Rete internazionale di spaccio sgominata dai Carabinieri: arrestato un 48enne di Zeme

ZEME – Due lomellini finiscono nel maxi blitz dei carabinieri che hanno sgominato una rete internazionale di traffico di cocaina. Nella ragnatela dei militari dell’arma sono finiti un 48enne di Zeme e una 22enne che vive a Gravellona.

La maxi operazione “Arhat” è stata coordinata dai carabinieri della Compagnia Duomo di Milano e le indagini sono durate anni. La retata ha riguardato ben undici province sparse lungo lo Stivale: Pavia, Milano, Alessandria, Bergamo, Genova, Monza, Padova, Roma, Varese, Vibo Valentia e Vicenza.

L’inchiesta aveva preso il via nell’agosto 2018, in seguito all’arresto di un cittadino italiano, di origine calabrese, trovato in possesso di tre chili e mezzo di cocaina, marijuana e hashish. Le indagini dei militari dell’Arma avevano portato alla luce alcuni spacciatori che operavano principalmente nella metropoli milanese, gruppi sia italiani che sudamericani: due spacciatori avevano rapporti con i vertici ‘Ndrangheta.

E’ stata quindi la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo milanese ad emettere gli ordini di custodia cautelare.

Nel gruppo di spaccio italiano è emerso come il 48enne di Zeme, soprannominato Harley, acquistasse droga con una certa frequenza: principalmente cocaina con quantitativi ingenti, tra 50 e 200 grammi alla volta. Gli acquisti di “Harley” sono anche stati annotati in un diario sequestrato nel maggio 2019: lo zemese comprava cocaina in media ogni 10 giorni, in quantitativi di 50 grammi ogni volta, per un corrispettivo di 2.250 euro. Il suo nome compare annotato otto volte nel diario. Nel febbraio 2019 il 48enne veniva scoperto in possesso di circa 50 grammi di cocaina e arrestato.

Il gruppo di spaccio dello zemese funzionava in maniera piuttosto agile.

Le modalità operative del gruppo garantivano la rapida sostituzione dei ruoli, onde evitare ritardi nelle consegne in favore degli acquirenti. Dalle indagini è emerso in tutta chiarezza come il gruppo fosse solito approvvigionarsi con facilità di ingenti quantitativi di stupefacente, soprattutto di cocaina, la cui disponibilità non è venuta mai a mancare garantendo una continuità nelle cessioni in favore dei compratori, chiaro presupposto della “capacità imprenditoriale” e dell’affidabilità dell’intera organizzazione, oltre che della sussistenza di meccanismi rodati per quanto concerne l’approvvigionamento da canali ben consolidati.

Ma il “giro” era finito nelle intercettazioni dei militari: i protagonisti delle conversazioni parlavano in codice e con il termine “aperitivo” si intendeva la compravendita di droga.

La 22enne viveva da un parente a Gravellona e confezionava piccole dosi da vendere agli acquirenti per conto della sorellastra. Nonostante la giovane età, secondo l’accusa, la ragazza era pienamente consapevole di quello che stava facendo.