell’anno scorso. Storicamente a maggio raccogliamo sempre un pizzico in meno rispetto all’autunno, ma l’impatto è straordinario”.
 La soddisfazione per il successo dell’iniziativa benefica fa da contraltare all’aspetto più doloroso della vicenda, ovvero le ragioni di una raccolta di generi alimentari. La mappa delle nuove povertà parla di 560 persone in difficoltà tra Mortara e Lomellina. Attualmente sono 560 le persone stabilmente assistite dal comitato. Un dato in drammatico aumento rispetto al passato, (nel 2024 erano 465) che fotografa una vulnerabilità diffusa. Il raggio d’azione della Croce Rossa mortarese è vastissimo. I volontari raggiungono famiglie in difficoltà che risiedono ad Albonese, Nicorvo, Rosasco, Castello d’Agogna, Olevano, Cergnago, San Giorgio, Valle Lomellina e Zeme. A questi, da febbraio di quest’anno, si è aggiunto anche il comune di Lomello, grazie a una specifica convenzione nata dal fatto che il locale comitato CRI (quello di Mede) non ha ancora attiva la distribuzione dei viveri. Gli alimenti arrivano gratuitamente (tramite le raccolte, i fondi europei AGEA e il Banco Alimentare di Muggiò), ma i pallet vanno ritirati fisicamente a Pavia e a Muggiò con i mezzi del comitato. A questo si aggiungono i costi di affitto della struttura provinciale e le bollette per l’energia elettrica della cella frigorifera in sede, indispensabile per mantenere i cibi freschi. 
“Per evitare code chilometriche – prosegue Elisa Bovio - e garantire dignità e ordine, il Comitato ha messo a punto un sistema a rotazione. Le famiglie assistite sono state divise in quattro gruppi. Ogni sabato mattina la sede apre le porte a un gruppo specifico, garantendo così a ciascun nucleo un pacco alimentare al mese. Il contenuto della borsa non è uguale per tutti, ma viene calibrato anche in base al numero di componenti”. La Croce Rossa di Mortara si distingue per una profonda attenzione alla dignità umana. 
“Molti assistiti che vivono nei paesi vicini o non hanno l’auto – prosegue Elisa Bovio – prima venivano a prendersi il pacco in bicicletta. Li vedevamo pedalare sulla strada provinciale con tre borse pesanti appese al manubrio. Per evitare tragedie e tutelarli abbiamo deciso di andare noi a casa loro. Ogni sabato quattro volontari preparano i pacchi in sede, mentre due equipaggi (composti da autista e barelliere) partono al mattino per le consegne nei paesi e un terzo mezzo gira a Mortara nel pomeriggio per raggiungere gli allettati e gli anziani soli”. Le persone che hanno accesso al sostegno offerto dalla Croce Rossa sono tutte seguite dai servizi sociali. L’ente pubblico verifica l’Isee (il parametro in base al quale vengono “misurate” le possibili economiche di un individuo) e segnale al Comitato di viale Capettini le persone che hanno diritto al pacco alimentare. 
Esiste tuttavia una flessibilità d’intesa con il Comune. Se una famiglia supera di poco il limite Isee a causa di un reddito cartaceo non aggiornato, ma sta affrontando un periodo di grave crisi, l’assistente sociale può comunque segnalarla e autorizzare la consegna del cibo. Ciò che preoccupa è però il mutamento della povertà a livello locale. 
“Un tempo – conclude Elisa Boviao - l’aiuto alimentare era destinato quasi esclusivamente a chi non aveva un’occupazione. Oggi lo scenario è profondamente cambiato, complice il lavoro di scarsa qualità e la precarietà. Ultimamente la povertà non risparmia chi lavora. Ci sono persone con un impiego stabile che tuttavia non riescono ad arrivare a fine mese perché gli stipendi sono troppo bassi rispetto al costo della vita. Noi sappiamo bene che il nostro pacco alimentare non può risolvere tutti i loro problemi, né può bastare per nutrirsi un mese intero. 
Vuole essere, però, un aiuto concreto per far risparmiare qualche decina di euro sulla spesa quotidiana. Quei soldi risparmiati, per una famiglia in difficoltà, significano poter pagare una bolletta della luce in più o comprare i libri di scuola per i figli”. 
I 940 chili di spesa raccolti al Bennet si trasformeranno proprio in questo. Una boccata d’ossigeno e di serenità per le persone più fragili.

l.d.