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MORTARA - In un panorama sportivo dove spesso conta solo il risultato immediato, c’è però chi rappresenta una piacevole eccezione e sceglie - con ammirevole coraggio - di rimettere al centro i valori umani e la crescita educativa. E’ proprio quest’ultimo il caso della squadra «Giovanissimi U14» della Pro Mortara. Il gruppo, composto da sedici elementi tutti nati nel 2012, è una realtà che si sta confermando un vero fiore all’occhiello del settore giovanile gialloblù ma anche del territorio calcistico locale. A guidare il gruppo in questa delicata fase di transizione - considerata l’età dei calciatori - è il robbiese Massimo Piazzi. Tecnico di lungo corso, porta in dote alla società mortarese presieduta da Massimo Soncin ben 27 anni di esperienza maturata tra Robbio, Gravellona e Sparta Novara. Ma nel curriculum dell’allenatore merita un posto d’onore Borgolavezzaro, società con cui ha collaborato per ben quindici anni.
“Consentitemi di ringraziare sentitamente la società - esordisce mister Massimo Piazzi - per avermi contattato e per la grande fiducia che ha riposto in me fin dal primo giorno. Il mio coinvolgimento alla Pro Mortara è nato grazie all’interessamento di un amico, che mi ha convinto con il suo entusiasmo. Fin da subito alla Pro Mortara ho percepito una struttura sana, con dirigenti e allenatori qualificati e preparati, in costante crescita e con una grande voglia di migIiorarsi”.
Ma il progetto gialloblù va oltre il rettangolo verde: la società, infatti, fa del sociale la propria bandiera, convinta che il campo debba essere, prima di tutto, una palestra di vita.
“Qui - conferma mister Massimo Piazzi - si respira un’aria diversa: la società è un punto di riferimento per le famiglie e si impegna quotidianamente per offrire ai ragazzi un ambiente sano, togliendoli dalle distrazioni della strada e insegnando loro il rispetto e la disciplina”.
Il passaggio al «calcio dei grandi» - quello a undici giocatori con arbitri federali e campi regolamentari - non è mai una passeggiata, ma i ragazzi hanno risposto presente. Grazie al prezioso lavoro seminato nelle stagioni precedenti da Fabio Arné, Massimo Piazzi ha ereditato un «gruppo pensante» e affiatato. Fondamentale si è rivelata anche la collaborazione con il Genoa Calcio, le cui linee guida hanno permesso ai giovani mortaresi di gettare il cuore oltre l’ostacolo e sfoderare ottime prestazioni anche contro realtà sulla carta più blasonate. Tuttavia, il vero segreto di questa stagione risiede nell’armonia fuori dal campo e nella forza dello staff:
“Vedere dirigenti e collaboratori come Alessandro, Alex, Lorenzo e Alessandro remare tutti dalla stessa parte - sottolinea l’allenatore - è merce rara nel calcio di oggi. Ma è l’unione a fare davvero la forza. In particolare quella che intercorre con i genitori. Mamme e papà hanno sempre motivato i ragazzi nell’arco di tutta la stagione, senza mai intralciare il lavoro tecnico, rispettando i ruoli e la serenità del gruppo. Questa è una sinergia che fa bene al cuore e che non è affatto scontata”.
Nonostante le fatiche scolastiche dell’ultimo anno delle scuole medie, la presenza agli allenamenti è stata costante, segno che per questi ragazzi del 2012 lo sport è sinonimo di sacrificio e dedizione. Il messaggio del mister per il futuro è chiarissimo, un autentico manifesto di sportività. 
“Dico sempre ai miei ragazzi - conclude l’allenatore - che la vita, proprio come una partita, è fatta di momenti felici e di salite ripide. L’importante è affrontare tutto con armonia e dare il massimo, perché il nostro obiettivo primario resta uno solo: formare dei piccoli uomini prima che dei calciatori. Questa esperienza insegna che quando l’impegno dei singoli si sposa con la voglia di fare di tutto il gruppo - società, staff e famiglie - nessun traguardo è precluso. E’ la dimostrazione che il lavoro di squadra, unito alla qualità e alla cura del dettaglio che chiediamo costantemente ai ragazzi, permette di raggiungere grandi obiettivi, tanto sportivi quanto personali”. 
Un percorso d’eccellenza che prepara i ragazzi ad affrontare con successo le sfide della vita e che va ben oltre il fischio finale.

Riccardo Carena