Sconfiggere l’Alzheimer senza usare i farmaci: Nicoletta Protti ha studiato la formula magica

Le quote rosa non servono quanto sono il talento e le capacità a fare la differenza. la mortarese Nicoletta Protti (nella foto), fisica sperimentale in ambito medico, negli ultimi 5 anni si è distinta nel suo ambito di ricerca a livello nazionale con la vittoria de L’Oréal-UNESCO For Women in Science Prize, 2015 Edition, Italian competition, importante premio vinto da 5 donne che si sono distinte per i loro risultati in ambito scientifico nel panorama italiano. Notevole riconoscimento anche la selezione per L’Oréal-UNESCO For Women in Science International Rising Talents a livello europeo, come rappresentante italiana, seppur senza aver passato le selezioni per la fase successiva. Ma senza demordere, con il suo team di ricerca, a ottobre 2020 si è aggiudicata nell’ambito del programma europeo di finanziamento Horizon 2020 il bando per la sezione Future and Emergent Technologies. “Si tratta – spiega Nicoletta Protti – di un bando di finanziamento per progetti pilota in un determinato ambito. Praticamente abbiamo sviluppato un’idea da 0 da cui partire per fare ricerche. Il livello che abbiamo scelto del bando prevede finanziamenti ad alto rischio: non sappiamo se la nostra proposta funzionerà come prevediamo. Vogliamo sviluppare una tecnologia innovativa, per cui alto rischio alto guadagno. Noi miriamo soprattutto all’impatto sociale della nostra ricerca”. Che cosa riguarda questo progetto di ricerca? In semplici parole si vuole trattare l’Alzheimer con un approccio fisico e non farmaceutico. Sfruttare dunque radiazioni non invasive per andare a distruggere quei composti proteici che causano la malattia, superando dunque le cure palliative attuali che limitano solamente la perdita di neuroni.

“In questo modo – illustra la dottoressa Protti – non solo si blocca la degenerazione neuronale ma si va a distruggere la radice del problema. Le tre proteine coinvolte sono intaccate nella struttura chimico-fisica e smantellate. In questo modo si asporta l’elemento neurotossico, da individuare principalmente nella Beta-Miloide.

Per fare questo si sfrutta la cattura neutronica, detta BNCT (Boron Neutron Capture Therapy), attualmente in sperimentazione e uso per la cura di tumori. In questo caso si inietta del boro non tossico nel paziente che andrà a legarsi alle cellule tumorali, per via di alcune loro caratteristiche. Poi si procede a irraggiare il paziente con un flusso di neutroni che il boro ‘catturerà’ generando particelle come il litio ad alta intensità che distruggono il DNA delle cellule cancerogene, impedendo loro anche di riprodursi”.

Un trattamento che ha molte potenzialità, considerando anche l’impatto minimo di questo tipo di radiazioni sulle cellule non cancerogene. Nel caso specifico dell’Alzheimer si usa il gaudolinio al posto del boro, che permette di indurre le radiazioni anche in regioni molto più piccole ed essere ancora più preciso. Bisogna tuttavia prestare attenzione a tutto il processo visto che è coinvolto l’organo principale del corpo umano, il cervello, che solitamente è anche ‘schivo’ nei confronti dei medicinali.

“Credo – prosegue – e crediamo che se la ricerca andrà a buon fine l’impatto sulla società sarà enorme. Non solo per i pazienti ma anche per tutti coloro che gravitano attorno a loro. Per quanto poi riguarda il bando europeo l’onore certo è molto grande, ma la borsa di ricerca copre i costi per 10 mesi. La beta-miloide sintetica costa parecchio”. Dall’anno scorso, inoltre, Nicoletta Protti ha passato il concorso per diventare ricercatrice di tipo B ed è stata assunta da marzo 2020 in questo ruolo dall’Università di Pavia, il che significa che tiene anche dei corsi d’insegnamento.

“Ho iniziato a insegnare in un anno particolarmente difficile… in questa situazione è tutto più difficile, soprattutto per le questioni logistiche. Io che sono personale strutturato posso recarmi senza problemi al LENA, dove è situato il reattore nucleare con cui facciamo gli esperimenti, mentre già i dottorandi faticano a venire. Gli studenti invece sono costretti a finire i corsi un mese dopo perché possono venire in laboratorio in gruppi di 2 o 3 per volta. Non è un laboratorio enorme, nonostante tutto si riesce a far quel che si deve. Tengo due corsi: uno di fisica per il corso triennale di chimica e uno invece per gli studenti della magistrale di fisica. Ho bisogno di altrettanti modi per approcciarmi ai ragazzi. Se quelli di chimica hanno necessità di essere invogliati a seguire, anche in laboratorio, i ragazzi di fisica invece, ma com’è naturale, sono curiosissimi e chiedono sempre molte informazioni in più”.

La passione per la fisica di Nicoletta Protti nasce qui tra le risaie, in una lezione tenuta dalla professoressa Bosoni in terza media sui meandri più reconditi della fisica. Non lezioni di professoroni e grandi accademici, che pur hanno lasciato il segno. Ironia della sorte poi, ricorda con una leggera risata, il primo compito di fisica al liceo era al di sotto della sufficienza.

Vittorio Orsina