Sono 150 le “panchine rosse” dilagate in Sud America grazie a Tina Magenta

LOMELLO – “Festa della donna” vuol dire ormai “panchine rosse”, anche e soprattutto in Sud America (dove l’epidemia deve ancora arrivare in modo catastrofico). L’idea era partita da Lomello grazie a Tina Magenta, che adesso ne raccoglie i frutti. La donna è co-fondatrice insieme al marito Gian Franco della biblioteca Giovannini-Magenta. “L’avventura più esaltante e inaspettata – rivela la donna – è quella della panchina rossa-banco rojo in Argentina, in Ecuador, in Messico e Uruguay, paesi che per l’8 marzo hanno inaugurato 150 panchine rosse. Il numero nel mondo supera ormai le 600”. La “panchina rossa” è diventata anche marchio registrato dagli Stati Generali delle Donne, il “forum” itinerante presieduto da Isa Maggi. Il primo manufatto, simbolo della lotta alla violenza di genere, venne installato a Lomello il 18 settembre 2016 grazie alla donazione della biblioteca Giovannini-Magenta. In centinaia li hanno imitati, l’australiana Sydney compresa. L’Argentina dopo l’Italia è la seconda nazione al mondo per numero. La storia commuove. “Elisa Mottini con il marito Marcello Zappoli nel 2017 è arrivata a Milano – prosegue Tina Magenta – per le sfilate di moda. Elisa aveva però un altro obiettivo importante, andare a visitare il paese della nonna. Quest’ultima, emigrata oltreoceano nel 1910, non si ricordava più il nome del paese natìo. Era Galliavola. Ogni anno ha scritto a quasi tutti i Comuni della Provincia senza mai ricevere risposta. Nel 2017 da Galliavola le hanno detto che sì, il paese è proprio quello. Li ha ricevuti l’allora sindaco Loredana Longo. Elisa ha sempre collaborato con il marito nella realizzazione dei cast degli importanti servizi fotografici, lavoro affascinante ma che non la soddisfa pienamente. Il suo desiderio è sempre stato quello di occuparsi di donne in difficoltà, di poterle aiutare. Per questo lavorava all’ospedale Alvarez della sua città, Buoenos Aires, nel reparto dove vengono curate le donne colpite da sordità a seguito di botte ricevute dai loro compagni, traumi così violenti da lesionarne irrimediabilmente i timpani. A Galliavola ha parlato del suo lavoro alla sindaca Longo, la quale ha pensato subito alla panchina rossa di Lomello. Ricordo bene tutto. Erano le 12.30 e mentre preparavo il pranzo ho ricevuto la telefonata di Loredana Longo, che mi parlava di questi suoi due ospiti. Pronti via! Loro erano gentili, affabili. Dopo le foto vicino alla panchina rossa l’ho invitata a portare il progetto a Buenos Aires. E il 25 novembre dello stesso anno nel giardino dell’ospedale Alvarez, alla presenza di medici, personale e pazienti viene inaugurata la prima panchina rossa, il loro Banco Rojo”. Mediaticamente dall’altra parte dell’oceano l’idea ha avuto grandissimo successo, perché Elisa Mottini è molto brava a trasmettere il significato profondo della posa di una panchina rossa, nel sollecitare l’impegno di tutti a prevenire e a combattere la violenza contro le donne, piaga sanguinante anche in quel paese. I contatti di Elisa con persone che si occupano del problema anche fuori dall’Argentina sono molti, il suo lavoro in campo è pressante. Il progetto si è allargato fuori dai confini dell’Argentina. A novembre del 2019 Mottini era all’Università di Siviglia, in Spagna. Alla facoltà di Psicologia viene inaugurata la prima panchina rossa anche in questa nazione. E ora, che è stato da poco celebrato l’8 marzo, il numero di questi piccoli oggetti di arredo urbano dal significato profondissimo è aumentato, ancora una volta.