Soccorritori mortaresi con tuta protettiva in azione a Vigevano

MORTARA - Nell’ultima settimana il centralino del comitato locale della Croce Rossa si è fatto rovente. Sono infatti cresciute enormemente le richieste di interventi da parte di chi accusa sintomi influenzali. Fino a quando, sabato scorso, dal servizio di “Emergenza urgenza” è arrivata la segnalazione per un trasorto in ospedale legato ad un caso di sospetto Coronavirus riscontrato a Vigevano. Così, per la prima volta, un equipaggio di Mortara è intervenuto a Vigevano per portare in ospedale una persona, in seguito sottoposta al test del tampone. E’ stata la prima uscita di un equipaggio mortarese effettuata seguendo il protocollo di sicurezza legato al virus. Potrebbe non essere l’ultima. Ma nessuno si tira indietro. Nessun volontario ha rinunciato alla sua vocazione di solidarietà verso gli altri. Però non vogliono essere considerati degli eroi. Non vogliono essere chiamati angeli del soccorso. Loro non si sentono poi così speciali. Eppure i volontari della Croce Rossa, in prima linea in questi giorni di estrema emergenza, meritano tutti questi aggettivi. “Prima di ogni considerazione – afferma il presidente del Comitato locale Umberto Fosterni – voglio ringraziare tutti i dipendenti e i volontari della Cri che hanno raddoppiato gli sforzi e non hanno fatto mancare la loro disponibilità. Voglio esprimere la mia sincera gratitudine verso tutti loro. I dipendenti non hanno chiesto un giorno di malattia e i volontari continuano a restare sempre disponibili. Oggi questo assume ancora più valore perché in questa settimana sono aumentate molto le richieste di intervento dell’ambulanza legate a persone che presentano sintomi influenzali. Mai come in questa settimana ci sono state così tante telefonate. Ogni richiesta di soccorso è filtrata dal centralino del 112 che poi ci allerta e specifica la tipologia di emergenza. Se non si tratta di un caso sospetto di Coronavirus l’equipaggio esce con il consueto abbigliamento. L’unica precauzione aggiuntiva che ho voluto introdurre è l’utilizzo della mascherina ffp3, quella che garantisce il miglior grado di protezione. Volontari e dipendenti la indossano quando si soccorre una persona che accusa difficoltà respiratorie”. Poi sabato scorso è scattato, per la prima volta per il comitato cittadino, il protocollo per il trasporto di un caso sospetto. Occhialini di plastica per proteggere gli occhi, tuta, cuffia e copriscarpe per proteggere ogni parte del corpo e gli abiti. Infine doppio paio di guanti per dare protezione anche in caso di rottura del primo strato. Un processo di preparazione meticoloso che richiede circa 10 minuti e che viene fatto in una sala isolata dal resto della sede. Ma non è tutto. Dopo il viaggio l’ambulanza deve essere completamente sanificata, mentre le protezioni già utilizzate vengono smaltite nei contenitori per i rifiuti speciali. “Dopo un intervento per il trasporto di un caso di sospetto coronavirus – precisa Umberto Fosterni – l’equipaggio viene avvisato nel caso in cui il test sul soggetto dovesse risultare positivo. Non è però il nostro caso, per il quale non c’è stata segnalata alcuna positività”. Il Comitato di Mortara può contare su 10 dipendenti e 224 volontari. Di questi, però, solo 60 sono abilitati al soccorso in ambulanza. “Non siamo molti – conclude il presidente - e i nostri sforzi si sono moltiplicati in queta settimana di grande agitazione. I viaggi sono molto aumentati a partire dal primo caso positivo riscontrato a Codogno. In compenso sono diminuite le persone che chiedono l’intervento dell’ambulanza per trasporti che, a ben vedere, non sono di vera e propria emergenza”.