Vuu-Van Hoang: il vietnamita missionario laico gesuita che ha trovato l’America a Gambarana

GAMBARANA – Parlando con lui si ha davvero la sensazione di avere a che fare con un uomo fuori dal tempo. Calmo, gentile, quasi zen, parla con disinvoltura della sua vita e dei massimi sistemi senza mai scomporsi. Vuu-Van Hoang (nella foto) viene dal Viet Nam e ha deciso di passare il resto dei suoi giorni a Gambarana. Per questo, conoscendolo meglio, lo si potrebbe benissimo definire “un eremita tra le risaie”. Uomo schivo, la sua improvvisa notorietà sarà maggiore da oggi: stamattina, mercoledì, una troupe del Tg3 regionale andrà a Gambarana per intervistarlo. Chiunque starebbe ad ascoltarlo per ore. Classe 1952 (“l’anno in cui il mio Paese si divise in due”, ama sottolineare), si definisce “un uomo libero”. “Non ho catene, non ne avrò mai, sono nato libero – aggiunge – e per questo non posso accettare chi mi priva della libertà. Sono arrivato in Italia da giovane, a Milano, come borsista di studio nella facoltà di scienze alimentari. Era il 1974, la laurea non l’ho mai presa. Semplicemente poi ho fatto altro”. Intanto alle spalle di Vuu-Van Hoang scorrevano il tempo e la Storia, quella con la S maiuscola. In Viet Nam c’era la guerra, quella tra il Nord comunista e il Sud liberale con “lo zampino” degli Americani e dell’Urss. Stragi senza fine, dramma vero. Luu è del Sud, a quei tempi occupato. I fratelli e le sorelle sono scappati, una diaspora in giro per il mondo conclusasi in Canada. Ora vivono lì. Un Paese, come spiega l’uomo, che ti permette di vivere con dignità. Lui però ha scelto Gambarana. Fa i lavori che trova, adattandosi, aspetta la pensione (manca poco), vive di ciò che coltiva. Si fa gli affari suoi. È qui da trent’anni. “Quello che non mi piace – rivela – è questo astio assurdo tra “fazioni”. Se io cammino e saluto qualcuno, quelli del “gruppo” opposto al suo poi non mi salutano più. Ma perché? Siamo in pochi, forse è meglio rispettarsi e rimanere uniti”. Meglio comunque queste piccinerie che il caos della città. Viveva a Vigevano, ma era troppo frenetica. Prima ancora ha abitato a Melegnano, periferia di Milano, quella seria, “da duri”. La situazione era bruttina, un vicinato non a posto. Era meglio andar via. Gambarana adesso significa “pace”, la possibilità di andare in bicicletta. Un’altra grande passione. Non è la sola: Vuu-Van Hoang è anche un missionario laico gesuita e, da rifugiato politico, fa anche parte a Milano della San Vincenzo de’ Paoli, associazione laica che aiuta i più sfortunati. Come arriva nel capoluogo? In treno da Torre Beretti, che raggiunge ovviamente in bicicletta. Su questo personaggio unico, incredibile, uomo buono che sopravvie in tempi ostili, ci sono anche dubbi sulla vera età. In Viet Nam si iniziano a contare gli anni di qualcuno dal concepimento, cioè nove mesi in più. Ma lui prima dice di essere del ’52, poi del ’50. Da qui si capisce che questa non può essere una storia come le altre.

Davide Maniaci