Mede, caso stazione: due mozioni unite e... bocciate entrambe
MEDE – Mozione bocciata. La minoranza di centrosinistra e il presidente del Consiglio comunale, Simone Annibale Ferraris, durante il Consiglio comunale di venerdì sera, avevano unito le loro due mozioni diverse perché l’intento era lo stesso: “chiedere a Rete Ferroviaria Italiana di aderire al progetto «Stazioni ad uso sociale», che permetterebbe di riavere in comodato d’uso gli spazi che la stessa Rfi non considera più funzionali”. Premessa: proprio Rfi dal 20 novembre si era «ripresa» la stazione ferroviaria. Il treno continuerà a passare, ma il Comune non potrà più usufruire degli interni dello stabile. Giorgio Guardamagna, sindaco di Mede, ha voluto chiarire con una nota “la vera situazione, al netto di interpretazioni che non tengono conto dell’oggettività”. “Nell’ultimo Consiglio comunale – è il suo testo, integrale – sono state discusse due proposte delle minoranze che chiedevano l’impegno del Comune a presentare un progetto di riutilizzo sociale della stazione ferroviaria di Mede, con la riapertura della sala d’aspetto e dei servizi igienici, come contemplato in una proposta delle ferrovie. La maggioranza ha chiesto di soprassiedere all’impegno richiesto, a fronte della incertezza dell’impegno economico certamente previsto, evidenziando come la proposta abbia una durata molto limitata (quattro anni) e della evidente difficoltà a reperire entità senza scopo di lucro cui affidare la gestione, considerato che è condizione prevista dal bando stesso. Ora, è evidente che chi non conosce la reale situazione descritta ha gioco facile a chiedere quanto ritiene ed imputare all’amministrazione di non voler procedere, non considerando quanto ben argomentato nel corso della discussione e cioè che un immobile di proprietà Rfi, di fatto, viene scaricato al Comune che dovrebbe assumere costi per fornire un servizio dovuto dalla proprietà a beneficio dei propri clienti fruitori, che pagano il biglietto per viaggiare. Questo aspetto, che riteniamo dirimente, non può essere ignorato, se si vuole responsabilmente ragionare sul tema. La nostra proposta è stata ed è quella già concertata in questi giorni con altri sindaci della tratta Pavia-Alessandria, che hanno la nostra stessa situazione, e cioè di chiedere un incontro al Prefetto per significare quanto in oggetto e, attraverso un interessamento autorevole, rinegoziare condizioni sostenibili per riaprire i servizi minimi previsti a favore dei viaggiatori”. “Il sindaco – è il commento di Antonella Bertarello, opposizione, civica di centro-sinistra «In Comune x cambiare Mede» – non è d’accordo nel presentare un progetto, piuttosto lo presenterà dopo avere la garanzia di ottenere l’immobile. Ho spiegato che la condizione per avere l’immobile è quella di presentare un progetto! Non si è mai visto il contrario. Guardamagna dice che sta confrontandosi con i sindaci che hanno lo stesso problema e che sono sulla linea Pavia-Alessandria e con la prefettura. Ci ha chiesto di ritirare la mozione, ma non abbiamo acconsentito perché la condizione che pone Rfi è proprio quella di avere un progetto che descriva l’utilizzo dell’immobile. Non capiamo perché c’è chiusura nel presentare un progetto: non si hanno idee? Nella pubblicazione allegata alla mozione ci sono numerosi esempi dei circa 470 Comuni italiani che hanno presentato e ottenuto la disponibilità delle stazioni. Quattro anni di comodato sono pochi, certo, ma non crediamo che se vengono realizzati degli interventi il contratto non possa essere prorogato. Come sempre si preferisce fare le vittime, questo era il tono dell’intervento, anziché essere propositivi. Da tempo si sapeva che la convenzione sarebbe scaduta, ma anche in questo caso non si sono mossi per tempo. Tra i numerosi servizi persi, i medesi si troveranno anche quello che toccherà da vicino i pendolari”.
Davide Maniaci