Scandalo Asst pavese. Rifondazione, Abbà: la sanità va commissariata

La pretesa “eccellenza” nella sanità lombarda si sta dimostrando una vera e propria “bufala” da campagna elettorale permanete. Lo afferma Giuseppe Abbà, consigliere comunale di opposizione, commentando la vicenda giudiziaria che ha coinvolto i vertici di Asst, portando anche agli arresti domiciliari il direttore Michele Brait. “Occorre commissariare la sanità lombarda – è la misura urgente che chiede Abbà – per fermare gli scandali che si susseguono”. Come si dice sempre in questi casi, sarà la magistratura a fare il suo corso. Il punto è un altro. I cittadini lombardi subiscono dei disservizi nell’ambito delicatissimo della sanità pubblica. Elemento tragico in tempo di pandemia mondiale.

“Ci sono gravi ritardi nella distribuzione dei vaccini e una grande disorganizzazione per cui gran parte degli over80 – commenta Giuseppe Abbà (nella foto) - sono ancora ad di fuori della possibilità di vaccinarsi. In sostanza, ad oggi, solo il 9 per cento degli abitanti della provincia di Pavia è stato vaccinato, nonostante le continue promesse di Bertolaso e della Regione Lombardia, per non parlare delle persone iltra ottantenni chiamate a vaccinarsi in ospedali lontani dalla propria abitazione o ai vaccini arrivati senza avvertire gli interessati con il rischio di scongelarli”. A tutto ciò si aggiunge la notizia dell’arresto del direttore generale della Asst Pavia accusato di turbativa d’asta per l’appalto delle ambulanze (due milioni e 300mila euro ad una cooperativa di Pesaro). “Ovviamente, - continua il consigliere comunale - come si dice in questi casi, bisogna lasciare lavorare la magistratura, ma, al di là dell’aspetto legale, alcune questioni sono evidenti: la cooperativa dei fratelli Antonio e Francesco Calderone, amministratore di fatto della stessa, impiegava manodopera sottopagata facendo passare per volontari i dipendenti, ambulanze non sanificate (gravissimo soprattutto in periodo Covid), ambulanze senza una sede (trovata solo successivamente a Mede in modo insufficiente) e parcheggiate, nelle ore morte, sulle strade o in luoghi nascosti. Michele Brait ha ignorato tutto ciò e ha continuato imperterrito con la ditta in questione. La cosa non mi stupisce in quanto Brait è il medesimo che ha tagliato i pronto soccorso di Mortara e Mede, oltre ad altri ridimensionamenti della sanità pubblica con la conseguenza di favorire i profitti della sanità privata. Del resto è stato il braccio della Regione Lombardia per i tagli ed è stato premiato, oltre al cospicuo stipendio di 150mila euro all’anno, con altrettanti cospicui bonus per aver raggiunto gli obiettivi e cioè le chiusure e i ridimensionamenti. Diciamo basta a questo tipo di politica che abbiamo sempre contestato con manifestazioni, presídi, volantinaggi. Basta con gli scandali nella sanità lombarda: Formigoni, l’assessore regionale Mantovani, adesso Brait, cosa si aspetta ancora? Occorre commissariare la sanità lombarda”.

Luca Degrandi