Vaccini, Nicorvo maglia nera: il sindaco e il medico cercano di convincere la gente

NICORVO – I dati a volte vanno letti al contrario. Osservando le percentuali relative alla popolazione vaccinata contro il Covid, disponibili sul portale web di Regione Lombardia, si nota che la Lomellina fa fatica. Del resto si trova in una provincia, quella di Pavia, all’ultimo posto tra tutte e 12 per prime dosi, con l’84,83 per cento (dati aggiornati a domenica 19 settembre). Al primo posto c’è Lecco, col 90,04 per cento. Due Comuni su tre come “pecore nere”, negli ultimi tre posti della classifica regionale, sono in provincia di Pavia. All’ultimissimo posto c’è Campione d’Italia, con un bassissimo 22,36 per cento. Il dato mette i brividi: è forse il quartier generale degli irriducibili. No: semplicemente, vista la sua posizione geografica sul lago di Lugano, gli abitanti vanno a vaccinarsi in Svizzera e il sito web lombardo viene aggiornato molto in ritardo. Togliendo Campione, ultima è Rocca de’ Giorgi, 67 abitanti in Oltrepò, con appena il 58,62 per cento di vaccinati. Penultima Nicorvo, l’unico altro paese in Lombardia che non supera il 70. È ferma, infatti, al 67,43 per cento. Su 261 residenti sono state effettuate 176 prime dosi e 158 seconde dosi. All’appello mancano 85 persone. Tante, tantissime. Ma perché?

“Il paese – prova ad analizzare il sindaco Michele Ratti (nella foto) – è distante da tutto, punti vaccinali compresi, e soprattutto ha avuto un solo decesso per Covid da marzo 2020 in poi. In questo siamo stati fortunati: la pandemia ci ha solo sfiorati, e il morto era anche una persona quasi “di passaggio”, sconosciuta in paese. Il dottor Alessandro Pistoja era passato casa per casa già a marzo di quest’anno per vaccinare gli ultraottantenni, e noi con l’Auser avevamo pubblicizzato in ogni modo la campagna vaccinale, offrendo di portare i residenti direttamente agli hub”. Un solo decesso, oltretutto di un uomo che non era membro della comunità. Forse la fortuna di essere soltanto lambiti dal dramma, e di non averlo vissuto in prima persona, fa sì che il Covid sia ancora visto come un problema lontanissimo, che non riguarda.

Pistoja, medico del paese, tuttora cerca di convincere in tutti i modi i più restìi. A differenza loro, lui una laurea in medicina ce l’ha.

“Sono anche stato sindaco per quattro anni – dice – e quindi tra pazienti e cittadini, conosco tutti. Una ventina di persone sposano la “teoria del complotto” e saranno le più difficili da persuadere, negazionisti irriducibili. Altri so che si sono prenotati per colpa, o meglio per merito, del green pass obbligatorio ovunque. Altri ancora vivono in cascine remote e sono davvero fuori dal Mondo. La fascia più testarda è quella tra i 50 e i 60 anni, non gli anziani nati dal 1941 in giù, che del resto ho vaccinato io”. E che sono troppo vecchi per usare internet e fidarsi delle bufale improbabili che circolano.

Davide Maniaci