Solidarietà internazionale per l’ospedale dell’Uganda

MEDE – Mede e Matany, in Uganda, nell’Africa più nera. Un filo sottilissimo che unisce due comunità così diverse da più di trent’anni. Il dottor Pier Luigi Rossanigo (nella foto), medese, durante l’intervista si trovava nella diocesi di Moroto, dove è consulente sanitario. Anche il Comune, come ogni anno, ha aiutato in modo tangibile: mille euro di contributo di solidarietà internazionale, messo a bilancio, in favore dell’ospedale di Matany. Il tramite è proprio Rossanigo.

“Da anni il Comune di Mede – racconta il medico – ha scelto, fra varie altre proposte, il sostegno all’ospedale di Matany come progetto nell’ambito delle attività di cooperazione promosse dalla associazione dei “Comuni Solidali” di cui Mede fa parte. Ogni anno il Comune si è impegnato a deliberare un contributo per le spese correnti dell’ospedale, e ogni anno l’ospedale fornisce una dettagliata relazione sulle attività. Per quanto limitato possa essere questo contributo si tratta sempre di un aiuto importante per l’ospedale, oltre che di un gesto di solidarietà internazionale altamente apprezzato. L’Ospedale di Matany costituisce un esempio di come la tecnologia coniugata al rispetto della cultura locale e allo spirito cristiano di servizio possa tradursi concretamente in attività che sono davvero segni di speranza per la gente anche nella poverissima regione della Karamoja, nel nord-est del Paese, la più povera”. Nell’ultimo periodo l’ospedale ha continuato regolarmente le attività nonostante i problemi causati dalla pandemia di Coronavirus, che si fanno sentire in tutto il mondo e anche in Africa centrale. Il personale di Matany è stato impegnato in un ulteriore lavoro, sia di sensibilizzazione della comunità locale sul rischio per la salute causato dal virus sia di identificazione e riferimento dei casi sospetti e positivi. Attualmente uno dei problemi è rappresentato dalla scarsità del materiale protettivo (mascherine, guanti, disinfettante). Anche in questa situazione l’ospedale ha continuato ad essere un punto di riferimento per la popolazione.

“L’ospedale di Matany – prosegue il professore – è intitolato a san Kizito, uno dei martiri ugandesi, e il nome completo è “St. Kizito Matany Hospital”. È stato fondato dai missionari Comboniani nel 1970, all’inizio come piccolo dispensario, poi come centro di maternità, ed è progressivamente cresciuto fino a diventare l’ospedale più importante della Regione. La struttura ospedaliera dispone di 250 letti, divisi fra i reparti di medicina, chirurgia, pediatria, maternità e tisiologia. Ci sono poi i servizi di laboratorio e di radiologia. Esiste anche una scuola per infermieri annessa all’ospedale. I dati statistici annuali indicano che nell’ultimo anno sono stati visitati negli ambulatori 40.537 pazienti, sono stati ricoverati 8.377 bambini in pediatria, 954 pazienti in medicina, 2.912 in chirurgia, e 2.808 in Maternità. I parti sono stati 1.396, mentre le operazioni chirurgiche maggiori sono state 783. In ospedale vi sono in totale circa 100 infermieri e infermiere qualificati, ma solo 7 medici. Le malattie più frequenti sono la malaria, le infezioni respiratorie e le gastroenteriti. Queste tre patologie risultano anche fra le più frequenti cause di morte, specialmente nei bambini. L’ospedale svolge nella zona circostante attività di medicina preventiva, come vaccinazioni, educazione sanitaria e supervisione dei centri di salute periferici. L’ospedale è anche un punto di sviluppo sociale in quanto ha un dipartimento tecnico che assume giovani locali che imparano a svolgere lavori di manutenzione dell’ospedale in qualità di meccanici, carpentieri, elettricisti, idraulici.

La relazione fra l’ospedale di Matany e il Comune di Mede è nata in seguito agli anni di attività che il dottor Rossanigo, nativo di Mede e membro della organizzazione “Cuamm Medici con l’Africa”, ha svolto (e continua a svolgere) nella zona. Ci sono state poi le visite di medesi a Matany come l’infermiera Claudia Mossi, il dottor Alessandro Zanardi, e più recentemente il geometra Andrea Ferraris con la moglie Letizia insieme a un gruppo scout. Reciprocamente ci sono state anche visite a Mede di rappresentanti ugandesi locali: i vescovi di Moroto monsignor Henry Ssentongo e monsignor Damiano Guzzetti, oltre all’ambasciatrice dell’Uganda in Italia, la signora Elizabeth Napeyok, originaria della Karamoja. Il dottor Rossanigo ha lavorato per anni nell’ambito della Cooperazione italiana con i Paesi in via di sviluppo, e ha svolto la sua attività in Uganda, e in particolare in Karamoja, in vari ospedali, tra cui Matany. Attualmente si occupa dei centri di salute periferici in qualità di consulente sanitario della Diocesi di Moroto, ed è membro del Comitato di gestione dell’ospedale di Matany.

“I dati sanitari della zona – conclude il dottor Pier Luigi Rossanigo – sono i più critici dell’Uganda, con una mortalità infantile di 87/1.000 contro i 43/1.000 nazionali. Uno dei dati più negativi riguarda la mortalità materna, che si calcola con il numero di mamme che muoiono ogni 100.000 bambini nati vivi: in Karamoja la mortalità materna è di 500/100.000 contro i 336/100.000 nazionali. È un dato impressionante se si considera che è circa 100 volte superiore alla mortalità materna in Europa (e in Italia) dove si aggira sui 5/100.000. Esiste un grave problema di malnutrizione, specialmente infantile, che condiziona seriamente la salute della popolazione, esposta soprattutto a malattie infettive. Matany è un ospedale privato “non-profit” appartenente alla Diocesi cattolica di Moroto. I fondi per il funzionamento dell’ospedale vengono dalle rette dei pazienti, che sono minime, da contributi del Governo ugandese, che riconosce il servizio svolto dall’ospedale a favore della popolazione, e soprattutto da donatori privati. Per aiutare l’Ospedale di Matany è importante innanzitutto far sentire la vicinanza, anche solo in forma di sentimento e di atteggiamento personale, perché già questo rappresenta una forma di sostegno e un incoraggiamento al lavoro che l’ospedale svolge. Se a questa vicinanza si aggiunge poi anche un contributo finanziario, come fa il Comune di Mede, viene garantito il corretto utilizzo di quanto ricevuto, oltre alla riconoscenza e all’apprezzamento per la solidarietà dimostrata concretamente. Grazie”.

Davide Maniaci