Virus e Dpcm bloccano gli amministratori condominiali. Assemblee? Meglio evitare...

Il divieto di assembramento impedisce il regolare svolgimento delle assemblee condominiali, fortemente sconsigliate anche dai recenti chiarimenti contenute nella sezione FAQ del Ministero dell'Interno. Niente assemblee da remoto, perché tutti i condòmini dovrebbero collegarsi. Se dovesse mancare anche uno solo degli interessati oppure qualcuno fosse costretto a uscire dalla riunione per assenza di segnale internet, la riunione non potrebbe essere ritenuta valida. Considerate le tante difficoltà che si avrebbero con una riunione online, il geometra Gianni Bocca, decano tra gli amministratori di condominio mortaresi, preferisce aspettare tempi migliori.

“È complicato – afferma Gianni Bocca – organizzare un’assemblea con queste modalità. Se qualcuno va via o non è presente, la riunione online non si può fare. Risulterebbe anche difficoltoso, per chi è in possesso di una delega, poterlo dimostrare. Penso sia molto meglio a questo punto protrarre le assemblee. Per via dell’emergenza sanitaria, infatti, non c’è più l’obbligo di convocazione entro 180 giorni”. Per chi abita all’interno di un condominio, è obbligatorio l’utilizzo della mascherina nelle aree comuni. Si tratta di una semplice norma, grazie alla quale è possibile evitare la diffusione del Coronavirus nelle abitazioni.

“Noi amministratori – afferma il geometra Bocca – per una questione relativa alla privacy non siamo tenuti a sapere l’identità dei condòmini che risultano positivi al Covid. Ad ogni modo, possiamo effettuare le procedure di sanificazione delle aree comuni del condominio se veniamo a conoscenza di un caso di positività. Chi è malato deve restare a casa in isolamento volontario e non dovrebbe uscire nemmeno nelle aree comuni del condominio. Per tutti gli altri condòmini, invece, qualora non manifestassero sintomi, non c’è alcuna limitazione negli spostamenti”. I condomini, purtroppo, sono ora a serio rischio per la diffusione del virus a causa di alcune scelte fatte dal Governo: laddove ci fosse uno studio medico, infatti, i sospetti positivi esterni al condominio possono sottoporsi al test del tampone, con il rischio di introdurre il Covid in uno spazio residenziale in cui non è presente. “Secondo me – afferma l’amministratore Bocca – i tamponi dovrebbero essere fatti in luoghi più idonei”.

Massimiliano Farrell