Sara Ahmed trovata nel cantiere senza vita, l’autopsia spiegherà le cause della morte

VIGEVANO - L’autopsia potrà aiutare a chiarire i tantissimi dubbi. Sara Lemlem Ahmed è stata gettata dal condominio in costruzione dove è stata ritrovata? Oppure uccisa altrove, e portata lì già cadavere? O è morta da sola, in un tragico incidente senza testimoni mentre vagava confusa nella notte di Vigevano?

Gli esiti dell’esame sulla salma si preannunciano imminenti. La donna, olandese di origine eritrea, era sparita la sera del 4 dicembre dopo una discussione col compagno. Alcuni operai hanno trovato il corpo per caso il 9 febbraio.

I lavori erano fermi da anni, e quell’edificio mai terminato in via Giordano era diventato un rifugio per sbandati. Si trova a neanche un chilometro da dove viveva la donna col compagno Corrado Mannato, in via San Giacomo, zona semicentrale di Vigevano.

L’ultima volta era uscita sbattendo la porta senza portare con sé telefonino, denaro o documenti. Nessuna telecamera in città ha ripreso i suoi movimenti. Un diverbio animato: pare che lei, depressa, volesse mollare tutto e tornare nei Paesi Bassi per cambiare vita ancora una volta. Era in Italia da circa tre anni ma non aveva mai trovato un lavoro stabile.

Aveva conosciuto Mannato, 49 anni, in un sito web d’incontri quando lui lavorava a Bruxelles e lei viveva in patria. Poi si sono trasferiti insieme. Dopo la scomparsa, il compagno l’ha cercata per ore a piedi prima di sporgere denuncia. Un episodio classificato all’inizio come “allontanamento volontario”.

Il corpo in stato di decomposizione di Sara Lemlem Ahmed era in un vano ascensore, alto non più di due metri, con alcune lesioni soprattutto al volto.

L’autopsia chiarirà se sono ferite compatibili o meno con un’aggressione.

Indossava gli stessi abiti del 4 dicembre: un giubbotto scuro, i jeans, gli stivali. Il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica, per ora, non vede ipotesi di reato. Il quadro potrebbe cambiare dopo l’autopsia del dottor Marco Ballardini dell’istituto di medicina legale dell’università pavese, che comprende gli esami tossicologici.

Corrado Mannato nel frattempo è stato sentito dai carabinieri del reparto operativo di Pavia, che si occupano del caso.

Oltre alle sue ultime ore, anche la vita intera della quarantenne era avvolta dal mistero. Aveva detto di avere una sorella che però non si trova, così come la migliore amica. Anche lei è un fantasma. Una delle tante cose che non tornano.