Sicurezza in stazione, Giannelli le suona a Granelli: Polfer? Ma se hanno perso tutto!

MORTARA - “Chiedere oggi il ritorno della Polfer è da illusi. La Polizia ferroviaria non tornerà mai, l’amministrazione deve pensare ad altre strategie per risolvere le innegabili criticità che ci sono alla stazione di Mortara”. Così dai banchi dell’opposizione Fabrizio Giannelli “le suona e le canta” all’assessore Luigi Granelli che proprio su queste pagine, la settimana scorsa, aveva promesso tutto il suo impegno per il ritorno della Polfer. Parole a cui l’esponente di Forza Italia non crede. Non un’opinione personale, ma la constatazione dei dati di fatto. “Ormai si cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati – spiega Fabrizio Giannelli – ma è evidente che a Mortara non tornerà mai la polizia Ferroviaria. Invece ci sono molte altre cose che si possono fare. Anzi, si devono fare! Innanzitutto è opportuno sfruttare il sistema di videosorveglianza esistente. Una tecnologia che senza un occhio umano dall’altra parte del monitor perde tutta la sua efficacia. Serve un addetto che controlli ciò che le telecamere riprendono. Oggi manca un operatore che verifichi in tempo reale ciò che viene ripreso. Altrimenti le registrazioni non servono a nulla. Solo in occasioni di gravi crimini o delitti i filmati vengono rivisti. In tutti gli altri casi la videosorveglianza perde la sua efficacia ed è quasi impossibile accedere alle registrazioni”. E’ solo uno degli ingredienti della “ricetta sicurezza” pensata dall’ex assessore alla polizia locale dal 2002 al 2007, ai tempi del sindaco Giorgio Spadini. “In secondo luogo - prosegue Giannelli - ci vuole un coinvolgimento e una collaborazione tra tutte le forze dell’ordine. Quando sono stato assessore ho sempre tenuto rapporti stretti e contatti costanti con Carabinieri, Polizia Forestale e Polizia Ferroviaria. Ricordo che grazie al lavoro congiunto fatto con Giacomo de Ghislanzoni ero riuscito ad avere un pattugliamento costante del territorio da parte dei Carabinieri. Ora abbiamo perso tutto. A distanza di poco più di 10 anni ci è stata tolta sia la Forestale che la Polfer. Non penso che Mortara sia una città insicura e in preda alla criminalità. Questo no. Però ci sono delle zone particolarmente problematiche. La stazione è un crocevia importante. Transitano migliaia di viaggiatori. Assicurare un controllo della zona è fondamentale per prevenire anche i fenomeni di microcriminalità o di spaccio che poi si possono diffondere in città”. Ma non è tutto. Oltre alla stazione anche il sottopassaggio pedonale presenta delle criticità indicate dal consigliere comunale di opposizione. Il punto di collegamento tra il centro e il popoloso quartiere di San Pio X è come una linea d’ombra. “Soprattutto le donne hanno giustamente timore a transitare per il sottopasso pedonale – aggiunge Fabrizio Giannelli – perché la zona è scarsamente illuminata e frequentemente soggetta ad atti vandalici. Gli ultimi veri lavori fatti in quel luogo furono quelli messi in campo dalla giunta Spadini. Ora Marco Vecchio ha annunciato dei lavori di manutenzione. Staremo a vedere”. Passando dal centrodestra alla sinistra il giudizio negativo sull’operato dell’amministrazione non cambia. Sono però diverse le motivazioni e le argomentazioni. “La mancanza della Polfer – afferma Giuseppe Abbà, esponente del Prc – è solo una delle dirette conseguenze dei tagli fatti a livello statale e regionale ai servizi pubblici. Stiamo drammaticamente vivendo sulla nostra pelle gli effetti delle privatizzazioni, dei tagli alla sanità pubblica, dei mancati investimenti sul trasporto pubblico e sul presidio del territorio. Un territorio che si può dire tutt’altro che sicuro, termine da intendere a 360 gradi. Manca infatti la sicurezza del lavoro, del salario, delle cure pubbliche, dei trasporti e la sicurezza di vivere in un ambiente sano e non inquinato. Gli episodi incresciosi che si possono verificare in stazione sono solo un tassello che completa il mosaico disastroso di una politica che favorisce il privato e demolisce la presenza del pubblico”.

Luca Degrandi