Riso: la provincia di Pavia è la regina d’Europa, in Lomellina il Selenio fa la parte del leone


Le risaie della Lomellina e del Pavese ancora prime in Europa. Il dettaglio delle superfici, suddiviso per varietà, gruppo e provincia, è stato diffuso dall’Ente nazionale risi. La superficie delle risaie della provincia di Pavia nel 2021 è rimasta stabile: 81.500 ettari, 62mila in Lomellina e 19.500 nel Pavese, il 35% dell’intera Penisola. Cifre che, come da diversi anni, regalano a Pavia il primato italiano ed europeo davanti a Vercelli (70.700) e a Novara (33.400). Sono 227mila gli ettari coltivati a riso in Italia: si va dallo storico triangolo Pavia-Vercelli-Novara fino al mezzo ettaro di Teramo, all’ettaro di Bolzano e ai quattro ettari di Barletta. “Pavia è rimasta stabile – commenta Giovanni Daghetta, presidente di Cia Lombardia e risicoltore a Robbio – L’anno scorso in Lomellina avevamo coltivato 61.900 ettari e nel Pavese 19.300: posso dire che il settore ha mantenuto un comportamento equilibrato e corretto. Storicamente i risi Lungo A e Lungo B vanno per la maggiore a Pavia e così è stato anche in questa annata. I Lunghi B, in particolare, vengono consumati più che altro nei Paesi del Nord Europa e, fra l’altro, vengono pagati anche bene: intorno ai 38 euro al quintale. Quindi non mi preoccuperei della consistenza di queste superfici perché il mercato sarà comunque in grado di assorbire il Thaibonnet e gli altri lunghi B”.

Nello specifico, i risi del gruppo Tondo sono predominanti in Lomellina con 21.200 ettari, mentre nel Pavese occupano una superficie minima (2mila): all’interno del gruppo, il Selenio fa la parte del leone con 9.200 ettari in Lomellina e 1.150 nel Pavese. Seguono, in Lomellina, Centauro (3.200), Sole (2.500) e Omega (2.300). La sezione dei risi Lunghi prevale sulle due sponde del Ticino. La Lomellina guadagna il primato per quanto riguarda Arborio (6mila ettari), Loto (4.600 ettari), Roma (4.200) e Baldo (3.700), mentre il Pavese, storicamente, semina più Carnaroli (5.600 ettari) rispetto alla Lomellina (3.600). Per il resto, il Pavese ha coltivato 5.400 ettari di Arborio e 2mila ettari ciascuno di Roma e Baldo. Netta, poi, la superiorità di superficie dei Lunghi B in Lomellina (13.500) rispetto al Pavese (1.600).

Il mercato, a raccolto ultimato, sta rispondendo bene. “Così come sta succedendo da circa due mesi – prosegue Daghetta – le vendite alle industrie sono in rialzo, al ritmo di 50mila tonnellate la settimana: così i prezzi all’origine salgono, com’è naturale che sia. Venerdì scorso a Mortara un quintale di Vialone nano era arrivato a 77 euro, seguìto dal Carnaroli a 57,50, dal Selenio a 52,50, dall’Arborio-Volano a 47,50, e dal Centauro e dal Sole a 43 euro. Ma ora abbiamo di fronte a noi un’incognita: la proroga della clausola di salvaguardia contro i risi Indica dalla Cambogia e dalla Birmania. Se l’Unione europea non dovesse rinnovare questo provvedimento, in scadenza il prossimo 18 gennaio, senza dubbio i prezzi allo scaffale aumenteranno, così come stanno già facendo quelli del pane e dei prodotti da forno. Ad andarci di mezzo non saranno solamente i produttori, ma anche i consumatori”.