Tromello, strage di api in cinque giorni

TROMELLO – Dove sono andate a finire le api? Escono a bottinare i fiori, a cercare e immagazzinare il cibo, ma non tornano più. Le poche che si rivedono sono agonizzanti al suolo, come si vede nella foto. Una morìa che sembra peggio di quella degli scorsi anni. Gli insetti sono dei veri e propri desaparecidos. Lancia l’allarme Michele Contini, tromellese, apicoltore e presidente della Pro loco del suo paese. “C’è qualcosa di grave che sta succedendo – dice Contini – ma non riusciamo a capire cosa. È successo a me, ad altri due apicoltori di Tromello, uno alle Bozzole e numerosi altri casi in tutto il territorio. Purtroppo non ci si rende conto che l’aria che respiriamo è la stessa. Le api sono molto più piccole di noi e quindi muoiono. Ma le persone hanno poco da stare allegre”. Il problema è sorto quasi dal niente ad inizio maggio. Prima i melari erano al completo. Dopo cinque giorni, la frequenza con la quale di norma avvengono i controlli, ci si è accorti che erano spopolati. Una tragedia silenziosa, senza testimoni. Gli sciami erano decimati. Se almeno gli insetti tornassero e morissero sul posto si potrebbe prendere i cadaveri, metterli in un congelatore e farli sottoporre ad autopsia. Così invece diventa difficile anche organizzare delle analisi e capire il motivo di questo sterminio. “La morìa delle api ovviamente influisce su ogni alveare – continua l’apicoltore tromellese - e non nego che il danno sia anche economico. Durante il periodo di fioritura delle acacie, l’albero più frequente in Lomellina, non abbiamo potuto raccogliere il nettare perché non c’era chi faceva questo lavoro, le api. Il clima quest’anno è eccezionale, si prospettava un anno bellissimo. Ci è andata male ancora: abbiamo perso animali e raccolto. Gli alveari erano spopolati. Cassette che il 30 aprile erano stracolme d’api, il 5 maggio erano sguarnite. Il numero di insetti era calato ad occhio nudo. Per più di dieci giorni c’è stata una paralisi assoluta del sistema dell’alveare. Le cause sono difficili da ricercare proprio per l’assenza di analisi. Le api morte le abbiamo trovate soprattutto alle Bozzole: non abbiamo raccolto i cadaveri perché pensavamo fosse un caso isolato. Invece non era così”. Ats, previamente informata, sta mappando la situazione a livello regionale. Forse i “colpevoli” sono alcuni agricoltori. Non si esclude che le api siano state disorientate e avvelenate dal glifosate. Ma è soltanto un’ipotesi tra le tante. “Le persone – conclude Contini – non devono pensare che sia una battaglia tra apicoltori e agricoltori, anzi. I veri killer sono le grandi case produttrici, che vendono in Italia prodotti che in altri Paesi sono stati vietati proprio per la loro pericolosità”.

Davide Maniaci