Trenord-MiMoAl: la lite finisce davanti al giudice, la società ora pretende 10mila euro di danni

E alla fine…Trenord porta MiMoAl in tribunale. I crimini di cui l’associazione dei rappresentanti dei pendolari si sarebbe macchiata, secondo i vertici di Trenord, sono due: violazione del diritto d’autore e diffamazione. L’accusa nasce nel lontano 31 dicembre 2020, ben sei mesi fa, quando MiMoAl pubblicò un video satirico (ora non più visibile) sul canale YouTube dell’associazione. Il video satirico, realizzato con i pochi mezzi a disposizione di MiMoAl, voleva essere una parodia di un video pubblicato da Trenord (tra l’altro realizzato con un costo enorme, sicuramente superiore ai 500 euro di fondi pubblici) in cui una vocina di sottofondo leggeva una letterina, come quella dei bambini a Babbo Natale, nella quale dichiarava di provare tenerezza per la quantità (e la qualità) dei treni che portano quotidianamente i pendolari a lavoro o a scuola, e soprattutto di provare meraviglia di fronte a tutte le misure di sicurezza adottate sui treni per prevenire la diffusione del Covid-19. Un video senz’altro romantico e strappalacrime, che però stride con la realtà quotidiana della linea Milano-Mortara-Alessandria, dove i disservizi sono all’ordine del giorno, le cancellazioni e i ritardi non si fanno mai mancare, l’aria condizionata è un’utopia, e non c’è nemmeno l’ombra dei gel igienizzanti per le mani nelle carrozze, in linea teorica obbligatori per legge. Proprio per questo motivo, l’associazione MiMoAl aveva ripubblicato il video di Trenord sui suoi canali social, aggiungendo in sovraimpressione le tabelle reali delle cancellazioni dei treni. Una mossa che ai piani alti di Trenord non è stata gradita. Ha fatto seguito, poco dopo la pubblicazione del video satirico, una lettera di fuoco con le accuse avanzate a MiMoAl e la richiesta di ben 10000 euro di risarcimento. La vicenda sembrava poi essere finita nel dimenticatoio, ma evidentemente Trenord non perdona facilmente.

“Dopo sei mesi di silenzio – dichiara Franco Aggio, presidente MiMoAl – l’amministratore delegato di Trenord Marco Piuri ci ha inviato, tramite il suo legale, la citazione in giudizio presso il Tribunale di Milano per aver ‘sfregiato’ il video di auguri natalizi ‘Cara Trenord’ pubblicato su YouTube, con la sovrapposizione di una tabella, ufficiale e pubblica, con ‘presunti’ ritardi e cancellazioni. È vergognoso che una società con capitale pubblico, 50 per cento di Ferrovie Nord Milano e l’altro 50 per cento di Ferrovie dello Stato, ma gestita di fatto indirettamente da Regione Lombardia, citi in giudizio una organizzazione di volontariato, iscritta al registro provinciale e regionale, di pendolari, tutti volontari, che si autofinanzia con una tessera di 5 euro”.

La denuncia a MiMoAl e la richiesta stratosferica di 10000 euro di risarcimento è la dimostrazione plastica dell’arroganza del potere di una impresa che, di fatto, non deve rendere conto a nessuno perché il suo controllore, Regione Lombardia, è anche il proprietario, il gestore ed il committente del servizio dell’impresa stessa. “Noi – prosegue Aggio – abbiamo le spalle larghe e siamo tranquilli, continueremo a batterci in ogni istanza, sia in tribunale che sui media che in piazza. La nostra missione è quella di rappresentare i disagi e i danni che i passeggeri subiscono in termini di ore perse e di relazioni famigliari sacrificate. Nelle condizioni pietose in cui sono ridotte le linee ferroviarie passanti per Mortara, semmai sono i pendolari che dovrebbero chiedere i danni a Trenord”.

Per far fronte alle difficoltà in cui Trenord sta cercando di mettere MiMoAl, l’associazione rivolge un appello ai cittadini. La battaglia legale che vede protagonisti MiMoAl contro Trenord, infatti, è una battaglia per i diritti, uno scontro frontale che vede protagonisti, di fatto, i cittadini, i lavoratori e gli studenti pendolari da un lato, e i “padroni” di Trenord, dall’altro. Bisogna tenere anche presente che Trenord sta investendo una considerevole quantità di soldi pubblici per fare causa a MiMoAl, soldi che si sarebbero potuti utilizzare (forse) per migliorare il servizio. “Chiediamo a tutti coloro che in questi quattro anni ci hanno seguito in quest’avventura di dimostrarci la propria solidarietà. Secondo quanto scritto sul testo della Citazione in giudizio, noi avremmo 1434 follower. Noi crediamo che siamo molti di più, ma soprattutto crediamo sia un diritto dei cittadini manifestare il proprio dissenso verso un servizio che è, a dir poco, imbarazzante, soprattutto sulle linee ferroviarie della Provincia di Pavia. Siamo cittadini, non sudditi”.

Massimiliano Farrell