Una resa senza condizioni: annullata la sagra, salta anche il palio. Non mancano i mal di pancia

Mortara china la testa, ha vinto il Covid. Le regole da rispettare, la paura, l’incertezza e la prudenza hanno condotto alla cancellazione della sagra del salame d’oca non si farà. Tutto annullato. Per la prima volta dalla nascita della manifestazione, nel 1967, si assiste ad una resa incondizionata. Lo hanno spiegato ieri, martedì primo settembre in aula consigliare, tutti gli attori principali dell’evento settembrino. C’erano il sindaco Marco Facchinotti, il presidente del Comitato organizzatore Andrea Maffei, il presidente Ascom Edo Rossi, il presidente del Magistrato delle contrade Alessandra Bonato e il rappresentante della Camera di commercio Fabrizio Giannelli. Tutti schierati, apparentemente, dalla stessa parte. L’immagine che hanno cercato di dare è stata quella di essere uniti nella condivisione della responsabilità di questa scelta clamorosa, difficile e sofferta. Un modo per sopportare assieme il “fardello della sconfitta”. Però... c’è un però. Dietro la facciata della decisione presa di comune accordo cova più di un mal di pancia. Come se ci fosse un anello debole, un capro espiatorio, qualcuno che avesse, per primo, alzato bandiera bianca creando poi un effetto domino, una reazione a catena che ha fatto crollare le possibilità di tutti gli altri attori di mettere in campo qualche iniziativa. Non a caso in più di una situazione il sindaco Marco Facchinotti, nel consueto ruolo di pacificatore e mediatore, ha voluto sottolineare come la Sagra sia di tutti, della città intera e come Magistrato delle contrade, Comitato organizzatore, Ascom e Comune siano tutti soggetti complementari e fondamentali per la piena riuscita della manifestazione. Ma andiamo con ordine. Partendo dalle premesse illustrate dallo stesso primo cittadino. “Purtroppo la situazione che si è venuta a creare lascia aperti numerosi interrogativi – esordisce Marco Facchinotti – che ci hanno messo in condizione di dover fare delle riflessioni dolorose, ma necessarie. La conclusione, ahimè, è quella dell’annullamento della Sagra e di tutti gli eventi. Abbiamo visto ovunque, in Italia e all’estero, manifestazioni importantissime cancellate. Assistiamo tristemente a partite di calcio e a Gran premi automobilistici senza spettatori. Vediamo cose belle martoriate dall’assenza di pubblico. Tutto ciò avviene a livello nazionale e internazionale per evitare assembramenti, per diminuire i contatti ravvicinati tra le persone e per ridurre le probabilità della trasmissione del contagio. Noi come amministrazione comunale abbiamo vissuto dei mesi difficili, che agli occhi della gente possono essere passati quasi inosservati. La normalità non è quella che stiamo vivendo ora. L’incertezza continua e non possiamo ignorarla. Non la ignorano il Comitato Sagra e il Magistrato delle contrade che hanno fatto numerosi incontri e che hanno tratto le conclusioni che loro stessi vi diranno”. Così la patata bollente viene lasciata agli altri, con l’amministrazione che si defila con la convinzione di aver fatto tutto il possibile. Ma forse non tutti la pensano in questo modo. Non può certamente passare inosservata l’assenza dell’assessore al commercio Luigi Granelli, tra i più convinti sostenitori della necessità di organizzare, anche se in forma riveduta e corretta, una manifestazione che attiri visitatori in città. “Il Comitato, subito dopo la fine del lockdown - è la posizione di Andrea Maffei, presidente del Comitato – si è messo in pista per adempiere a tutte le incombenze burocratiche inerenti allo svolgimento della Sagra. Tutto l’iter della macchina organizzativa è partito in tempi non sospetti, anche perché la nostra è una delle manifestazioni più importanti dell’intera regione. Quindi abbiamo instaurato immediatamente un confronto con l’amministrazione comunale e il Magistrato delle contrade per cercare di fare tutto il possibile nel rispetto delle norme di sicurezza. Purtroppo nel tempo sono venute a mancare delle parti fondamentali affinché si potesse dare luogo ad un evento completo, nonostante tutto fosse stato pensato con un nuovo format dal punto di vista storico, da quello culturale e di quello gastronomico. Che è la parte che attira la maggioranza della gente. Il Comitato non può far altro che adeguarsi a questa situazione di incertezza. Mortara non potrebbe gestire l’afflusso di 30 o 40mila persone, che sicuramente sarebbero venute, che avrebbero camminato per le strade senza rispettare attentamente le norme anti contagio”. Cancellata l’edizione 2020, il Comitato pensa già all’edizione 2021, nella convinzione che tra 12 mesi lo spettro della pandemia sia definitivamente scomparso. “Abbiamo analizzato tutti i decreti emanati sia a livello nazionale che a livello regionale – è la posizione di Alessandra Bonato, presidente del Magistrato delle contrade – e purtroppo ci siamo resi conto quasi subito che sarebbe stato impossibile realizzare il corteo storico e il palio in piazza. E’ un grandissimo dispiacere perché questo sarebbe stato il suo 50esimo anniversario. Nonostante tutto non vogliamo arrenderci del tutto e abbiamo deciso di proporre ai commercianti di Mortara la possibilità di esporre in vetrina i nostri abiti storici. Un modo per dare un po’ di colore nell’ultima settimana di settembre. Inoltre parteciperemo ad una funzione religiose per ricordare tutte le vittime del Covid e per rinnovare la vicinanza con tutte le persone che hanno sofferto in questi mesi terribili e angoscianti”. Ma se il periodo del lockdown è stato terribile, altrettanto difficili potrebbero essere i prossimi mesi. Soprattutto per il commercio locale, in trincea contro una crisi che continua a mordere con ferocia. “Inizio con il fare i complimenti al Comitato organizzatore per il lavoro svolto fino a questo momento – sono le prime parole di Edo Rossi, presidente dell’Ascom – ma ora credo che sia necessario voltare pagina e guardare al futuro. Ragioniamo come imprenditori e ragioniamo sul domani. Noi ci stiamo rimboccando le maniche in vista del Natale e di quello che si può fare nei mesi autunnali. In questa ottica è doveroso rimettere al centro dell’attenzione il prodotto”. Chiude la carrellata di interventi il presidente del Consorzio di tutela. “Il prodotto deve essere al centro della manifestazione - propone Gioachino Palestro - perché l’oca a tavola si può presentare in mille modi diversi. Ci sono più di cento prodotti che derivano dalla lavorazione del palmipede. Questo è il momento delle scelte. Che devono essere coraggiose e pensate per la valorizzazione del prodotto e di tutto il territorio. Basta con i chioschi per strada con le caldarroste, meglio offrire patate fritte nel grasso d’oca”.

Luca Degrandi


(Nella foto, da sinistra: Fabrizio Gianneli, membro della Giunta della Camera di Commercio di Pavia, Edo Rossi, presidente Ascom Mortara, Marco Facchinotti, sindaco di Mortara, Andrea Maffei, presidente del Comitato organizzatore della Sagra del Salame d'Oca e Alessandra Bonato Tarantola, presidente del Magistrato delle Contrade)