Un violoncello del maestro liutaio mortarese Valerio Ferron suona al Carnegie Hall di New York


CREMONA - In queste settimane di pandemia c'è chi comunque riesce a fare il giro del mondo. Ovviamente non fisicamente, ma attraverso una sorta di prosecuzione del proprio corpo. La maestria del giovane liutaio di Mortara, Valerio Ferron (nella foto sopra), solca ancora una volta l'oceano e sbarca in America. Non si tratta della prima volta in cui una creazione dell'artigiano 32enne che a Cremona ha trovato la propria strada e la sua seconda casa, diventando ormai da alcuni anni uno dei liutai più affermati del panorama italiano, varca i confini nazionali, affacciandosi anche alla scena internazionale grazie alla grande maestria e a un'esperienza che di anno in anno si perfeziona sempre più. Uno degli ultimi manufatti costruiti da Valerio Ferron, che a Cremona, la capitale della liuteria mondiale, ha aperto il suo laboratorio, è un raffinatissimo violoncello modello "Pietro Giacomo Rogeri 1717". Un pezzo unico, realizzato interamente dall'estro e dalla fine manualità dell'artigiano di origini mortaresi e che ha già deliziato la platea del prestigioso Carnegie Hall di New York. Il concerto, andato in scena prima che anche gli Stati Uniti venissero colpiti dall'emergenza Coronavirus, ha visto il talentuoso violoncellista e compositore australiano Joshua Lee (in basso) dare voce all'opera di Valerio Ferron, che anche in questi giorni difficili, lontano da casa in una situazione che mai nessuno della sua generazione avrebbe mai pensato di dover affrontare, trova proprio nella passione per il suo lavoro la forza e il coraggio per sconfiggere la paura. "In queste settimane di pandemia - racconta - mi isolo nel mio laboratorio e continuo a lavorare, a costruire e creare". I suoi prossimi pezzi unici - sperano tutti - suoneranno la melodia della vittoria definitiva contro il virus. A Cremona e nel mondo.