Una settimana a tutta puzza, la polemica sbarca sui social e la politica dice... boh!

E’ un odore quasi insopportabile: per alcuni assomiglia alla puzza di baccalà marcio, per altri è semplicemente nauseante. Resta il fatto che la settimana appena trascorsa sarà ricordata come i giorni della puzza. Impossibile non accorgersi che nei campi è iniziato il consueto, massiccio, spandimento di fanghi. Una pratica che invade le campagne e tortura i nasi di tutti i mortaresi. Che quasi ci hanno fatto l’abitudine. Nel paese delle puzze ormai sopportare sembra essere l’unica cosa da fare. Anche se quello che arriva all’olfatto è un tanfo violento, come un pugno in uno stomaco. L’unica valvola di sfogo per la rabbia dei residenti è quella offerta dalla piattaforma social più usata dagli adulti. Gli stessi che poi non partecipano alle iniziative di piazza, alle raccolte firme e alle manifestazioni organizzate dalle associazioni ambientaliste. Ancora più ambiguo è l’atteggiamento del mondo della politica. Tante dichiarazioni d’intenti, tante partecipazioni a feste e ad eventi, tante inaugurazioni. “Ma trovare una manciata di tecnici e politici – è l’accusa degli ambientalisti della prima ora - che studiano come inventare una transizione ecologica in Lomellina, oppure come discutere in pubblico un bilancio comunale, perché alla fine i soldi sono della gente che paga le tasse, è come cercare l’ago in un pagliaio. Così se parli di creare un bilancio che non sia solo economico ma anche di genere, ambientale, sociale ti guardano storto come se stessi parlando della luna. Sostanzialmente i politici non leggono molto. Tu puoi scrivergli lettere, progetti, idee, proposte, richieste, le puoi consegnare a mano, protocollare, inviare con la pec. Nessuno ti risponderà mai, perché sembra quasi un insulto disturbare il manovratore. Così a me sembra. Guardando con un occhio sincero e non ideologico la mia città mi sembra di vedere anche un po’ di scollamento nella compagine governativa locale, mi sembra cioè che essa viva molto di ricordi e di io speriamo che me la cavo, più che di progettazione di possibili narrazioni di futuro”. Intanto il territorio subisce, chino davanti ad una pratica che sembra avere un che di ineluttabile. Contro la pratica dello smaltimento fanghi nei campi sono in pochi ad opporsi concretamente. I Comitati, da soli, sono deboli. In questi anni hanno solo ricevuto il “contentino” di essere, per così dire, ascoltati. Poi, però, gli accordi vanno avanti inesorabilmente secondo gli interessi economici di pochi. E questi pochi sono i colossi del rudo che gestiscono gran parte dei rifiuti nazionali. E hanno grandi interessi in Lomellina. Basta volgere lo sguardo poco più in là, verso il paese dell’Offella, per vedere quello che sta accadendo all’inceneritore, pronto a bruciare i fanghi. Nonostante le manifestazioni, i ricorsi e le proteste, il problema degli afrori disturbanti si ripresenta con puntualità.

Luca Degrandi