Trasporti: più soldi e meno vagoni? Il rischio del dopo-virus

I soldi alle imprese del trasporto pubblico sono assicurati, il ripristino del servizio alle condizioni pre-pandemia no. Tradotto: la solita fregatura per pendolari e contribuenti che, con le tasse, pagheranno la stessa cifra per un servizio che, in futuro, potrebbe essere ridimensionato. Il rischio è occulto e, proprio per questo, ancora più grande e concreto. Da un lato il Governo, attraverso il “Cura Italia”, mette in sicurezza finanziaria la platea delle imprese esercenti il trasporto pubblico locale. Solo in Lombardia si parla di 450 milioni di euro. Dall’altro c’è da sperare su un controllo vigile dei committenti, ovverosia le Regioni affinché l’effetto virus non si traduca in meno corse, meno vagoni e meno personale. E’ questa l’insidia maggiore. Le aziende del trasporto pubblico locale potrebbero essere tentate di non ripristinare integralmente i servizi sospesi avendo anche la certezza di ricevere l’intero ammontare del corrispettivo economico. “Soprattutto – spiegano dall’Associazione pendolari MiMoAl (nella foto) - in quelle imprese dove i ricavi da traffico, generati dalla vendita di biglietti e abbonamenti, sono molto bassi in percentuale rispetto al corrispettivo del committente (le Regioni). Inoltre sarebbero i committenti a dover pianificare i tempi ed i modi per il ritorno integrale ai servizi pre-pandemia: in un contesto normale questo conflitto di interessi sarebbe virtuoso e costringerebbe committenti ed imprese a trovare un punto di caduta che soddisfi entrambi, ma in molte realtà nazionali questo equilibrio sarà di difficile raggiungimento in quanto il committente è proprietario e/o controlla l’impresa di trasporto”. Questa è chiaramente la situazione della Lombardia. Lo è sicuramente il modello organizzativo che si riscontra nella gestione del trasporto ferroviario regionale. “La Regione – proseguono gli attivisti di MiMoAl - è il committente del servizio ferroviario regionale. Il finanziamento per il 2020 è circa 450 milioni di euro. Al contempo è pure proprietaria indirettamente al 50 per cento dell’impresa Trenord. Questa situazione evidenzia magistralmente la plateale difficoltà in cui si troverà Regione Lombardia. Da un lato come committente dovrebbe tendere a ripristinare i servizi per dare un senso all’ingente esborso economico e dall’altro, come proprietaria di Trenord, ha tutto l’interesse ad incassare la totalità del corrispettivo anche a fronte dei minori servizi resi. Cioè meno costi per l’impresa Trenord che beneficerà anche, in minima parte, di una riduzione del costo del personale che graverà sul fondo di sostegno bilaterale. Ecco il giogo perverso del controllore che è anche proprietario del controllato”.

Luca Degrandi