Langosco, un paese senza negozi. Appello del sindaco: Commercianti, fatevi avanti per investire qui
LANGOSCO – Qui non si può più fare la spesa.
Langosco, 360 anime sulle rive del Sesia, è rimasto senza negozi.
C’è la farmacia, c’è l’ufficio postale nuovo di zecca, ma nessun luogo dove comprare da mangiare. L’appello del sindaco assume i toni, quasi, della disperazione.
“Cerchiamo qualcuno disposto ad investire qui”.
Non facile, perché Langosco è fuori da ogni via di comunicazione importante. La statale passa a cinque chilometri, ma nel borgo bisogna andarci apposta. Una comunità dall’età media alta che ora deve spostarsi anche per acquistare i beni minimi. La situazione è precipitata negli ultimi anni: dopo la pandemia aveva chiuso l’unico bar. Poi è toccato alla tabaccheria, che faceva anche da edicola. Un paio di mesi fa, invece, ha serrato i battenti la bottega di generi alimentari. Era l’ultimo punto vendita.
Sindaco è Margherita Tonetti. Anni 68, in carica da undici, nel 2024 non avrebbe voluto ricandidarsi più per “lasciare il posto ai giovani”. Ma di giovani non ce n’erano e lei è stata di fatto costretta a ripresentarsi: la sua lista civica, l’unica in gara, ha evitato il commissariamento.
“I baristi e i tabaccai – spiega Margherita Tonetti – hanno dovuto chiudere perché, dopo i lutti familiari, nessuno si è più sentito di proseguire l’attività. La bottegaia, quella dell’ultimo negozio, ha raggiunto l’età della pensione”.
Ed anche in questo caso, serrande chiuse e atmosfera malinconica.
Intanto, per far tornare almeno la bottega, il sindaco ci prova. “Investite qui”. Sa che non è semplice affatto. Un negozio deve avere un guadagno, e con la popolazione che invecchia, si assottiglia, va via, rischia di mancare il bacino d’utenza.
“Ogni tanto – è lo sfogo del sindaco – qualcuno dà la colpa al Comune, con toni un po’ demagogici. Come se il municipio potesse trovare una soluzione, avere la bacchetta magica, pressare qualcuno per aprire qui o per rimanere. Col cuore, io farei l’impossibile. Ma non è in mio potere”.
Finora ci sono state vaghe promesse. Un supermercato di un paese vicino si è offerto, due volte alla settimana, di portare la spesa a chiunque la prenotasse. Sarebbe meglio di niente. Alcuni, timidamente, si sono detti interessati a rilevare le attività scomparse, ma poi si sono tirati indietro.
“L’ideale, credo – aggiunge Margherita Tonetti – è che il bar, se riaprisse, diventasse una specie di emporio, di bottega di paese. Cioè, che avesse anche il pane, e dei generi alimentari di base. Mi pare che altrove questa formula funzioni bene. Così convoglierebbe le famiglie del paese e potrebbe sostenersi”.
C’è un dettaglio non da poco: i locali del bar sono di proprietà comunale. Il Comune quindi, rispettando i criteri che impediscano un danno erariale, potrebbe cercare di agevolare, in qualche modo, i potenziali esercenti.
A fine 2023, quando era scomparsa la tabaccheria, la stessa prima cittadina aveva già lanciato un altro invito a nuovi negozianti. “Fatevi avanti”.
Sapendo già che non sarebbe stato facile. Intanto qui, a Langosco, nella Lomellina profonda, fuorché per i farmaci, la gente è costretta a prendere la macchina per tutto. Anche per acquistare due uova, o un litro di latte.
Davide Maniaci