Telefoni “fantasma” e lettera anonima: indagine interna al Clir. La presidente: faremo chiarezza

PARONA – Telefoni (forse) arrivati, poi (forse) spariti e che dovrebbero (si spera!) riapparire entro le prossime due settimane. L’estate “agitata” del Clir prosegue. Non bastavano le grane legate al bilancio, ora spunta anche il caso dei “telefoni del mistero”. Ma non solo. In questa intricata vicenda spunta anche “il corvo”. Nei giorni scorsi è circolata una lettera anonima, indirizzata al presidente del Clir Federica Bolognese, ai revisori dei conti, ai sindaci dei Comuni, ai giornali e alla Procura della Repubblica, che gettava fango sulla società in merito alla presunta sparizione di alcuni telefoni cellulari. Nella missiva del corvo si parla di 10 telefoni, ma in realtà sarebbero 8. E questi apparecchi telefonici, marca Apple, sarebbero arrivati al Clir in seguito alla stipula di un contratto telefonico con la compagnia Vodafone. La lettera anonima è arrivata ai destinatari nei giorni scorsi, tanto da sollevare un polverone. Ma l’azienda era a conoscenza dell’accaduto. Un episodio a tinte fosche che non fa altro che alimentare dubbi e polemiche, ma questa volta la presidente Bolognese vuole fare chiarezza fino in fondo: “Non è un problema che non stiamo affrontando, - spiega - anzi è nostra volontà fare chiarezza sull’accaduto”. E qualcosa di vero deve pur esserci se è vero com’è vero che ad inizio anno, nel periodo pre Covid, era stata avviata un’indagine interna per far luce sull’accaduto. Siamo quindi tra gennaio e febbraio, ben 5 mesi prima che il corvo si svegliasse mandando lettere anonime a destra e sinistra. L’Organismo di vigilanza, presieduto dall’avvocato torinese Vera Perino e composto dal dottor Francesco Trecate e dalla dottoressa Rita Moncalieri, aveva rilevato qualche anomalia e ha aperto l’indagine interna. Indagine della quale era informata anche il presidente che ha seguito la prassi aspettando l’esito dell’inchiesta in seno all’azienda. Parrebbe quindi che l’Organismo di vigilanza abbia sentito diverse persone registrando da alcune piena collaborazione, mentre altri si sarebbero dimostrati un po’ meno collaborativi. Chiaramente l’Organismo di vigilanza non è né una Procura né un tribunale, quindi per stabilire se qualcuno ha preso quei telefoni, o se per disgrazia non sono mai arrivati in azienda, servirebbe l’indagine di un Pubblico ministero. Sta di fatto che l’Organismo di vigilanza conclude l’indagine e presenta la propria relazione al Consiglio di amministrazione della società. “Abbiamo preso atto della relazione – è il commento della presidente Federica Bolognese (nella foto) – e il Consiglio di amministrazione, dopo aver fatto le giuste valutazioni, valuterà la strada opportuna da prendere. Di certo non è un problema che non abbiamo affrontato e che non affronteremo, vogliamo fare luce sull’accaduto”. Affermazioni di una chiarezza adamantina che promettono totale trasparenza nella gestione del “caso”. Ma in questo intricato puzzle si aggiunge una tessera. Ieri, lunedì 27 luglio, verso mezzogiorno sarebbe stata protocollata in azienda una lettera che chiarisce la faccenda, tanto da garantire che entro le prossime due settimane i telefoni saranno nuovamente nella disponibilità della società. A questo punto è lecito chiedersi come mai questa lettera (firmata) sia arrivata soltanto ora, dopo che si è conclusa l’indagine dell’Organismo di vigilanza e dopo che il corvo, con la sua lettera anonima, ha provato a gettare fango sul Clir. Il firmatario della lettera non era stato ascoltato durante l’indagine interna? O, in caso contrario, perché il firmatario non ha fatto chiarezza durante l’inchiesta aziendale in modo da mantenere il “caso” dentro le mura del Clir? Domande lecite, che ognuno, seguendo questo affare, potrebbe porsi. Al Consiglio di amministrazione l’ardua sentenza...