Smantellata l’organizzazione che spacciava nei campi: 9 arresti, identificati 200 “clienti”

VIGEVANO – Smantellata un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. La Procura distrettuale antimafia di Milano ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare eseguita nella mattinata di ieri, martedì 25 maggio, nelle province di Pavia, Milano, Alessandria e Novara, che si concludeva con l’arresto in carcere di quattro cittadini marocchini, tutti domiciliati nel milanese di cui uno già ristretto presso il carcere di Piacenza, mentre sono finiti ai domiciliari 5 italiani residenti nella provincia di Pavia, Novara e Alessandria, e il sequestro di 735 euro considerati provento di spaccio. Non solo: sono stati identificati ben 200 assuntori di droghe, tutti residenti tra Pavia, Novara e Milano.

L’attività investigativa dell’operazione “Camel light” è scaturita dall’azione di monitoraggio e controllo dei fenomeni criminali messa in campo dai carabinieri della stazione di Gambolò nell’autunno del 2018, che in qualità di presidio del territorio e punto di contatto con la popolazione, raccoglieva una serie di segnalazioni pervenute dalla cittadinanza, circa movimenti anomali di soggetti nelle campagne locali e presunte attività di spaccio nelle aree agresti comprese nei comuni di Gambolò, Vigevano e Parona.

I primi accertamenti consentivano di verificare la veridicità delle segnalazioni poiché veniva registrato un anomalo andirivieni di autovetture nelle campagne e la presenza di cittadini extracomunitari che tendevano a mimetizzarsi fra la vegetazione, acquisendo contestualmente riscontri mediante controlli a soggetti sorpresi nell’area in possesso di piccole quantità di stupefacenti, verosimilmente acquistate poco prima nelle campagne tra Garbana, Morsella e il paese dell’Offella.

Alla luce dei primi riscontri delle indagini condotte dai militari di Gambolò, nel dicembre del 2018 veniva avviata, coordinata dalla Compagna di Vigevano mediante la Sezione operativa e in collaborazione con la stazione di Gambolò e dalle Stazioni limitrofe, una indagine allo scopo di reprimere lo spaccio nella zona ed individuare i componenti della “filiera” di questo illecito commercio. La prima fase delle indagini è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Pavia, mentre successivamente è subentrata in cabina di regia la Procura distrettuale antimafia di Milano.

Le indagini, sviluppate mediante attività articolate, sono risultate particolarmente complesse sia perché gli spacciatori erano tutti di origine magrebina senza fissa dimora, sia perché i luoghi di “vendita al dettaglio” delle sostanze stupefacenti erano di difficile accesso ai militari, che venivano riconosciuti a distanza e che garantiva numerosi luoghi di occultamento per lo stupefacente, trattandosi di aree agricole e boschive. Nonostante ciò l’attività ha consentito ai militari di raccogliere numerosi riscontri e documentare una serie di episodi di spaccio di droga nelle zone campestri tra Gambolò, Vigevano e Parona.

Parallelamente, nelle indagini, è emersa la struttura organizzativa criminale composta da tre diversi livelli. Un gruppo di cittadini magrebini curava l’approvvigionamento di cospicui quantitativi di sostanze stupefacenti di vario tipo, eroina, cocaina e hashish, mentre un secondo gruppo si occupava quotidianamente dell’attività di spaccio nelle aree boschive della Lomellina, mantenendo una fitta rete di collegamenti, grazie all’impiego di innumerevoli telefoni cellulari, con la clientela. C’era poi una componente con funzioni complementari composta da soggetti italiani dediti al supporto logistico, residenti tra Vigevano, Cassolnovo, Casale Monferrato e Novara, che ricoprivano funzioni di fiancheggiatori rifornendo gli spacciatori magrebini di generi alimentari e svolgendo funzioni di “pali” e “staffette”, nonché fungendo da autisti per accompagnare gli spacciatori dalle loro abitazioni, tra Corsico e Milano, alle aree di spaccio.

Le indagini hanno consentito di accertare un volume di vendite parti a circa 100 grammi di eroina e 120 grammi di cocaina al giorno, con un ricavo medio stimato tra i 5mila e i 7mila euro giorno.

Inoltre sono stati identificati oltre 200 assuntori di sostanze stupefacenti, tutti acquirenti provenienti da Milano, Novara e Pavia, segnalati alla Prefettura ai quali, in numerosi casi, è stata anche ritirata la patente di guida. Complessivamente è stato sequestrato circa un chilogrammo di eroina e cocaina, procedendo in un episodio all’arresto in flagranza di un “corriere”, nell’aprile del 2019, che stava trasportando cinquecento grammi di stupefacente da Milano alla zona di spaccio.