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MORTARA - Il tema è fragorosamente tornato alla ribalta nazionale grazie a un’inchiesta di un quotidiano del Mezzogiorno che lunedì scorso, 15 giugno, ha pubblicato un approfondito resoconto dello «stato dell’arte» dei campetti di provincia, sparsi un po’ qua e là lungo tutta la penisola, che versano in condizioni di assoluto abbandono, degrado e incuria. Si tratta di un malcostume diffuso, che non conosce differenze rispetto alle latitudini: Nord, Centro o Sud non fa differenza: fondi sconnessi, reti che mancano, porte arrugginite, recinzioni inesistenti o pesantemente danneggiate, praticamente inutili.
L’inchiesta si focalizzava soprattutto su quelle aree sportive del Mezzogiorno, in terreni precedentemente controllati dalla criminalità organizzata, poi confiscati e restituiti ai legittimi proprietari, ovvero i cittadini, con una finalità nobile: renderli fruibili, sicuri e in condizioni idonee per poter praticare, al loro interno, attività sportive che potessero rappresentare un polo di attrazione, un’occasione di riscatto, un’oasi di possibilità in un deserto di disperazione giovanile. Fondi pubblici - un’enormità - e finanziamenti privati hanno contribuito alla riqualificazione di parchi, aree verdi o sportive, oltre a numerosissimi campetti da calcio, calcetto, pallacanestro, pallavolo o altre discipline.
Gli stessi campetti, a distanza di pochi anni, in molti casi addirittura di pochissimi mesi, versano in condizioni di totale abbandono, incuria e, nei casi più estremi, anche di pericolosità per chi desideri utilizzarli: c’è il rischio concreto di farsi male - e seriamente - anche solo per tirare due calci a un pallone o a canestro. In questo panorama desolante, che è bene ribadirlo accomuna tristemente molte città italiane, periferie comprese, Mortara non fa eccezione. L’occasione per ricordarlo a tutti si è presentata anche nello scorso fine settimana, nell’area pubblica dedicata all’attività sportiva esterna al palazzetto di via Ciniselli, a due passi - due di numero - da viale Dante. Lì, proprio di fronte all’edificio precedentemente in uso all’Enel, oggi altra grande incognita in capo all’amministrazione locale che dovrà, in qualche modo, definirne il futuro, sorgono due campetti esterni. Uno progettato per giocarci a calcetto e a pallamano, l’altro per la pallacanestro (anche se originariamente poteva essere adattato anche per la pallavolo). Proprio quest’ultimo è stato oggetto di riqualificazione durante i primissimi mesi dell’amministrazione guidata dal compianto Ettore Gerosa. Nel fine settimana scorso, con i volontari dell’associazione «Greg4Ever», è tornato al centro dell’attività sportiva della città. Grazie a questi giovani volenterosi, che nel ricordo dell’amico Gregorio Lampugnani organizzano ogni anno il torneo di pallacanestro a suo nome, l’area esterna al palazzetto dello sport si è riempita di persone: non soltanto dei ragazzi che hanno giocato, ma anche dei tanti spettatori, amici o semplici curiosi. I quali non hanno certo potuto fare a meno di notare, proprio a fianco al bellissimo campo da basket, le condizioni pietose di quello adiacente, che dovrebbe servire per giocare a calcetto. Le foto descrivono la situazione in maniera inequivocabile: le porte, arrugginite, non hanno le reti. Della recinzione di protezione nemmeno l’ombra. I pali di sostegno, i pochi ancora dritti, sono destinati a seguire il destino degli altri, pericolosamente inclinati.

Riccardo Carena