Prostituzione cinese: nel racket sgominato dalla Polizia, due sfruttatori sono di Mede

MEDE – L’avevano attirata con l’inganno. La ragazza cinese appena arrivata, che in Italia non conosceva nessuno, si è fidata della sua connazionale 50enne e del compagno, un 44enne italiano. Entrambi vivono a Mede. “Ti troviamo casa noi, avrai lavoro e tranquillità”. Ma quell’appartamento in una zona residenziale di Pavia, sorvegliato da telecamere, era diventata la sua prigione, dove i suoi sfruttatori la costringevano a prostituirsi e passavano ogni sera a riscuotere. L’incubo è finito a marzo, quanto la ragazza ha trovato il coraggio di fuggire e di denunciare tutto alla Questura di Pavia. Sono scattate le indagini e venerdì 26 novembre la squadra mobile pavese ha smantellato la banda, scoprendo un’altra casa d’appuntamenti clandestina a Novara.

Risultano indagate quattro persone, per i reati in concorso di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, minacce e lesioni. L’analisi del conto corrente intestato ai due sfruttatori, ha permesso a risalire ai loro complici, un’altra coppia: lui, italiano di 57 anni, residente a Bergamo e lei, cinese di 48, titolare di un centro massaggi a Torino, ex conviventi. Il loro conto, cointestato, serviva per pagare gli affitti delle case: ce n’era una anche a Novara. Qui sono state trovate altre due giovani donne di origine cinese, prive di documenti.

“Nel 2019 – ha raccontato in Questura la testimone – sono giunta a Milano dalla Cina. Una connazionale, con la promessa di una casa in cui vivere e di un guadagno onesto, mi ha portata a Pavia”. Non era vero niente. La finta amica e il compagno procuravano i clienti e ogni sera passavano per riscuotere. Le indagini si sono poi sviluppate anche a Novara. Venerdì la squadra mobile di Pavia, con l’ausilio di personale di Novara, Torino, Bergamo e Venezia ha eseguito 8 perquisizioni locali e personali delegate dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Pavia. A casa degli indagati e negli appartamenti del “giro” sono stati trovati oltre 7 mila euro in contanti. Poi libretti di assegni, carte di credito, estratti conto e documenti d’identità intestati a cittadini cinesi. Nell’appartamento di Novara le chiare tracce dell’attività svolta: centinaia di preservativi, fazzoletti umidificati e gel lubrificanti. La posizione delle due ragazze cinesi senza documenti è al vaglio degli investigatori.