Sconfitto il Covid, Campironi resta ancora a Dubai

DUBAI - Battere le ali contro la tempesta, avendo fede che dietro questo tumulto splenda sempre il sole. Parole più che mai attuali, quelle scritte da Virginia Woolf a un secolo di distanza. Parole che oggi trovano piena conferma con Gianmarco Campironi (nella foto con la sorella Clarissa). Sono trascorsi quasi due mesi da quando l’estremo difensore del Città di Vigevano è riuscito a vincere la propria battaglia personale contro il Covid-19 e ora, può rivolgere lo sguardo ad un futuro in cui le nubi iniziano a schiarirsi. “Sono ancora a Dubai e sto aiutando mia sorella Clarissa, sponsorizzando anche la sua attività tramite i social. Qui gradualmente e naturalmente con le giuste misure, stanno riaprendo qualcosa. Ci vorrà ancora del tempo per tornare alla normalità ma per lo meno si iniziano ad intravedere i primi segnali di ripresa. Una delle cose che mi interessa fare in questi giorni, è una bella corsetta mattiniera ascoltando la musica. Tante cose davamo per scontate ma adesso ci rendiamo conto che non lo sono più. Quando tutto sarà finito, conosceremo un nuovo mondo, di questo ne sono assolutamente certo”. Estremo difensore quando si scende in campo, ballerino professionista quando invece si sale sul palcoscenico. Senza dimenticare l’esperienza avuta come preparatore atletico di portieri a Milano. Insomma il curriculum di Campironi sia dal punto di vista sportivo, sia da quello lavorativo non può passare di certo inosservato. Anzi contiene un sacco di capitoli che devono ancora essere terminati. Un perfetto tuttofare di nome e di fatto. “Oltre al mondo del pallone mi occupo di social media marketing e tra una cosa e l’altra faccio anche qualche pubblicità con la moda. E mai come ora posso dimostrare e ribadire l’importanza dello smart working. Tramite la mia pagina instagram ho voluto diffondere un messaggio con il quale ho invitato tutti i miei followers e non solo a non perdere quel buon senso che sono sicuro abbiano mantenuto fin dall’inizio di questa situazione. Saremmo incoscienti se per esigenze legate al puro egoismo, dovessimo buttare al vento quanto di buono è stato fatto negli ultimi mesi. La fretta non è mai stata una buona consigliera”. Tra una corsetta e l’altra, in attesa di rientrare in patria e poter così concludere la propria odissea, il number one non può non pensare a quel calore del tifo proveniente dagli spalti dell’Antona. “Confido che i vertici prenderanno la decisione più corretta. Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di tornare ad allenarmi con i miei compagni di squadra e di risistemarmi tra i pali”. Perché indossare di nuovo gli scarpini e poter calpestare l’erba verde, fa parte di quegli aspetti normali e quotidiani che assumeranno un sapore di rarità e di meraviglia.

Edoardo Varese