Videolezioni, app e compiti a casa: gli studenti raccontano la scuola digitale

Tra Meet, Classroom, Edmodo e il registro elettronico tutti i professori delle scuole mortaresi e del territorio si sono attrezzati per fare didattica a distanza. La maggior parte degli studenti ha già avuto qualche esperienza di verifica o interrogazione online, ma purtroppo c’è anche chi ha difficoltà a seguire le lezioni perché non ha una buona connessione a internet. “Nella mia classe – racconta Aron, studente dell’indirizzo scientifico del liceo Omodeo – sono soltanto due i professori che ancora non hanno avviato le video lezioni, ma inviano soltanto compiti. Molti docenti hanno ridotto il loro monte ore complessivo. In media abbiamo quattro ore di lezione al giorno, per un totale di circa venti alla settimana”. Un orario a cui però vanno aggiunti anche i compiti su Edmodo. “I nostri lavori vengono valutati – continua a raccontare Aron – ma non abbiamo capito bene se questi voti conteranno come valutazione ufficiale”. Effettivamente, finché non arriveranno direttive chiare dal ministero, è tutto un gran mistero. “Sappiamo però – afferma Aron – che i voti delle interrogazioni di italiano che stiamo facendo questa settimana verranno conteggiati. Per ora nessun altro professore ci ha interrogati, anche se altri hanno ribadito di volerlo fare”. Una decisione probabilmente dovuta alla consapevolezza che quest’anno sarà alquanto improbabile che gli studenti possano rientrare nelle aule. “Per tirare le somme – conclude Aron – in generale stiamo andando avanti più lentamente col programma, ma in compenso abbiamo molti più compiti. Non facciamo attività di laboratorio da casa e in linea di massima tutti riusciamo a seguire le video lezioni. Qualcuno ogni tanto ha problemi a connettersi perché vive in campagna”. Anche al Pollini la situazione non cambia più di tanto. “I nostri insegnanti – spiega Samuele, studente dell’indirizzo agraria – hanno ridotto l’orario. Facciamo tre ore di video lezione al giorno, e ci assegnano esercizi e slide da studiare. Secondo me la mole di compiti che dobbiamo svolgere a casa non è eccessiva”. Al Pollini sono già partiti in quarta con interrogazioni e verifiche online. “Sono stato interrogato di italiano – continua a raccontare Samuele – e devo dire che non mi sono trovato male. Per adesso non ho ancora fatto verifiche, ma ne abbiamo due già in programma”. Da casa purtroppo non si riescono a fare le attività pratiche, quelle che si facevano in serra, e ci si concentra soltanto sull’aspetto teorico. Anche nella classe di Samuele non si riscontrano grossi problemi legati all’utilizzo delle piattaforme. “Tutti riusciamo a partecipare alle lezioni – conclude Samuele – anche se ogni tanto qualcuno ha problemi di connessione e non riesce a seguirle in maniera ottimale”. Anche le scuole vigevanesi si sono attrezzate per affrontare quest’emergenza. Ma se a Mortara i professori che fanno video lezioni sono la maggioranza, in alcune scuole di Vigevano non è così. “Nella mia classe – racconta Christian, studente mortarese dell’indirizzo meccanica dell’Ipsia Roncalli – soltanto tre professori stanno facendo lezione su Meet. Di questi, alcuni hanno mantenuto l’orario scolastico, altri lo hanno ridotto. Gli insegnanti che non fanno lezioni online utilizzano le aule virtuali di Classroom per assegnare compiti. A questi lavori viene poi assegnato un punteggio, ma non sappiamo ancora bene se verranno ufficialmente valutati”. I voti nella classe di Christian sono esclusivamente scritti. “Ancora niente interrogazioni – spiega – per adesso i professori fanno qualche domandina orale soltanto a chi non ottiene un buon punteggio nei test. In ogni caso io penso che, vista la situazione d’emergenza, non sarebbe giusto dare debiti formativi a fine anno”. Anche al Roncalli, come al Pollini, risulta impossibile fare le materie pratiche da casa, e purtroppo qui, ci sono persone che non riuscivano a connettersi perché a casa non avevano internet. “Un mio amico – racconta Christian – è dovuto andare da sua zia a Pavia per seguire le video lezioni e adesso di fatto abita da lei. Per quanto ne so io, la mia scuola non fornisce dispositivi elettronici per chi ha questo tipo di necessità”. Al liceo Cairoli la situazione invece è ben diversa. Chi ha bisogno può chiedere un dispositivo elettronico in comodato d’uso. C’è da dire però che chi ha usufruito di questa opportunità si è ritrovato in mano dei tablet con un sistema operativo talmente obsoleto da non permettere nemmeno l’accesso alle piattaforme. Un problema che il preside Alberto Panzarasa ha garantito sarà risolto al più presto. Al Cairoli si fanno già interrogazioni online e verifiche, anche se i metodi di valutazione rimangono a discrezione dei docenti. Obbligatorio, invece, il raggiungimento di una soglia limite settimanale di venti ore. Infine, alla Fondazione Roncalli, che non va confusa con l’Ipsia, le lezioni si fanno su Skype e i compiti vengono assegnati sempre su Edmodo. “Tutti seguono le video lezioni – spiega Gaia, studentessa mortarese dell’indirizzo estetica – ma a volte mi capita di perdere dei pezzi perché non mi va la connessione”. Il quadro che emerge da tutte le scuole è dunque uno solo. Gli studenti stanno vivendo esperienze molto simili, e tutti i professori si sono organizzati. La scuola c’è, non è chiusa. Ad aver chiuso sono soltanto gli edifici scolastici.